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SBATTI L’INNOCENTE IN PRIMA PAGINA

Tra disinformazione e sciacallaggio mediatico perdono tutti, a cominciare dalle Notizie ( quelle vere ).

“Chiedo al Presidente della Repubblica di guardare bene a questo caso: e’ molto più grave di come può sembrare”.
Con queste parole qualche giorno fa, uno dei sospettati per l’attentato di Brindisi si è sfogato ad un microfono di un programma televisivo. Il nome del sospetto, ovvero colui che in un paese civile sarebbe semplicemente un sospettato (e non il colpevole) è stato sbattuto in prima pagina per giorni da diversi organi di stampa.
Giornali locali e nazionali, webtv e social network, non contenti, hanno diffuso anche la foto, l’indirizzo, il nome e il cognome del malcapitato.
Il poveretto, reo di avere la mano destra paralizzata proprio come l’uomo ripreso dalle telecamere poco prima dell’attentato del 19 maggio, ha dovuto sopportare un trattamento degno del peggior tribunale dell’inquisizione.
L’uomo, ha cinquant’anni, e racconta nel dettaglio la lunga paura di una giornata trascorsa in questura fino alle tre del mattino quando lo hanno rimandato a casa con tante scuse, lo fa anche in questo video, pubblicato dal “Mattino” e in cui chiede di voler essere lasciato in pace “dopo questa terribile avventura”.
Per lui, a determinare il sospetto degli inquirenti soprattutto “l’avere la mano destra paralizzata che fa il paio con l’immagine del video dell’attentatore che ha la mano destra nella tasca destra”.
“Ho pagato con il sospetto la mia capacità di lavorare con computer radiotelevisioni e tutto quanto c’è di informatica” afferma. E poi: “ Ieri mattina sono venuti in casa mia i poliziotti…con me c’era la mia bambina di tre anni che per tutta la notte è stata con me in questura”.
A rendere un totale incubo la sua situazione, non è stato tanto il comportamento degli inquirenti: “Gli investigatori hanno avuto nei miei confronti grande rispetto ed umanità, hanno fatto ciò che le procedure prevedono”, bensì l’accoglienza riservatagli dai media che non si sono limitati a diffondere generalità e notizie sul sospetto ma addirittura hanno raccontato vicende personali e intervistato i vicini, che puntualmente hanno affermato: “non ci siamo mai accorti di niente, sembrava una brava persona”, insomma davvero un commento utile ai fini dell’inchiesta.
Tutto ciò non è avvenuto solo per mano di sedicenti giornalisti locali, la cui smania di particolari su luogo, amicizie ecc. di un concittadino sarebbe almeno spiegabile, ma anche da parte di giornalisti di rilevanza nazionale. Tra questi Sandro Ruotolo che per ore su Twitter ha postato di tutto! Dall’indirizzo al cognome del sospetto, dal nome del fratello alla foto della palazzina in cui era avvenuta la perquisizione.
Sul comportamento del giornalista campano potete leggere alcune cose qui. Mentre qui sotto potete vedere con i vostri occhi la sua “cronaca” via twitter :

 La stessa sorte dell’uomo sospettato è toccata ad un pensionato che successivamente è risultato totalmente estraneo all’accaduto. Su di lui, un maresciallo dell’aeronautica in pensione, la gogna mediatica si è abbattuta in poche ore, senza alcuna pietà.
La sua foto è stata sbattuta in prima pagina da un quotidiano locale, il suo nome è stato anche riproposto su Rai tre il pomeriggio del 21 maggio, quando alle 15.30, Bianca Berlinguer ha interrotto la diretta elettorale per dare la fotografia (ripresa dal quotidiano locale) compresa di nome e cognome del maresciallo. Un vero incubo, quindi, per un uomo che, prove alla mano, la mattina dell’attentato era stato in un centro commerciale di Bari.
Qui potete leggere la sua assurda storia.
La storia comunque sembra essere piena di casi simili. Come non ricordare il caso di Pietro Valpreda, accusato, in seguito alla testimonianza di un tassista, di essere il principale responsabile della strae di Piazza Fontana. Valpreda fu indicato come l’uomo che era sceso quel pomeriggio da un taxi, in piazza Fontana, con una grossa valigia. Il tassista ottenne anche una taglia di cinquanta milioni di lire. Valpreda fu interrogato e il giorno dopo, il Corriere della Sera titolò che “il mostro” era stato catturato.
Perfino il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, inviò un messaggio di congratulazioni al questore di Milano, Guida, sostenendo implicitamente la veridicità delle accuse verso Valpreda. Le dichiarazioni del tassista determinarono, però, uno scenario della vicenda assai poco credibile e alla fine il sospetto fu dichiarato innocente in fase processuale.

Insomma, sembra che in questo paese i sospettati, gli indagati, o coloro che semplicemente vengono ascoltati perché informati dei fatti, siano destinati alla gogna mediatica. Destinati alla pubblica piazza, agli insulti su Facebook, alla giustizia sommaria di chi, sotto la questura, prende a calci un auto della polizia. Il tutto, ovviamente, con il supporto della stampa, non tutta, ma sicuramente quella peggiore. Pronta, in nome del fantomatico “diritto di cronaca”, a dare in pasto al popolo arrabbiato il tuo nome, la tua foto, e perché no, anche la tua vita.

Una bella riflessione la potete leggere qui, sul Blog dell’Espresso di Emanuele Toscano, giovane sociologo. A fine articolo, un video agghiacciante ma che fa riflettere.

Altro spunto interessante è questo. Scritto da Giancarlo Canuto, insegnante e vice sindaco di Mesagne, città natale della piccola vittima dell’attentato di Brindisi.

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Questa voce è stata pubblicata il 30/05/2012 da in Pensierisparsi, PressTalk con tag , , , , , , .
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