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Il super comitato al Congresso fa arrabbiare Obama

Nessun accordo al Congresso sui tagli di spesa da 1.200 miliardi di dollari. Il super comitato non è riuscito a risolvere i problemi tra i Democratici e i Repubblicani, i primi contrari ai tagli sui programmi di assistenza e gli altri ostili all’incremento delle tasse per le fasce ad alto reddito

ALLA fine anche Barack Obama, da sempre fiducioso sul buon esito dei lavori, si è dovuto arrendere di fronte al chiaro fallimento del “super comitato dei dodici“. La commissione, costituita a fine agosto e composta da sei Democratici e altrettanti Repubblicani, aveva l’arduo compito di ridurre il deficit americano incidendo con tagli alla spesa di circa 1.200 miliardi spalmati su dieci anni.

Lunedì scorso, però, constatata l’impossibilità di un accordo, i due co-presidenti del comitato hanno chiuso i lavori dichiarando che “dopo mesi di deliberazioni intense, siamo giunti alla conclusione che non sarà possibile fare un accordo bipartisan prima delle scadenze imposte al comitato“. Il presidente Obama si è detto rammaricato e senza troppi giri di parole ha imputato il fallimento delle trattative ai membri del GOP, affermando che “ci sono ancora troppi Repubblicani al Congresso che si rifiutano di ascoltare le voci della ragione e del compromesso“. Parole forti, che suonano come un vero e proprio ultimatum verso il GOP, accusato dai Democratici di mettere a repentaglio il destino economico della nazione per meri fini elettorali.

Finora la commissione aveva lavorato intensamente, ma non era mai riuscita ad ottenere un accordo tra le parti. Il problema ruota sempre attorno all’enorme differenza di vedute tra Democratici e Repubblicani in materia fiscale e sullo sviluppo del welfare. Il partito dell’asinello aveva inizialmente proposto un pacchetto di 3.000 miliardi di dollari, compresi 1.300 miliardi di nuove entrate e 400 miliardi da tagliare alle spese per il Medicare. I Repubblicani, però, si erano detti contrari per via delle imposte sui redditi e, anzi, ne avevano chiesto l’abbassamento dell’aliquota massima dal 35 al 28%. Un’idea inconcepibile per il partito di Barack Obama, che si è detto contrario anche ad una successiva proposta. La scorsa settimana, infatti, il presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, aveva esposto un nuovo piano per risparmiare circa 650 miliardi di dollari, ma anche in questo caso i Democratici avevano respinto l’offerta ribadendo la loro contrarietà agli elevati tagli alla spesa federale.

Intanto in America si è aperto un ampio dibattito sui reali motivi del fallimento del comitato. Michael Bloomberg, sindaco di New York, ha detto alla CNN che il problema del deficit è di una tale gravità da richiedere sia un incremento delle entrate che una netta diminuzione della spesa. “Non importa ciò che ognuno ha promesso ai propri elettori, né ciò che essi vogliono, i fatti richiedono altro”, ha concluso Bloomberg.  Il democratico John Kerry ha parlato persino di follia da parte di alcuni Repubblicani che “non solo non hanno accettato nuove tasse per i più ricchi, ma hanno chiesto addirittura un abbassamento supplementare delle imposte”.

Oltre ai mille interrogativi della politica, però, tutti gli occhi sono puntati sulle reazioni dei mercati. L’agenzia di rating Fitch si è riservata di valutare la situazione a fine mese, mentre Moody’s Standard & Poors non vedono per ora conseguenze sul rating americano. L’annuncio del fallimento del comitato, in ogni caso, è stato subito seguito da un crollo del Dow Jones, sceso a 248 punti.

L’assenza di un accordo rischia quindi di rallentare significativamente la crescita di un’economia già in forte difficoltà. Una nuova grana per Barack Obama e un’ulteriore conferma di un rischioso divario ideologico tra Democratici e Repubblicani, così distanti sui temi centrali per il paese e al tempo stesso vincolati da un senso di responsabilità per salvare l’America da una rischiosa recessione.

The Post Internazionale 

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