Raretracce

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Manganelli rotti e cuore schiacciato, come sette anni fa, è stato morto Federico Aldrovrandi.

Morire una notte, dopo una serata con gli amici, non per l’alta velocità, neanche per un eccesso di droga. Nessuno di quei motivi a cui siamo tristemente abituati, anche e soprattutto perché spesso troppo morbosamente enfatizzati dai tg nazionali.
Questa volta no, nessuna strage del sabato sera o nessun caso di overdose. Questa volta, come troppo spesso è capitato negli ultimi anni, a togliere la vita a un ragazzo ci hanno pensato dei tutori dell’ordine.
Morire per mano dello stato, sotto quattro corpi robusti che ti schiacciano il torace e comprimono le il tuo respiro, le tue urla, la tua vita.
Se ne è andato così Federico, la notte del 25 settembre 2005 dopo essere stato massacrato durante un’azione che il giudice di cassazione ha definito “sproporzionatamente violenta e repressiva”.
Una storia che ha dell’incredibile, che sembra uscita dal peggior film di violenza da strada. Una storia che molti ancora non conoscono, specie i ragazzi della mia età.
La storia di Federico, studente di Ferrara dell’ultimo anno, che la notte di sette anni fa  fu raggiunto da quattro agenti di Polizia e picchiato fino allo sfinimento, fino alla morte. Federico morì con le mani ammanettate, il busto sfondato e il volto accecato dal terrore ( vedere la foto per credere ).
Il terrore di vedersi accerchiato da uomini in divisa, di sentire i calci in faccia, i pugni sulla testa e i manganelli infrangersi sul suo esile corpo.
E si perché, come provarono le successive perizie, furono ben due i manganelli spaccati sul corpo di Federico.

Oggi dopo sette anni, resta ancora tanta rabbia, tanto dolore e qualche piccolo segnale di giustizia.
Stendendo un lunghissimo velo pietoso sui tanti spiacevoli momenti che i genitori di Federico hanno dovuto sopportare in questi anni ( tra cui anche la definizione del loro figlio di  “eroinomane” da parte dell’inappropriato On. Giovannardi ), finalmente si è arrivato a conclusione del processo.
Dopo i tre gradi di giudizio, infatti, la cassazione ha reso definitive la condanne ai quattro poliziotti colpevoli di omicidio colposo, tutti condannati a tre anni e sei mesi ( una condanna ridicola a mio parere ma a quanto pare non per la nostra giustizia).
Tuttavia, il nostro paese riserva sempre delle sorprese ed ecco quindi che non solo i quattro poliziotti rischiano di non fare neanche un giorno di carcere a causa dell’indulto ma per ora sono, incredibilmente, ancora tutti in servizio.
E’ per questo che da alcuni giorni l’associazione Articolo21 e il senatore Vincenzo Vita si sono mobilitati per portare avanti una raccolta firme per supportare verso le istituzioni, e in parlamento, l’appello della mamma di Federico.
Qualche giorno fa, infatti, dal palco dell’ippodromo di Ferrara, Patrizia Aldrovrandi, insieme ai familiari delle vittime di altri casi simili, ha lanciato un appello al ministro Cancellieri per chiedere conto di troppa omertà, di continue disattenzioni e di eccessive debolezze nell’assumere provvedimenti verso chi ha disonorato la divisa e la Costituzione italiana.

Intanto chi vuole, può firmare qui, sul sito di Articolo21.

Tre giorni fa, dall’ippodromo di Ferrara, a pochi metri dalla scena dell’omicidio, è partita anche un’altra fondamentale iniziativa: è stata rilanciata la grande petizione per introdurre anche in Italia il reato di tortura ( si, sembra incredibile ma nel 2012, in un paese che si definisce occidentale ancora non esiste questo reato ) come fatto anche qualche tempo fa da Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, anch’egli morto per mano dello stato.
Tra le richieste della petizione anche quella per ottenere  che un codice alfanumerico possa consentire di identificare agenti di polizia operanti nella tutela dell’ordine pubblico, altra richiesta fondamentale per un paese civile.

Per chi vuole seguire, informarsi o partecipare alle attività nate dopo questa orribile tragedia può farlo consultando il blog dei genitori di Federico: http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/ , a tratti commovente, a tratti doloroso e informandosi tramite i tanti documenti presenti in rete (come il sito  del “Comitato Verità per Aldro” ) e tramite la neonata “associazione Federico Aldrovrandi”.
Consiglio inoltre il docufilm “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati,  patrocinato dalla regione Emilia Romagna.
Vi lascio con un passaggio della mamma di Federico che non necessita di ulteriore commento alcuno:
“Io non sono forte.
Io non sono lungimirante.
Io non guardo avanti.
Io non passo oltre.
Io sono solo una madre che non si e’ voluta rassegnare alle menzogne, ai depistaggi , alle intimidazioni.
Sono una madre normale come tutte le madri che hanno partorito il proprio bimbo e lo hanno visto crescere fino a diventare quasi adulto.
Quasi. “

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3 commenti su “Manganelli rotti e cuore schiacciato, come sette anni fa, è stato morto Federico Aldrovrandi.

  1. Ubaldo
    26/09/2012

    Penso che in un paese cosiddetto “civile” certe cose debbano essere esecrate da tutti e punite in maniera esemplare e non invece in maniera ridicola, ricordo che anni fa la giustizia italiana comminò 7 (sette) anni di reclusione a un poveraccio che aveva “rubato” 7 mele a questi vigliacchi invece 3 anni e 6 mesi se mai li faranno, e la chiamano giustizia, mi para che la sua bilancia penda un pò troppo da una sola parte, meditate sigg. giudici e ministro Cancellieri, meditate secondo coscienza!

  2. edoardo
    13/05/2013

    Sono impressionato dalla qualit delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiter di nuovo il vostro blog molto presto.

    • raretracce
      14/05/2013

      Grazie mille. Ahimè spesso non ho il tempo per scrivere tutto ciò che vorrei ma ti ringrazio molto per il bel commento.

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