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L’apprendimento nell’ottica di una grande esperienza formativa

Articolo per la rivista ufficiale di Lavoro&Welfare

Il concetto di formazione come primo significato deriva da formare da cui dare una forma.  L’associazione Lavoro&Welfare e LW Giovani hanno voluto creare appunto un laboratorio di idee che prendesse spunto e si formasse dall’ascolto di grandi esperti delle tematiche vicine all’associazione stessa. Con queste premesse il 7 ottobre è partito il primo corso di formazione politica sulle tematiche del lavoro, dell’economia, delle relazioni industriali, organizzato a Roma, nella sala conferenze del PD.

Con l’intento di spaziare tra i differenti temi, pur rimanendo ancorati al tema centrale del lavoro,si è voluta strutturare la formazione in diversi appuntamenti.  Ognuno di questi, portato avanti magistralmente da relatori esperti e qualificati che hanno potuto aggiungere alle tante nozioni spiegate,le loro grandi esperienze personali.

Ed è questo, probabilmente, il lato più significativo di un tale tipo di approccio a un tema tanto vasto quanto dettagliato,come quello del lavoro.

Il corso di formazione, così come voluto dall’associazione, ha fatto sì che i partecipanti potessero interagire con semplicità e spontaneità con i relatori. Le lezioni si sono rivelate appuntamenti di ascolto e allo stesso tempo di confronto nei quali i relatori hanno risposto alle curiosità e alla domande di noi ragazzi con interesse autentico e disponibilità.

Ad esempio dando la possibilità a un giovane partecipante di poter capire meglio e analizzare il fenomeno della delocalizzazione delle imprese dialogando direttamente con un ex ministro del commercio estero come Piero Fassino, o ancora poter comprendere la complessa evoluzione dei nuovi mercati mondiali direttamente dalle parole di un imprenditore esperto come Matteo Colaninno.

Il primo incontro ha visto come relatore la professoressa Roberta Bortone, docente di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. In questo primo appuntamento del percorso formativo dell’associazione si  è voluto affrontare il tema dell’alfabetizzazione del mercato del lavoro.

L’oculata analisi della relatrice è partita dai primi anni del Novecento, spiegando quale fosse la condizione del lavoratore che doveva confrontarsi con un sistema legislativo totalmente differente. Durante la lezione si sono affrontate altre tematiche fondamentali per capire meglio l’evoluzione del mondo del lavoro. Un’attenta analisi infatti, è stata fatta sul ruolo dei centri di collocamento, che nel corso degli anni è notevolmente cambiato e altri passaggi importanti sono stati concentrati sulla funzione del sindacato, sulla sua utilità nelle varie fasi storiche dell’Italia del secolo scorso. Fondamentale infine il passaggio relativo alle tante offerte contrattuali e non solo che vi sono oggi a disposizione di chi si avvicina al mondo del lavoro. Dai tirocini formativi ai lavori a progetto, dai voucher al concetto di lavoro interinale. La lezione ha reso molto più chiare, ai tanti partecipanti, il complesso sistema di regole e contratti in cui è strutturato il mondo del lavoro. Il 28 Ottobre, nella seconda lezione del corso, con l’On. Piero Fassino sono stati analizzati i fenomeni del lavoro nella dimensione Europea.

L’ex ministro ha illustrato i cambiamenti e le tante evoluzioni che hanno riguardato il ruolo del lavoratore in questi decenni. Per chi, come lui, ha vissuto in prima persona il boom economico e industriale nell’unica factory town italiana, come era appunto Torino in quegli anni, è stato semplice spiegare a noi giovani cosa volesse dire, per esempio, essere un operaio della Fiat o della Olivetti in quegli anni.

L’attaccamento di un lavoratore verso la propria azienda era molto più marcato e si voleva dare un valore identitario alla propria vita anche nei gesti quotidiani, arrivando addirittura a inserire nel proprio necrologio l’appartenenza a un determinato stabilimento. Dopo quasi un secolo in cui il tema del lavoro è stato caratterizzato dalla forte identità e dalla stabilità certa e garantita, questo è mutato notevolmente, passando dall’impostazione fordista a quella del lavoro flessibile.

Con l’avvento dei nuovi Paesi industrializzati e con l’apertura di nuovi mercati globali è venuta meno quella struttura economico sociale basata appunto su un tipo di mercato molto più chiuso e stabile che ha lasciato il passo invece a un  lavoro caratterizzato sempre più dalla fluidità e dalla instabilità. Come deve reagire la politica dinanzi a un evoluzione di tale importanza? Durante la lezione, l’On. Fassino ha illustrato quali debbano essere le proposte di una buona politica in generale e del Partito Democratico in merito ai cambiamenti del mondo del lavoro. L’essenza di queste è contenuta nei concetti di qualità del lavoro e di come quest’ultimo debba essere caratterizzato dalla ricerca e dall’innovazione (per es. in Finlandia, patria della Nokia, ogni anno viene investito in ricerca il 3% del Pil, in Italia solo lo 0,5%).

All’interno delle risposte che la politica deve dare è anche contenuto l’aspetto internazionale.  Durante la lezione infatti si è voluta dare importanza alla situazione europea, proprio perché le politiche di sviluppo del mondo del lavoro devono essere applicate in un’ottica non più nazionale ma appunto su basi sovrannazionali (esempio la Nafta americana).

L’elemento sovrannazionale, infatti, è ormai caratteristica centrale dei grandi temi di cui la politica si occupa, o si dovrebbe occupare, quotidianamente, come per esempio quello dell’immigrazione, del commercio o della criminalità. La difficoltà nel costruire politiche concordate tra gli stati sul tema del lavoro però non è poca, proprio perché ogni Paese cresce diversamente e vede emergere sempre più il fenomeno della precarietà. Si deve arrivare quindi a una politica europea comunitaria, strutturata e condivisa da tutti i Paesi dell’Unione con i quali  si possa finalmente dare vita a un flexecurity comunitaria, trovando una strategia comune sugli orari di lavoro,arrivando a un sistema di amministrazione sociale simile,

e investendo sulla formazione e sulla partecipazione del lavoratore. La lezione del 4 novembre si è concentrata sul concetto di sviluppo e crescita, per le imprese, il capitale e il lavoro. Nella relazione di Matteo Colaninno, giovane imprenditore e deputato del Partito Democratmotivi cardine di questa crisi economica. Non una crisi di fiducia, come quella del 1929 o del 2008 ma una crisi, prima che finanziaria, di chiare origini economiche, industriali e sociali. A questa vanno sommati altri fattori che coinvolgono l’intero sistema economico mondiale e che provocano instabilità.

Se infatti nei prossimi anni una parte del mondo crescerà del 10%, vi sarà un’altra parte che invece sarà caratterizzata dell’aumento costante della disoccupazione. La crescita passerà, dopo decenni, a interessare non più i ricchi Paesi dell’Occidente ma le nuove realtà economiche mondiali che porteranno a un notevole spostamento del baricentro dell’asse dell’economia mondiale. Paesi come India, Cina, Brasile, sottovalutati negli anni novanta, hanno invece sorpreso per la forte ascesa socioeconomica, accompagnata anche da un boom demografico che ha, come prevedibile, aumentato i consumi e di conseguenza la produzione. Al contrario invece il mercato europeo è stato regressivo, più di quello americano che è risultato invece più selettivo e sensibile ai prezzi e alla qualità, investendo meglio e maggiormente sulla green economy e puntando sul risparmio energetico. Nel proseguire la sua analisi, l’On. Colaninno ha poi enfatizzato i mutamenti dello scenario competitivo più basato sul prezzo, dato che ormai la qualità di un determinato prodotto viene già data per scontata.  Altro passaggio interessante poi è stato quello riguardante la sovrapproduzione, specie nel mercato dell’auto e la difficoltà di riassorbimento del surplus di capacità produttiva in molti settori strategici. La successiva lezione, tenutasi nella sede dell’istituto Nazionale Di Previdenza Dei Giornalisti Italiani, con l’ausilio di un relatore esperto come Stefano Fassina, responsabile nazionale del Dipartimento Economia e Lavoro del PD ha avuto come tema centrale proprio il rapporto che intercorre tra economia e lavoro. Partendo dalla situazione internazionale, l’analisi si è soffermata sul vento di cambiamento politico e sociale che ha interessato un paese come l’India, che affidando la propria guida politica al Congress Party ha lanciato un forte segnale: portare avanti le politiche di integrazione dei mercati globali e creare maggiore condivisione interna dei frutti dello sviluppo economico e sociale.

Il Paese ha così rifiutato la prospettiva nazionalista e scelto il percorso delicato di costruzione di una democrazia delle classi medie. Fassina ha poi proseguito analizzando i motivi e le cause di questa crisi economica globale che non è un deragliamento momentaneo ma un punto di non ritorno.

L’impossibilità di tornare al passato deriva dal carattere intrinseco della globalizzazione liberista. L’equilibrio che questa crisi è andato a minare è ingiusto  e insostenibile, nonché retto dal consumismo  delle classi medie delle economie anglosassoni, in primis quella statunitense, che di questa crisi ne è la maggior vittima. Questo meccanismo si è innescato perché il lavoratore medio americano tendeva a consumare più di ciò che questi produceva, quest’ultimo infatti si indebitava a causa dei costi dell’istruzione, degli affitti o delle assicurazioni, mentre il suo reddito in termini reali rimaneva fermo o addirittura si riduceva.  Da ciò deriva il fatto che la crisi ha colpito per la prima volta in modo devastante leico, si sono voluti approfondire i classi medie di tutte le economie mature.  Ma la crescita a debito non sarebbe stata possibile se non fosse stata seguita da altri fattori come la politica monetaria iper-espansiva della Fed o grazie al supporto delle classi medie metropolitane dei paesi emergenti. In sintesi, la degenerazione della finanza ha coperto e reso politicamente ed economicamente sostenibile l’impoverimento relativo delle classi medie delle economie mature.

Infine nell’ultima lezione l’associazione ha voluto dare il meritato spazio alla storia del sindacato italiano e alle relazioni industriali. Il 2 Dicembre, nella sala conferenze del Partito Democratico, l’On. Damiano ha quindi illustrato i punti cardine di questa lunga evoluzione storico sociale. Per capire che cos’ è il sindacato oggi, è necessario conoscere la sua storia, che in parte è anche la storia del nostro Paese. Spesso, infatti, i punti fondamentali di questo lungo percorso sono caratterizzati dalla nascita di nuovi elementi politici o da eventi drammatici, come ad esempio l’avvento del fascismo.  È proprio con l’inizio di questa fase storica che si arriverà all’abolizione delle commissioni interne (Patto di Palazzo Vidoni) e all’emanazione della Legge Rocco la quale a sua volta condurrà alla nascita delle corporazioni e al bando dello sciopero che non sarà più considerato un diritto ma un reato. Partendo dai primi tentativi associativi che poco prima del XIX secolo diedero vita alle prime esperienze sindacali, la relazione dell’ex Ministro del Lavoro ha affrontato i decenni successivi, caratterizzati da una serie di avvenimenti fondamentali per la storia del nostro Paese come il biennio rosso o la nascita del PCI nel 1921 a Livorno, affiancati poi dallo scoppio delle due guerre Mondiali che caratterizzarono la prima metà del secolo.  Durante questi decenni si assisterà alla nascita, nel 1910,della confederazione generale dell’industria italiana e nel 1944 della Cgil come continuazione della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) nata nel 1906. La seconda metà del secolo invece, fu caratterizzata dalla fase costituente e successivamente dalla guerra fredda, con la divisione del mondo in due blocchi.  Alle elezioni del 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana conquistò la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e il rischio di una rottura sindacale si fece sempre più probabile. Successivamente la Cgil organizzerà un grande sciopero generale proclamato a seguito dell’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del Pci, avvenuto fuori del Parlamento a luglio del 1948. Nel 1950 i contrasti tra le correnti social-comunista e democratico-cristiana si inasprirono a tal punto che la componente democristiana decise la scissione dalla Cgil. Il nuovo sindacato fu denominato Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, la Cisl. Contemporaneamente, sempre nel 1950, uscirono dalla Cgil anche i centristi laici e socialdemocratici e fondarono l’Unione Italiana del Lavoro, Uil. Gli anni ‘60 furono poi caratterizzati dalla scelta della contrattazione aziendale e dalla decisione di rendere incompatibile, nella Cgil, la carica sindacale con quella politica. La fine di questo decennio sarà caratterizzata  dalle proteste operaie e studentesche del 1968, decennio che si apre comunque con un successo storico per il movimento operaio: a riforma delle pensioni. I decenni successivi furono caratterizzati da anni di lotte, di conquiste sindacali e di diritti civili( tra cui la nascita dello statuto dei lavoratori del 1970) ma anche dai drammatici avvenimenti terroristici che diedero vita ai cosiddetti Anni di piombo.  Si arriverà poi alle oceaniche manifestazioni degli anni  ‘80, conseguenza delle ristrutturazioni dei tagli occupazionali nelle grandi fabbriche.  Saranno questi gli anni che segneranno il punto più basso del sindacato. Con l’abolizione della scala mobile del ‘92 infine si aprirà un decennio comunque positivo per i sindacati,che vedrà attuare una buona politica della concertazione e il compimento della  riforma pensionistica del 1995-97.

Questi sono stati i punti salienti trattati durante l’ultima lezione del corso di formazione, tenuta dall’On. Damiano che ha fatto da chiusura a una serie di incontri di altissimo valore qualitativo e formativo.

In conclusione, la possibilità di poter ascoltare e interloquire con personalità di così alto rilievo è stata per i tanti partecipanti al corso, un’esperienza unica. La formazione è quindi  passaggio di conoscenza, di contenuti, di capacità, di modi di pensare. E’,  probabilmente, il modo più vero di apprendere.

Andrea Lezzi

Aprile 2011

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Questa voce è stata pubblicata il 28/04/2011 da in Politicando con tag , , , , .
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