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I dubbi di Timothy


Timothy Geithner starebbe valutando l’uscita

di scena dalla Casa Bianca. La notizia è di quelle che fa scalpore. L’attuale segretario del tesoro potrebbe lasciare la sua carica, come diffuso qualche giorno fa da BlombergTelevision .

Dopo le estenuanti battaglie degli scorsi mesi, successive al crollo di Wall Street che lo hanno visto protagonista, prima come presidente della FED Newyorkese (fu anche uno dei curatori fallimentari di Lehman Brothers’s) e poi come segretario del tesoro, Geithner sta meditando una pausa di servizio.

Noto per essere uno dei consiglieri economici più vicini al presidente Obama, Geithner è l’unico “sopravvissuto” al team originariamente voluto dal presidente a inizio mandato. Infatti, con le dimissioni di Austan Goolsbee nella scorsa estate , i grandi tecnici economici presenti a Washington sono gradualmente tutti cambiati .

Timothy Geithner ha una storia politica e professionale molto variegata, che lo ha portato ad inimicarsi alcuni dei più influenti esponenti tra i Democrats, molti dei quali vicini al presidente, e che vedono in lui un alleato delle grandi banche. Dapprima Repubblicano e poi indipendente, Geithner è stato vicino tanto al GOP quanto al partito dell’asinello. Nella scorsa tornata presidenziale era stato citato anche tra i papabili per un ruolo nell’ ipotetica amministrazione Mc Cain. Oltre all’indubbia trasversalità, Geithner può contare su un curriculum di tutto rispetto.

Del resto, iniziare a lavorare per la Kissinger Associates non è cosa da tutti. Nella sua carriera ha ricoperto alcune cariche di grande rilievo: ruoli diplomatici, come consulente economico in varie ambasciate USA; ruoli tecnici, come sottosegretario al tesoro a fine anni ’90; e poi ruoli istituzionali, come nel Fmi, nel G30 di Washington e nel FOMC, il comitato federale del libero mercato. Quest’ultimo, tra le altre cose, ha rivestito un ruolo particolarmente importante proprio nel periodo Geithner,  da considerarsi tra gli artefici del grande piano di salvataggio bancario del 2008, messo in atto ancor prima che l’era Obama vedesse la luce del giorno.

Quando nel gennaio 2009 fu scelto da Barack Obama per guidare il dicastero del tesoro, Geitnher dovette confrontarsi da subito con l’urgenza di approvare un solido piano di stabilità, che a fine marzo fu accolto freddamente dai mercati finanziari. Nei mesi successivi (e anche recentemente) gli sforzi di Geithner per presentare un piano di riduzione del deficit statale hanno avuto esito positivo. I tagli da 4 trilioni di dollari saranno spalmati su un periodo di 12 anni e saranno ricavati soprattutto dalla riduzione delle spese militari, incidendo con maggiori tassazioni sui ceti più abbienti. Sono risultate in pratica nulle le richieste dei repubblicani di ricavare parte delle entrate ridimensionando le spese della riforma sanitaria.

Il ruolo di Geithner è stato centrale anche durante i summit bilaterali con la Cina della scorsa primavera. Il segretario del tesoro ha auspicato una politica di tassi di cambio come possibile ricetta per bilanciare la ripresa globale ed è tornato a chiedere che la valuta di Pechino fosse più forte per aiutare a contenere l’inflazione e per incidere sulla crescita globale. La politica monetaria rimane la questione più controversa tra Pechino e Washington. Tuttavia i problemi delle due potenze sono differenti: gli States sono alle prese con un deficit pubblico elevato, una valuta debole e un’inflazione molto bassa. E nonostante le critiche mosse all’ex impero celeste, Geithner ha dichiarato che gli obiettivi dei due paesi non sono in conflitto tra loro e che “ in Cina la sfida per il futuro è creare un nuovo modello di crescita trainato dalla domanda interna, con un’economia di mercato e un sistema finanziario più sofisticato” .

Le tante voci sulle sue dimissioni comunque non sono state confermate. Probabilmente, Geithner attenderà l’accordo definitivo tra il presidente Obama e il Congresso sulla questione del debito pubblico. C’è comunque chi è pronto a scommettere che, nonostante tutto, alla fine il promettente ministro del tesoro resterà al suo posto. Nel frattempo, però, nei palazzi di Washington è già partito il toto-nomi per la scelta del suo successore.

The Post Internazionale 

July 5 2011

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Questa voce è stata pubblicata il 05/07/2011 da in America.
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