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Anche il Cowboy del Texas ci prova col GOP

Nella sua prima apparizione da candidato, Rick Perry è sembrato un fiume in piena: “E’ arrivato il tempo di lavorare per l’America. Una nazione rinnovata chiede un nuovo presidente”, ha dichiarato. Il Texas, sotto la sua gestione, ha registrato un piccolo boom economico. Anche in un periodo di recessione globale. Nei dodici mesi tra luglio 2010 e luglio 2011, il Lone Star State ha creato quasi 270 mila nuovi posti di lavoro.

 

DA qualche giorno, la lunga lista dei candidati repubblicani alle primarie è ancora più folta. Ad arricchire l’elenco ci ha pensato il governatore uscente del Texas Rick Perry, che a detta di molti potrebbe divenire il candidato più autorevole per sfidare tra meno di due anni Barack Obama.

Quando nel 2009, durante il Values Voter Summit, il meeting annuale delle maggiori organizzazioni conservatrici del Paese, fu inserito nel sondaggio presidenziale, Rick Perry chiese subito di essere escluso dalla lista. Lo stesso avvenne quando gli fu chiesto di sostenere come vice presidente la candidatura di John Mc Cain alla Casa Bianca; o quando alla convention dei governatori repubblicani affermò che guidare uno stato come il Texas fosse la sua massima aspirazione. Ecco dunque il perché di tanto stupore quando, a pochi giorni da Ferragosto, Perry ha annunciato la sua decisione di correre alle primarie presidenziali.

Il sessantunenne texano governa lo stato della stella solitaria da ben undici anni, da quando cioè divenne governatore ad interim per sostituire George W. Bush, a quel punto divenuto presidente degli Stati Uniti. Vincendo ben tre tornate elettorali, Perry è diventato il più longevo governatore nella storia del Texas, conquistando negli anni la fiducia della sua gente e riuscendo a rendere il Texas uno degli stati più ricchi degli States.

Nel presentare la propria candidatura, durante una riunione di Bloggers Conservatori del South Carolina, Perry ha dichiarato di come fosse ritornato “il tempo di lavorare per l’America” dichiarando che “una  nazione rinnovata chiede un nuovo presidente”. Nella sua prima apparizione da candidato, il governatore texano è sembrato un fiume in piena. Ha attaccato Obama sulla condizione economica del paese affermando che il declassamento dell’economia americana è da imputare alle cattive politiche di  Washington.Ha poi aggiunto che le conseguenze del downgrading peseranno sulle vite di ogni singolo cittadino.

Di provenienza umile, come ha tenuto a sottolineare, Perry ha una laurea in scienze animali, presa per rincorrere la sua grande ambizione: diventare veterinario. Proprio come altri noti repubblicani, anche egli ha iniziato la propria avventura politica nella sponda avversa. E’ con i democratici infatti che nel 1984 Perry fu eletto alla camera dei rappresentanti del Texas, ricoprendo ben tre mandati. Agli inizi degli anni novanta, invece, il suo passaggio nel partito dell’asinello lo portò a diventare prima Commissario all’agricoltura e poi, nel 1998, vicegovernatore dello stato. Un curriculum di tutto rispetto, quindi, che fa del governatore repubblicano uno dei candidati più autorevoli per la corsa presidenziale.

Il Texas, sotto la sua gestione, ha registrato un piccolo boom economico. Anche in questo periodo di recessione globale, è stato il secondo stato più ricco d’America e il quindicesimo del mondo con un PIL di 1.2 miliardi di dollari nel 2008. L’occupazione in Texas, diversamente dal resto del Paese, è cresciuta a fronte dei bassi costi imposti dallo stato di Perry: il tasso di disoccupazione (8.4 per cento a luglio 2011) è stato per cinquantacinque mesi consecutivi allo stesso livello, se non perfino a un livello inferiore, della media nazionale. Nei dodici mesi tra luglio 2010 e luglio 2011 il Texas ha creato 269,500 nuovi posti di lavoro.

Se non dovessero bastare i numeri, a convincere della completezza di Perry come candidato presidenziale basta osservare il suo orientamento politico sui maggiori temi nazionali. All’interno della caotica situazione delle primarie repubblicane infatti il governatore del Texas appare come il candidato conservatore più eterogeneo: colui il quale potrebbe convincere entrambi i gruppi di pensiero dell’ala conservatrice repubblicana, i conservatori fiscali e quelli sociali.

Fervente evangelico, Perry è da sempre contrario a qualsiasi tipo di riconoscimento legale di coppie omosessuali. Tanto da rendere la loro attuazione vietata per legge costituzionale. E’ inoltre notoriamente contrario alla teoria dell’esistenza dell’effetto serra, convinto che l’influenza umana sul riscaldamento globale sia praticamente inesistente. Sotto la guida di Rick Perry, il Texas ha continuato inoltre ad attuare la pratica della pena capitale, divenendo negli ultimi anni lo stato con il numero maggiore di condanne a morte eseguite in un anno.

Le nette posizioni del neo candidato alle primarie sono quindi più che palesi. Ora per Perry inizierà il periodo più delicato, quello della sfida interna con i propri rivali di partito e allo stesso tempo con il suo ipotetico sfidante nel 2012, Barack Obama. Sarà questo il vero banco di prova per il governatore texano. A cominciare dalle differenti vedute politiche, ma non solo. Anche nella corsa al fundraising, per esempio, le polemiche non sono mancate. Dalle colonne del New York Times sono piovute critiche sulle abilità del candidato texano nel reperire fondi elettorali, facendo emergere la sua bravura nel concedere licenze e sgravi fiscali ai suoi maggiori sostenitori. D’altra parte però il noto network FoxNews, da sempre vicino all’ala repubblicana, ha già dato per certa la vittoria di Perry alle primarie, elencando punto per punto i successi ottenuti dal governatore del Texas.

La gara per decidere il prossimo sfidante di Barack Obama nel 2012 rimane aperta, pur nella consapevolezza che su una dozzina di candidati saranno davvero in pochi quelli ad avere le carte pienamente in regola. D’altra parte, la strada è ancora lunga. E nel tortuoso percorso delle primarie tutto può ancora succedere.

August 23, 2011

The Post Internazionale 

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