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Il nuovo piano per l’abolizione delle province: la rappresentanza sacrificata nel nome del risparmio?

Si discute da anni della possibilità di eliminare le province. Dopo gli slogan e le promesse fatte dai precedenti governi, il tormentone “Province Si, Provincia No” sembrava finalmente risolto con la scelta del governo ( quello Monti) che lo scorso dicembre aveva fortemente modificato le carte in tavola.

L’idea del governo è complessa e forse difficilmente praticabile. Non si tratterebbe infatti di una vera e propria abolizione ma, al contrario, è prevista una modifica dell’iter di elezione dei rappresentanti e un corposo snellimento dei costi, almeno sulla carta.

Ma andiamo con ordine. Come detto, a cambiare sarebbe la modalità di elezione dei consiglieri, che non saranno più rappresentanti del popolo, ovvero eletti democraticamente dagli abitanti di una data provincia, ma bensì dei veri e propri dirigenti statali, nominati, o se vogliamo votati, dai sindaci e consiglieri comunali del territorio. Un sistema di voto totalmente scollato dalla volontà del cittadino e consequenziale ad accordi di palazzo e scelte partitocratiche.

Inutile addentrarsi adesso nel tormentone sulla legge elettorale e sulle preferenze ma penso che, preferenza o no, ognuno debba poter avere il sacrosanto diritto di scegliere chi lo debba governare, chi debba incidere sulla propria vita e sulle scelte del proprio territorio.

Nella proposta del governo invece, sembra esserci tutt’altro. Un sistema in cui solo i sindaci ed i consiglieri comunali possono dire la propria ed avere diritto di voto attivo (con sistema proporzionale a due preferenze)  nella scelta del presidente e dei consiglieri di una provincia, rischia di divenire più dannoso di quello attuale.

Pensiamo solo che i consiglieri eletti sarebbero una vera e propria cerchia ristretta, una corporazione  alla mercé dei dirigenti territoriali. Facile immaginare come poi le nomine diverrebbero frutto di accordi, faide interne ai partiti e scambi di favori. Qualcuno mi potrebbe dire: “si ma questo accade anche oggi!”. Forse, anzi sicuramente, ma con una sottile differenza: nonostante le diatribe interne alle coalizioni e le candidature figlie di accordi meramente politici, alla fine a decidere sono i cittadini. Una difformità non di poco conto.

Altro punto critico è quello legato alla diminuzione del numero dei consiglieri. In verità un primo passo fu voluto dal governo precedente. Si decise il passaggio da 45 a 18 eletti nei grandi consigli e da 36 a 10 nei consigli più piccoli.  Al Viminale però si sono accorti che una riduzione tale, soprattutto la quota dei dieci consiglieri, comporterebbe un difficile mantenimento delle armonie e degli equilibri locali inasprendo ancor di più le competizioni elettorali e rischiando di lasciare fuori da esse numerose forze politiche e quindi mettendo in crisi la rappresentanza delle minoranze.

Anche su questo quindi il governo rischia molto. O forse no. Probabilmente la proposta sarà attuata in toto e vedrà pochissime modifiche ma, a che prezzo?

Credo che intervenire sul numero di consiglieri e di enti provinciali sia una prerogativa per questo paese ma contesto all’attuale riforma di cedere troppo alla burocrazia e allo statalismo in nome dei tagli, che, al contrario,  si possono ottenere anche con politiche più caute.

Risparmiare si può, anche mediando su un sistema di elezione più democratico e su una maggiore rappresentanza nei consigli provinciali. Certo, avere sul groppone 4.258  Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali non è facile da digerire, specie se consideriamo che il costo per il funzionamento dei rispettivi Consigli e Giunte (ultimo dato pubblicato dal sito del Ministero degli Interni) è stato di circa 455 milioni di euro.  Rimaniamo quindi nel dubbio e nelle incertezze che impongono un cambiamento radicale del sistema attuale ma che ci lascia perplessi di fronte alle proposte del governo. E’ giusto rischiare di mettere a repentaglio la rappresentanza in nome dei tagli e del risparmio? Chi vivrà vedrà.

Qui un simpatico collage di dichiarazioni spericolate di alcuni esponenti politici.

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Questa voce è stata pubblicata il 27/02/2012 da in Pensierisparsi con tag , , , , , , , .
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