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Dodici esperti per salvare l’America

 

Dodici esperti dovranno mettere d’accordo il Congresso in tre mesi, il tutto tra pressioni politiche, lobby e giochi di potere

DOPO settimane di battaglie politiche il senato americano, con 76 voti a favore e 26 contrari, ha approvato il piano anti-deficit . L’accordo è stato raggiunto dopo una serie di trattative serrate che hanno causato non pochi malumori nei due grandi partiti statunitensi.

Nel campo repubblicano a tenere banco è stata la forte presa di posizione dei membri del Tea Party, movimento ultraconservatore che nell’affollato dibattito sul debito è riuscito ad avere un notevole peso, incrementando le spaccature interne al GOP e accusando lo speaker della camera John Boehner di aver presentato un piano poco vicino agli interessi degli elettori repubblicani. In

casa democratica invece, stando a quanto diffuso da FOXNEWS, ben sette senatori appartenenti all’ala liberal hanno votato contro il piano d’innalzamento del debito creando prevedibili malumori.

Il piano approvato martedì scorso al senato mira ad alzare il tetto massimo di 2100 miliardi di dollari entro due anni e si sviluppa in tre fasi. Nella prima, si ricaveranno i 400 miliardi di dollari utili a ripagare le scadenze più urgenti mentre a fine anno, con la seconda tranche si rientrerà di altri 500 miliardi. Infine, nel 2013, si arriverà ad un innalzamento di 1500 miliardi di dollari.

L’intero progetto è legato poi al piano che parallelamente permetterà di ridurre il deficit incidendo con tagli alla spesa di circa 900 miliardi già nelle prossime settimane e con successivi 1500 miliardi spalmati in dieci anni e decisi da un’apposita commissione, la “supercommissione per il deficit”.

E’ proprio sulla composizione di questo “super comitato dei dodici “ che nelle ultime ore si sta giocando la principale partita politica. Composta da un numero paritario di democratici e repubblicani delle due camere, la suddetta commissione avrà il compito di presentare le sue proposte entro fine Novembre. L’obbiettivo primario è quello di ridurre il deficit del bilancio federale statunitense di almeno 1500 miliardi in dieci anni. Le direttive dell

a commissione dovranno essere votate immediatamente dalle due camere senza alcun tipo di ostruzionismo o emendamenti di modifica, il tutto entro il 23 Dicembre di quest’anno.

Nella prossima battaglia parlamentare, quella di mercoledì, democratici e repubblicani cercheranno d’influenzare le scelte dei quattro leader di maggioranza e minoranza del congresso. Saranno loro a decidere nelle prossime due settimane i membri della commissione, nominandone tre ciascuno. Le manovre di palazzo sono quindi già iniziate, da giorni molti deputati hanno iniziato a promuovere se stessi o sponsorizzare colleghi di partito per ricoprire la carica di membro della commissione.

Anche tra i lobbisti la tensione è alta. Il motivo è molto semplice, qualora la commissione sul deficit non riuscisse a mettere d’accordo il congresso entro fine anno, il governo sarà costretto ad intervenire rapidamente con forti tagli alle spese militari e sanitarie. Da giorni quindi le lobby del pentagono e quelle legate ai settori medici hanno alzato notevolmente il grado d’attenzione sperando di poter dire la loro nella nomina dei membri affinché i programmi e le agevolazioni di cui beneficiano rimangano intatti.

A Washington però sono sicuri, alla fine la commissione otterrà l’appoggio del congresso. La  convinzione risiede nella certezza che per evitare di dar vita ad una serie di tagli indiscriminati, Democratici e Repubblicani troveranno un accordo comune.  Anche i leader del congresso plaudono alla creazione del

comitato dei dodici vedendo in esso una maggiore probabilità di riuscita

rispetto alle esperienze del passato che raramente hanno avuto esito positivo.

L’incognita quindi è tutta legata alla composizione della commissione e alle politiche che questa vorrà attuare. Sicuramente vi saranno dei tagli ai grandi sistemi di tutela sociale del paese come Medicare e Medicaid che finanziano l’assistenza sanitaria per oltre 50 milioni di americani. Infine la parte più delicata sarà quella dell’aumento delle imposte . Su quest’ultimo punto le divergenze sono notevoli, per i repubblicani la via dell’aumento delle tassazioni è totalmente impraticabile.

Ecco perché saranno esclusi dalla nomina in commissione i membri del GOP
Le prospettive di una buona riuscita sono quindi molto labili. La creazione di un comitato misto ha molti vantaggi politici e strutturali, ma la risposta definitiva sarà visibile solo nelle prossime settimane. Se i 12 membri della commissione supereranno qualunque steccato ideologico e lavoreranno fuori da qualsiasi contesto politicizzato, allora si potranno ottenere delle proposte utili a far crescere l’economia americana. In caso contrario le divisioni politiche prevarranno sulle necessità del paese.che nelle ultime settimane sono apparsi possibilisti su l’aumento della pressione fiscale. Tra i democratici invece la prerogativa sarà quella di portare nel comitato elementi pronti a dare battaglia contro eventuali tagli al sociale ma che siano comunque aperti alle ipotesi di tagli per le famiglie a medio reddito con l’ obbiettivo successivo d’incidere sui redditi più alti.

August 8, 2011

The Post Internazionale

 

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Questa voce è stata pubblicata il 08/08/2011 da in America con tag , , , , , , , , .
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