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Il nostro appello sull’Unità

«CARO DARIO, CARO WALTER…». Un gruppo di giovani militanti del Pd scrive ai due dirigenti: «La politica che vogliamo deve occuparsi dei problemi veri. Con le divisioni rischia di svanire un’idea di partito e di Paese».Il testo della lettera aperta:
Questa non è l’ennesima lettera scritta ad un giornale per dibattere su questioni interne e che andrebbero trattate in altre sedi . Questo è un appello, scritto da un gruppo di giovani militanti che si fanno portavoce di molti altri.

Chiediamo la vostra attenzione, in rigoroso ordine alfabetico, senza dare maggiore importanza e priorità a nessuno dei due. Perché è anche questo il nodo della questione e il motivo del’appello: l’inutilità di scegliere o di preferire l’uno o l’altro. In questi giorni, dopo le dichiarazioni roventi sui media e le varie riunioni che avete convocato da separati in casa, abbiamo visto facce smarrite, incredule e decisamente disorientate. E non solamente tra i nostri coetanei. Qual è il motivo dell’improvviso strappo e cosa vi ha unito per due anni e poi cosa vi ha diviso? Abbiamo sostenuto senza remore l’idea di partito che voi due avete sempre portato avanti.

Un partito aperto e meno incentrato sulle proprie gerarchie, che va alla ricerca di un ampio consenso verso se stesso invece che di alleanze elettorali. Fondato con le primarie e sulle primarie, quelle vere, vissute come un valore aggiunto. Un partito più snello e dinamico, schietto ed efficace, dove i circoli potessero divenire luoghi aperti alla società.

Quella era (ed è) la nostra idea di partito e voi siete le persone che avevamo scelto per narrare questa storia piena di speranze e passione. Abbiamo avuto il coraggio di prendere posizione quando era giusto e doveroso farlo. Durante le primarie di ottobre 2009 sapevamo che sarebbe stata una strada in salita ma il sostegno a Dario ha rappresentato il naturale proseguimento del sostegno precedentemente accordato a Walter. Con fatica ( alzatacce, notti in bianco, volantinaggi di prima mattina, etc…), e con convinzione, abbiamo creduto che un partito così strutturato potesse battere politicamente e soprattutto culturalmente questa destra e prendere in mano il paese e cominciare a risolvere veramente le questioni importanti.

Perder tempo a dividersi significa sprecare energie utili invece di risolvere i problemi che affliggono il paese e la nostra generazione, e che sono tantissimi: l’ormai cronica precarietà che deriva dall’abuso della contrattazione a progetto,l’università senza più un soldo, l’impossibilità di accedere ai mutui da parte dei giovani lavoratori, l’endemica assenza di fondi al settore della ricerca scientifica. Siamo la prima generazione che invece di vivere meglio dei propri genitori, vivrà peggio. Senza sicurezze, senza speranza nel futuro e con meno diritti.

Ecco, questi sono alcuni dei problemi di cui il Partito che vogliamo deve continuare a occuparsi. E adesso invece dovremmo impegnare le nostri menti nello scegliere se stare con Walter o con Dario. Ma che senso ha? Come chiedere ad un figlio “vuoi più bene a mamma o a papà?”. Non avrebbe senso la risposta. Figuriamoci la domanda.

Non è di divisioni interne che vogliamo parlare. Non sono questi i veri problemi. La dialettica interna è sacrosanta ma questa non deve incidere sulla solidità del partito stesso. E c’è di più. Siamo rimasti stupiti dalla repentinità con la quale i nostri parlamentari hanno preso posizione, da una parte o dall’altra, senza indugi o incertezze. Ci siamo chiesti come fosse possibile, per i dirigenti democratici, dopo aver condiviso tempo, idee e speranze, non avere esitazioni, non essere logorati dal dubbio, non provare fino all’esaurimento delle proprie energie a ricucire lo strappo. Una distratta analisi del caso potrebbe far pensare che l’attuale legge elettorale ,in assenza di preferenze, possa orientare i deputati a schierarsi per poi “essere nominati” ma noi invece vogliamo sperare che non sia così, che vi sia comunque una oculata scelta politica dietro ogni decisione presa.

Per tutto questo, la serenità e la sensazione di sentirsi parte di un percorso, di un’idea di partito e d’Italia, rischia di sfumare. Quella stessa idea che, in passato, ci ha portato in piazza tante volte, fianco a fianco in giro per l’Italia, sui treni, al Circo Massimo, a Piazza del Popolo e nei vari incontri di Cortona.

Invece, tra una lettera e l’altra, avete tralasciato un particolare: Noi. Che siamo molti di più di 75.. Stavolta non sappiamo scegliere, o forse non vogliamo scegliere. Siamo nati democratici e andremo avanti così, senza vincoli e etichette precedenti.

Lo avete ripetuto più volte che il compito di questa generazione politica è di cancellare il berlusconismo. Ce lo ha ricordato anche il nostro segretario Bersani, qualche giorno fa in aula, infiammandoci e facendoci sentire parte di un unico corpo. Non vogliamo addossare colpe a nessuno di voi due. Ma vogliamo farvi sentire tutto il peso delle responsabilità che portate nelle vostre scelte. Si sta decidendo in base a meri ragionamenti e calcoli politici ma forse state dimenticando le persone, le emozioni, le relazioni che ci uniscono e ci hanno portato fino ad oggi a lottare fianco a fianco per costruire il Partito e l’Italia che vogliamo.

Ci avete fatto immaginare una politica capace di comunicare, nel senso più intimo ed emotivo del termine: comunicare per condividere e trasmettere, non per convincere e persuadere. Una politica coraggiosa e riformista, in grado di sconvolgere un Paese che avanza a morsi, a strappi disperati. Ci avete fatto immaginare una classe dirigente migliore della società che rappresenta, non uno specchio opaco e deformato come quella dell’attuale governo. Ci avete fatto immaginare un futuro che non esiste ancora.

Ma che ce ne facciamo di tutta questa immaginazione? Nel momento di maggiore spaccatura nel centrodestra il nostro partito ha il dovere di essere solido e credibile. Non vogliamo provare imbarazzo dinanzi a chi in strada ci ferma chiedendoci il perché di inutili divisioni. Non vogliamo far parte di un partito che dia l’idea di essere distante dai reali bisogni del paese occupandosi più delle proprie beghe interne. Proprio in virtù del fatto che sappiamo quanto energie il PD ponga nel migliorare la vita dei cittadini,non dobbiamo avere la debolezza di apparire come litigiosi, divisi e inconcludenti.

Un articolo non cambia le sorti di un Paese o di un Partito. Ma vogliamo essere sicuri che voi possiate leggere e prendere coscienza del disagio che stiamo vivendo. Siamo stanchi di subire le situazioni e di adeguarci e questa volta non le subiremo. La nostra generazione deve contestare l’idea di vivere nell’intervallo di un film: deve essere capace di entrare in scena da protagonista, anche se è già iniziato il secondo tempo.

Il PD si ostina a cambiare le carte dal mazzo, ma non è più sufficiente. È indispensabile cambiare gioco.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 03/10/2010 da in Politicando con tag , , , , , , .
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