Raretracce

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La sottile linea blu. Massacrato per mano di nessuno.

C’è una sottile linea blu che lega alcuni casi di questo paese. Non tanto diversa dalla più nota linea rossa ma caratterizzata da un colore diverso, il blu appunto.”Il blu esprime la verità” diceva Ben Jonson ma in questo paese sembra riportarci sempre a situazioni che dalla verità sono lontane anni luce. E’ blu il cielo, come lo è il mare, ed è blu la Polizia che in questa storia è tristemente presente. Dicevamo di un filo quindi, un filo che passa per le caserme, le aule del tribunale e che, soprattutto, parte da un ospedale o, nella peggiore, da un obitorio. blu
E’ il filo che lega Federico, Gabriele, Stefano e tanti altri. Un filo a volte spezzato da un senso di giustizia che, per fortuna, a volta emerge in questo paese. E’ il caso delle condanne che a volte colpiscono gli esecutori di questi tristi “pestaggi di stato”.
In altri casi però il filo non si spezza e continua imperterrito a percorrere le aule di tribunale, gli ospedali e così via. E’ il caso di Paolo, giovane bresciano con la passione per la squadra di calcio cittadina, che durante una trasferta a Verona viene ridotto in fin di vita. Succede tutto in pochi secondi alla stazione: cariche della Polizia, scontri e feriti. Paolo è accerchiato dai poliziotti della celere, perde i sensi, ha la testa fracassata, viene salvato dai suoi amici e portato via ma poco dopo entra in coma.
Passa più di mezz’ora finché arrivi l’ambulanza ma, soprattutto, passa un mese, un mese che sembra un secolo, in cui Paolo resta intubato in un letto di ospedale. Si parla di irreversibilità o di rischio che rimanga un vegetale. A fine 2005 però Paolo apre gli occhi. Un miracolo direste voi? Forse. Ma oggi Paolo è un invalido al 100%.
Il resto della storia è ancora più agghiacciante. E’ la storia fin troppe volte ascoltata di indagini partite in ritardo, di profonda omertà, di difficile identificazione dei colpevoli. Chi vuole può leggerla in questa inchiesta di due anni fa dell’Espresso.
Perché parlo oggi di Paolo? Perché qualche settimana fa c’è stata la prima sentenza per il suo pestaggio: tutti assolti. Per una richiesta di otto anni ciascuno per altrettanti poliziotti indagati da parte del PM, il giudice ha pensato di non procedere per assenza di prove ( per ben sette indagati, per un altro l’assoluzione per non aver commesso il fatto).
Dicevamo di questa sottile linea blu. Mi è tornata alla mente ancor di più nei giorni di questa sentenza perché in televisione si parlava di un’altra sentenza, quella di Fabrizio Corona.
Ho percepito un senso di vuoto, un senso di nausea per il nostro sistema dell’informazione, ormai diventato un circo senza pudore.
Allora pensavo: quanto è ingiusto il nostro paese? Se un pregiudicato viene condannato a 5 anni di reclusione per estorsione aggravata  si crea un clamore enorme e partono difese pubbliche e schieramenti sul web ( ebbene si, ho letto di tutto). Poi però se negli stessi giorni arriva una sentenza shockante in cui tutti gli imputati, accusati di aver reso disabile un ragazzo, vengono assolti, nessuno si degna di parlarne. Nessun post su Facebook, nessun indignato nelle piazze ( salvo alcuni gruppi Ultras del paese), insomma nessuna considerazione.
Perché? Perché di questa triste storia non si vuole parlare? Nessun canale televisivo approfondisce il caso, nessun giornale (salvo quelli locali) dedica un solo trafiletto a questa orrenda vicenda.
Perché un paese che si definisce civile non da prova di maturità contrastando apertamente questi episodi? Perché non si introduce il reato di tortura? Perché non  si rende fattibile l’identificazione delle divise degli agenti?
E allora la sottile linea blu continua a correre, corre negli ospedali, negli obitori, nelle caserme ma soprattutto corre nelle nostre coscienze.

Ps sono cresciuto avendo la totale fiducia nelle forze dell’ordine di questo paese e se parlo di questi casi è proprio perché penso che in questo momento abbiamo bisogno di avere ancora più fiducia in chi ci controlla.

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