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Ecco i primi jet iracheni made in Usa

Una pietra miliare nella cooperazione USA/IRAQ. I nuovi accordi commerciali tra i due paesi aprono ulteriori scenari sui tempi di rientro delle truppe Americane.

A otto anni dall’inizio del conflitto iracheno gli Stati Uniti mettono a segno un accordo commerciale dall’elevato valore simbolico oltre che strategico e militare. Qualche giorno fa infatti il Dipartimento della Difesa ha reso noto l’esito positivo della trattativa di acquisto da parte dell’Iraq di 18 aerei da combattimento del valore totale di circa  tre miliardi di dollari. A questo si aggiunge la volontà dell’American Air Force di istituire una scuola di formazione per i futuri piloti degli F-16 made in USA. Come confermato dal Ministero degli esteri iracheno l’idea è quella di raggiungere alcune modalità di formazione e specializzazione nelle tecniche di combattimento anche sul territorio Statunitense, per dare l’opportunità ai futuri piloti iracheni di apprendere la lingua inglese.

A conferma della forte rilevanza strategica di questo accordo ci sono le parole della portavoce del dipartimento di Stato Americano Victoria Nuland che ha definito la vendita dei caccia come un ulteriore passo avanti nel rapporto tra i due paesi. Ribadendo il grande impegno degli States per portare avanti una partnership strategica e a lungo termine con il governo di Baghdad, la Nuland ha confermato l’auspicio di Washington affinché possa avere inizio un percorso di completa indipendenza militare dell’Iraq nei prossimi anni.  Auspicio condiviso dal governo iracheno che punta ad avere una propria forza aerea entro qualche anno, specie a fronte della certezza che tra pochi mesi ben 44.000 soldati americani lasceranno il paese.

Una totale indipendenza militare da parte dell’ Iraq può apparire un obbiettivo arduo ma certamente non impossibile da raggiungere. Il governo di Baghdad infatti sta lentamente ricostruendo da zero la sua forza combattente facendo passi significativi nella riabilitazione degli strumenti bellici e puntando, nei prossimi anni, a commesse da oltre dieci miliardi di dollari. L’acquisto di questi primi caccia è quindi un passo fondamentale nell’evoluzione interna dell’organizzazione militare irachena, sempre più legata ai rapporti commerciali con gli States.

Non è un caso infatti se nella scelta delle commesse per i caccia militari abbia prevalso il rapporto con gli USA rispetto ai precedenti rapporti commerciali con aziende Russe e Francesi, partner privilegiati durante l’era Saddam. Vanno interpretate proprio in questa direzione le parole del ministro degli esteri iracheno  Hoshyar Zebari che a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha affermato che: “l’importanza dell’operazione non è solo commerciale ma è anche nel far conoscere al mondo che l’Iraq è un alleato fondamentale degli Stati Uniti”.

Restano comunque aperte alcune problematiche legate alla gestione degli appalti oltre a quella della formazione militare che come ovvio richiedono anni di investimenti e lunghe trafile burocratiche.  Appare difficile perciò pensare che la  deadline voluta da Washington venga rispettata. Gli esperti del Pentagono infatti hanno affermato che probabilmente i nuovi F-16 commissionati dal governo iracheno  potranno volare solo dopo il 2013 e prendere piena efficacia dal 2016.

L’USAF, che in Iraq controlla più di trecento velivoli, intanto ha deliberatamente rallentato il progresso militare dell’esercito iracheno in determinate zone del paese. Questo per ragioni operative strategiche e politiche ritenute necessarie dal Pentagono.  Alla fine, come da tradizione, tutte le decisioni rilevanti avranno un’origine decisamente più politica che militare. Probabilmente la presenza nell’ex Mesopotamia sarà ridotta, ma comunque costante, anche nei prossimi anni. Un’operazione che appare necessaria a fronte della volontà americana di garantire la difesa territoriale dell’Iraq, un paese ancora troppo vulnerabile.

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Questa voce è stata pubblicata il 30/09/2011 da in America, International con tag , , , , , , , , .
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