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Storie a stelle e strisce…Vi racconto l’America di provincia.

Se volete vedere dove si rifugia la cosiddetta classe media Americana, tenetevi un weekend libero e cercate una delle migliaia di fiere che, settimanalmente, si svolgono negli States. Potrete respirare aria pulita, sgranocchiare qualche pop corn al caramello e incontrare persone come Alex,  ventisei anni, una laurea in ingegneria conseguita brillantemente al Rochester Institute of Technology e la passione per la stampa su tela.
Parla con Josh, collega ai tempi del college e oggi compagno della sua nuova  avventura imprenditoriale. Ogni settimana Alex raccoglie i soldi per l’iscrizione e partecipa a una delle tante fiere che nei weekend riempiono questo paese. “Per oggi ho pagato solo trentacinque dollari ma , talvolta, per le State Fair, arrivo a spenderne anche trecento”.
Per “Alex the great”, come lo chiamano gli amici, partecipare a una fiera è prima di tutto una passione, non un lavoro.
“Forse il vero motivo che mi spinge a produrre queste maglie”, mi racconta, “è la voglia di creare qualcosa che mi riporti al mio paese d’origine, la Grecia”. Così, tra una maglia in stile Hippie ed un’altra decisamente più anni 80’, scorgo delle parole in greco e delle immagini del Partenone.
“I miei nonni lasciarono la Grecia sessant’anni fa, alla ricerca del famoso sogno americano. Oggi invece, io inseguo il sogno di tornare in Grecia, vivere un po’ della mia terra e creare un prodotto originale e personale, lontano dalla monotonia del mio lavoro d’ufficio, giù nella downtown cittadina”.
Accanto ad Alex e al suo stand, ci sono gli Scout, pronti a servire i tradizionali Cookies al cioccolato made in USA. Per un attimo si può pensare che sia davvero questa la provincia americana raccontata nei romanzi. Quella che tra profumo di hot dog e musica country sembra essere lontana dalla frenesia delle grandi metropoli.
Invece no, la provincia americana, vive e subisce i problemi dell’attualità ma prova a distrarsi,  rimanendo ancorata alle sue tradizioni solo apparentemente provinciali.
Una di queste era la certezza del posto fisso, prima appagante e sicuro, e che oggi rischia di diventare una chimera. I grossi gruppi industriali e finanziari, da sempre considerati inaffondabili, stanno avviando gravosi piani di ristrutturazione lasciano in strada migliaia di fedeli dipendenti.
In queste zone, nello stato di New York, il problema si chiama Kodak. Per un secolo gigante indiscusso  della fotografia e oggi in crisi per l’avvento del digitale. E’ proprio per lavorare per la Kodak che Nathan e sua moglie Barbara ventitré anni fa lasciarono New York. Un filo conduttore sembra legare il lavoro alla passione. Barbara infatti vende decine di foto, non semplici scatti ma parti della propria vita. Scatti raccolti in giro nel mondo quasi tutti in medio oriente. Mi racconta cos’è oggi l’America e perché lei se ne è allontanata. Si perché Barbara, 52 anni, è tornata negli States da pochi anni.
Dal 2003 al 2009 per esempio, ha vissuto in Iraq. Laureata in scienze politiche,  si è data da fare per aiutare gli iracheni a gestire il periodo dell’invasione americana: “Diamo una mano a sostenere i piccoli partiti locali o ad allestire delle elezioni democratiche”.

Ogni foto mostra una esperienza, un incontro. Barbara sembra quasi commuoversi mentre mi mostra quella di un anziano negoziante di tappeti del nord Iraq. Dietro la sua folta barba decenni di sofferenze e di soprusi da parte delle locali tribù religiose. Altro problema è quello legato al trattamento delle donne. Barbara mi racconta la sua esperienza in una ONG che si occupa proprio di questo:  “Far capire che la nostra presenza in Iraq non è solo di tipo militare, è fondamentale per poter iniziare un dialogo con i cittadini dei villaggi iracheni”.
“La mia battaglia, pacifica e solidale, è andata avanti per sei anni e, alla diffidenza iniziale, ha visto emergere la gratitudine degli abitanti locali”. A simboleggiare questa gratitudine due grossi quadri esposti sulla sua bancarella e realizzati da due donne mediorientali.
“Questi non li vendo!” afferma. Li porto sempre con me alle fiere in cui partecipo e rappresentano il mio biglietto da visita”.
Poco prima di salutarmi, mi mostra una foto dello Skyline di Rochester all’alba, o almeno così sembra. In lontananza spicca il maestoso Kodak Building, un giorno emblema del potere industriale americano e oggi spaventoso gigante alla deriva.
“E’ la foto più misteriosa” mi confessa. “A volte la guardo e mi chiedo se è davvero l’alba o forse è il tramonto per questa zona, per questa grande azienda, spero nella prima ma temo possa essere solo un malinconico tramonto”.

Ps ovviamente tutte le foto sono state fatte da me.

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Questa voce è stata pubblicata il 31/10/2012 da in America, Pensierisparsi con tag , , , .
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