Raretracce

Cultura – Politica – Musica / America – Roma – Brindisi

I concerti di Battiato

“Il tempo cambia molte cose nella vita”, cantava Battiato in un brano bellissimo del 1981. Concetto per nulla opinabile salvo che non si parli dei suoi concerti. Passano gli anni, anzi meglio dire i decenni, ma il Maestro resta sempre inarrivabile.
Ho avuto la fortuna di assistere a circa tre concerti di Franco Battiato negli ultimi due anni. Il primo era parte della rassegna estiva “Rock in Roma” e precedente all’uscita dell’ultimo album, il secondo era parte dell’Apriti Sesamo Tour, e il terzo, qualche giorno fa, incluso nella serie di concerti estivi dell’auditorium Parco della Musica. battiato
Inutile raccontare come, in modo differente, ogni concerto sia stato unico. E’ tuttavia l’atteggiamento del frontman siciliano a stupire. Nonostante sia un vero e proprio mostro sacro della musica italiana, in ogni concerto appare spigliato, socievole e per nulla distaccato. Capita di sentirlo chiedere direttamente al pubblico con quale canzone debba concludere un concerto.  Allo stesso tempo, però, sorprende l’incredibile senso di professionalità con cui Battiato si avvicina al pubblico. Ogni suo brano è cantato in modo così perfetto da apparire quasi registrato, unica eccezione per gli arrangiamenti, spesso modificati e aggiornati per ogni singola occasione.
Nel concerto di Rock in Roma, per esempio, Battiato eseguì “La stagione dell’amore” in un arrangiamento modernissimo, con un base quasi elettronica. Ricordo lo stupore del pubblico all’inizio del brano. Solo un cantante come lui, infatti, avrebbe potuto legare a una canzone così intensa una base del tutto opposta, il risultato fu semplicemente stupendo.
A proposito del pubblico, altro fattore curioso ma eloquente è vedere come i concerti del Maestro siano presi letteralmente d’assalto da individui di ogni età. C’è la coppia che lo aveva visto a Verona a inizi anni ’80 e che torna in ogni data possibile o i fidanzatini innamoratisi con la sua “Cura”, o ancora, padre e figlio cresciuti con la passione comune per i suoi brani.
Insomma, come la musica di Battiato non ha età, anche i suoi fan sembrano essere davvero leggendari.
Dicevamo dei suoi concerti, due o tre cose da sapere:
Come capita in quasi tutti i concerti, non è inusuale veder piovere sul palco di tutto. Dalle prime file c’è chi lancia una foto, una lettera o magari una propria produzione. Bene, Battiato puntualmente rastrella tutto.
Qualche anno fa lo vidi raccogliere una maschera con un suo volto in bianco e nero lanciata da alcuni ragazzi assiepati sotto il palco, il Maestro non esitò un secondo: la indossò e concluse il brano mascherato.
Altra prassi nei suoi concerti è quella per cui verso metà concerto, al momento dei brani più noti e ballabili ( Da Cuccuruccucù a Bandiera Bianca) il pubblico si alza in piedi e raggiunge il palco affollandosi sotto di esso e trasformando l’ambiente un in quello di una arena rock.
Ovviamente anche in questo caso il Maestro non perderà attimo per passare a dare il cinque a tutti e, magari, accennare alcuni balletti dei suoi.
Parlando di musica. Negli ultimi due concerti alla quale ho assistito ha trovato spazio un medley di musica elettronica in cui Battiato e la sua band si sono cimentati in brani sperimentali e tecniche innovative.
Nella serata dell’auditorium ha trovato spazio anche una bellissima versione di “Ruby thuesday” dei Rolling Stones oltre che un toccante momento in cui è stato ricordato il cantante Claudio Rocchi, vecchio amico del Maestro e noto esponente della scena Rock italiana che è scomparso proprio qualche giorno fa.
Per lui Battiato ha cantato “La realtà non esiste“, un brano intenso e struggente, nel testo come nella melodia, che lo stesso Rocchi cantò per la prima volta nel 1972.
Rispetto al concerto di febbraio, Battiato ha escluso qualche brano dell’ultimo album a vantaggio di pezzi più insoliti, come quelli appena citati.  Hanno comunque trovato spazio anche singoli nuovi come la bellissima “Passacaglia”,canzone ottenuta dall’adattamento della “Passacaglia della vita” di Stefano Landi, un brano del diciassettesimo secolo, e “Quando ero giovane” dal cui titolo si può facilmente intuire il senso autobiografico del brano.
Nel concerto all’aperto di qualche giorno fa è stato bello riascoltare alcuni brani storici ma meno noti ai più come “Caffe de la paix” o la mitica “Giubbe Rosse”. Immancabile poi “Stranizza d’amuri”, sempre amata e richiesta dal pubblico.
Insomma, vorrei poter scrivere ancora tanto sulle emozioni che il Maestro è in grado di suscitare ma rischierei di dilungarmi troppo.

Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c’è in me.
Si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità.

Segnali di vita, 1981

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: