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Pulizie di primavera…

Basterà la cacciata di Rosy Mauro e Belsito a far tornare a splendere il sole (rigorosamente verde ovviamente ) su Gemonio?
Io non credo.
Perché questa storia è piena di incongruenze, perché cacciare un esponente dal proprio partito può, paradossalmente, apparire come una inutile mossa mediatica, niente di più.
Ha ragione Gad Lerner che sul proprio Blog afferma: “Possono girarci intorno finché vogliono, là in via Bellerio. Espellere Belsito e mandare al rogo Rosi Mauro, graziare Renzo Bossi e chiudere un occhio su Calderoli, fingere un repulisti che in verità è solo la vendetta della corrente fino a ieri minoritaria (ma non esclusa dalla pappatoia generalizzata). Possono girarci intorno finché vogliono, ma in cuor loro i leghisti lo sanno benissimo che il maggiore beneficiario di denaro pubblico illegalmente adibito a portafoglio privato, si chiama Umberto Bossi”.
Intanto venerdì scorso il consiglio federale della Lega ha espulso la pasionaria senatrice brindisina, nota ai più per la tragicomica sceneggiata fatta in qualità di vicepresidente del senato.
Io invece credo che Rosy Mauro avrebbe dovuto resistere, e provare con tutte le forze a restare nel proprio partito. Perché? Perché il tuo partito in fondo è anche parte della tua vita, è ciò in cui hai creduto da sempre e per cui da più di vent’anni spendi tempo e passione.
A tal proposito, scrive Brambilla sulla stampa: “Espulsa dal partito in cui militava da una vita, partendo dai ruoli più umili (c’è chi sostiene che abbia cominciato facendo la portinaia della prima sede milanese, quella di via Arbe). Espulsa dal partito nel quale fino a poche settimane fa aveva un posto di primissimo piano. Cancellata. Indicata al pubblico disprezzo di quei militanti che la osannavano ogni volta che, dal palco di Pontida o da quello di Venezia, lei annunciava i successi del sindacato padano, i vantaggi degli «contratti territoriali»…l’altra sera a Bergamo gli stessi militanti, aizzati dai nuovi dirigenti, le hanno dato della battona”.
Una cosa però è certa: Rosy Mauro avrebbe dovuto lasciare immediatamente la prestigiosa carica istituzionale che ricopre da inizio legislatura ( essere il vice  presidente del senato, e quindi della seconda carica dello stato non è roba da tutti e meriterebbe un trattamento onorevole e rispettoso ).
Imprescindibile però, provare a rimanere nella lega, aspettando che la giustizia facesse il proprio corso, anche sulla base del fatto che la Mauro, per ora, non appare neanche nel registro degli indagati.
Ovviamente lei inizialmente ci aveva provato, declinando il gentile invito del neo triunvirato e dicendo per la prima volta no ad Umberto Bossi ma alla fine i giochi di potere hanno avuto la meglio.
Non si tratta di garantismo né di altro, ma la pulizia o si fa o non si fa.
Cacciare un esponente storico, un militante appassionato, sulla base dell’onda emotiva e della giustizia sommaria lo trovo alquanto triste oltre che strumentale.
La via da seguire era secondo me quella che, inconsapevolmente, è stata seguita per Renzo Bossi che da subito ha lasciato il proprio posto in Regione ma che è stato di fatto graziato dal consiglio federale del partito. Inutile dire come per lui abbia giocato a proprio favore il solo fatto di chiamarsi Bossi ma la sostanza non cambia. Mi viene da credere che nella scelta di espellere la senatrice ci sia ben poca buona fede e tanta scelta politica.
Non si tratta neanche di avvalorare la tesi del maschilismo che tanto è stata enfatizzata dalle deputate Flavia Perina e Paola Concia, anche se un dubbio può venire comunque: siamo proprio sicuri che se al posto della Mauro ci fosse stato un uomo, magari una persona dal carattere forte come quello della senatrice, ci sarebbe stato lo stesso trattamento? Ci sarebbe stata la stessa reazione aggressiva che ha portato la Mauro ad una vera e propria crocifissione? Io non credo.
Sinceramente mi hanno fatto un po’ schifo,  dal punto di vista umano, i cori dei leghisti a Bergamo che hanno intonato “Chi non salta Rosy Mauro è..” mentre sul palco il neo leader Maroni sorrideva appagato.
La Lega quindi, non avrebbe dovuto cacciare Rosy Mauro, o se davvero avesse voluto farlo, avrebbe dovuto mettere in atto una coerente azione di pulizia interna al partito.  Avrebbe dovuto attendere l’evoluzione delle indagini e, successivamente, espandere le misure a tutti i dirigenti coinvolti.
Altrimenti si rischia di dare unicamente vita ad un altro caso mediatico e creare un carnefice da buttare in pasto ai giornali affamati di notizie e ai tanti militanti (giustamente) arrabbiati e delusi.
E invece, come fin troppo spesso accade in questo paese, a fare da padrone è il doppiopesismo che,  grazie al supporto di alcuni media, ci porta a pensare che ora sia tutto risolto.
Ad esempio, dalle indiscrezioni degli ultimi giorni sembra sempre più palese  il coinvolgimento dell’ex ministro Calderoli, proprio lo stesso Calderoli che è stato messo da Bossi nel triunvirato incaricato di traghettare il partito fino al prossimo congresso. E quindi? Non sarebbe giusto sottoporre anch’egli alla gogna mediatica a cui è stata sottoposta la Mauro? Invece nulla, calma piatta, così come per Umberto Bossi e per sua moglie che sono esclusi da qualsiasi processo mediatico e politico.
Ecco perché questa storia puzza di doppiopesismo e incoerenza.
Anche Maroni, eletto per acclamazione neo segretario in pectore, dov’era in questi anni? Il suo ruolo di Ministro degli Interni durante il precedente governo come si sposa con le magagne di Belsito e company? Lui dov’era? Come faceva a non sapere? Belle domande.. sulla quale anche il Claudio Cerasa del Foglio ha sviluppato una interessante riflessione.
Per chiudere, voglio dirvi che la mia, non è una difesa d’ufficio della Mauro, che anzi, probabilmente ha le sue colpe e i suoi difetti.
Non l’ho mai apprezzata dal punto di vista politico né personale, questa volta però c’è un risvolto umano della questione.
C’è un uso strumentale di una faccenda vasta e sporca come non mai ma volutamente incentrata sul ruolo di un dirigente scomodo e fastidioso a tanti esponenti del suo partito. Forse, come ha scritto Brambilla sulla Stampa:  “La giustizia sommaria..ti porta a parteggiare per il condannato. Ieri ad esempio ci ha costretti a simpatizzare per Rosi Mauro”.
Ecco, solo questo,  evitiamo che, come fin troppe volte accade in questo paese, la giustizia sommaria divenga un rapido strumento per cambiare le cose solo in apparenza, e poi, ricominciare tutto d’accapo, come se nulla fosse avvenuto..

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Questa voce è stata pubblicata il 15/04/2012 da in Pensierisparsi, PressTalk con tag , , , , , , , , , .
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