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La calda estate delle convention americane

A Tampa in questi giorni fa caldo, molto caldo. Un caldo torrido, quasi equatoriale; quel caldo così forte che, a meno di improvvisi acquazzoni, obbliga ad una pausa, ad andare al mare: a vivere la Florida come forse merita

davvero di essere vissuta, con un cocktail in mano e un paio di sandali. Ma quest’anno, probabilmente, il caldo, gli acquazzoni e l’umidità passeranno in fretta. Due mesi, anzi meno, e la “Lightning Capital of North America” sarà invasa da decine di migliaia di fan repubblicani pronti a sostenere i propri candidati.Dopo i tentativi falliti come candidata nelle due precedenti edizioni, alla fine -questa volta- Tampa ha battuto le altre concorrenti aggiudicandosi la Convenzione Nazionale del Partito Repubblicano. Qui, dal 27 agosto, si

discuteranno le varie candidature, si presenteranno i programmi, si faranno dibattiti dinanzi ai tanti network presenti, ma soprattutto, alla fine , si deciderà colui che tra circa un anno sfiderà Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti.

Un evento, quello delle convention presidenziali, che da quasi duecento anni caratterizza la politica statunitense e che da sempre ha l’ultima parola sulla scelta del candidato alla Casa Bianca. Capirete, quindi, perché non si tratta di un semplice congresso di partito, come potrebbe avvenire in qualsiasi altro Paese, ma bensì di una settimana (a volte anche meno) di fondamentale importanza per la politica USA, caratterizzata naturalmente da una grande organizzazione logistica, economica e mediatica, in puro stile americano. Tampa si prepara dunque ad accendere i riflettori sulla convention di fine estate, che quest’anno sembra aperta ad ogni risultato, quella repubblicana naturalmente. In casa democratica, infatti, la convention di Charlotte dovrebbe essere quasi una passeggiata. Il condizionale è d’obbligo perché, tra polemiche sui finanziamenti e indecisioni sulle ultime mosse di Obama (chi sceglierà come vice ?), anche in North Carolina ci sarà da divertirsi.

Ovviamente le due convention attireranno migliaia di persone, come fosse una olimpiade in miniatura. Ogni candidato con le proprie delegazioni, i punti ristoro, gli uffici stampa e le bancarelle pronte a vendere gadget e bandierine. Secondo le previsioni del comitato organizzatore, l’evento attirerà circa 40.000 visitatori e 15.000 giornalisti; darà all’ economia cittadina un grosso respiro (circa 170 milioni di entrate). La cura maniacale dell’evento è confermata anche dal fatto che il partito repubblicano nei mesi scorsi ha inviato in Florida decine di propri rappresentanti che hanno dato vita a un comitato dì accoglienza in grado di interagire con la comunità.

Anche a Charlotte la macchina organizzativa si è già messa in moto da tempo. Dopo aver battuto Cleveland, Saint Luis e Minneapolis, con questa manifestazione la “Queen city” americana punta ad ottenere delle entrate da capogiro, che si aggirano intorno ai 150 e i 200 milioni di dollari. Niente male per il secondo centro finanziario degli States. I Democrats contano di ottenere una bella visibilità in uno stato che, dal ‘64 a oggi , escluse le ultime presidenziali, ha sempre parteggiato per un repubblicano alla Casa Bianca e che ha dato i natali a due presidenti ( J.K. Polk e A. Johnson).

Naturalmente, anche questa volta non mancano le polemiche. La notizia che i Democratici attingeranno ai fondi della più grande società d’energia nucleare d’America (la Duke Energy, con sede proprio a Charlotte) ha fatto discutere molto. Negli USA i finanziamenti ai partiti sono legali, controllati e quasi sempre trasparenti. Ma oltre alla dubbia questione etica, la polemica è divampata quando si è scoperto che la Duke coprirà gli eventuali debiti

(fino a 10milioni di $) dell’organizzazione democratica. Una linea di credito insomma. Certamente non si tratta di una donazione ma, piuttosto, di un ‘grande favore’ che la corporation dell’energia farà al partito di Obama. Consentendogli così di utilizzare in prestito denaro aziendale per la convention. Se si considera poi che il CEO di Duke Energy, Jim Rogers, è anche il presidente del comitato che raccoglie i fondi per la convention (e che punta a ottenere circa 30 milioni di dollari di donazioni), allora il quadro è completo.

Intanto, mentre in casa democratica si pensa alle ultime mosse da giocare in merito alla candidatura del prossimo vicepresidente (Joe Biden dovrebbe lasciare), indubbiamente, la platea più folta ed animata sarà quella di Tampa Bay. Qui i Repubblicani dovranno lanciare l’uomo giusto per la corsa alla Casa Bianca. Tra i protagonisti, sicuramente, ci sarà Mitt Romney. Dopo il fallimento del 2008, il mormone ci riprova e stavolta i sondaggi lo danno in ascesa.

E poi Ron Paul, storico congressista che con le sue proposte su diritti civili, libero mercato e ritiro dalle missioni militari, farà sicuramente parlare di sé. Che dire poi dell’ex governatore dello Utah ed ex ambasciatore di Obama a Pechino, Jon Hunstman? Sicuramente un cavallo vincente, c’è chi dice sia lui il vero asso nella manica del Great Old Party. E poi, ancora, l’ex governatore del Minnesota, Pawlenty, il conservatore Santorum, l’ex democratica Bachmann. Insomma, una cosa è certa: da Tampa al South Carolina, quest’anno anche la fine dell’estate sarà infuocata.

The Post Internazionale 

July 7, 2011

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Questa voce è stata pubblicata il 07/07/2011 da in America.
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