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L’occhio nel cielo degli Alan Parson Project.

Articolo per il blog aromadiottanta.

Ci credete alle coincidenze? O forse al destino? Probabilmente si, come tutti. E proprio come Eric Woolfson leggenda della musica britannica scomparso qualche anno fa, ma anche produttore, tecnico, musicista e chi più ne ha più ne metta, che, insieme a Alan Parson, altra leggenda vivente, diede vita a metà anni settanta a uno storico progetto musicale, appunto gli “Alan Parson project”.
Eric raccontò che in una normale giornata di impegni e incontri si trovò ripetutamente di fronte a tre parole che, in contesti diversi avevano lo stesso suono: Eye in the sky.alanpp
Successe vedendo il tg che parlava di un elicottero per il meteo, appunto l’occhio nel cielo, ma anche di un sistema di telecamere che, come gli aveva raccontato il direttore d’albergo poco prima, era un vero occhio sulle vite dei clienti. E poi ancora, poco dopo, un altro servizio al tg sui nuovi satelliti militari chiamati appunto Eye in the sky. Insomma Woolfson fu letteralmente colpito da queste coincidenze che al suo rientro in studio non esitò un minuto e propose senza indugio il titolo per il nuovo brano ( che avrebbe dato poi il nome all’intero album).
Ecco quindi come nasce uno dei pezzi più noti della formazione inglese. Nel 1982 l’uscita di questo album decretò una vera e propria pietra miliare per la musica elettronica e comunque sperimentale. Pensiamo solo che uno dei brani contenuti nell’album, “Mammagamma” fu interamente prodotto in studio con l’aiuto del computer, una novità assoluta per l’epoca.
Ma restiamo sul brano principe dell’album: Eye of sky,appunto.  Il pezzo raggiunse una notorietà incredibile ed entrò addirittura nella gloriosa classifica americana Billboard Hot 100 piazzandosi in terza posizione. Il tema centrale affrontato nel brano è ovviamente quello del controllo dell’individuo e della privacy personale ( proprio come ispirato dalla serie di coincidenze che avevano colpito Eric Woolfson). Nella canzone quindi sono chiarissimi i riferimenti al tema e, soprattutto, i legami col romanzo di George Orwell, 1984.
L’intro iniziale è, secondo me, una delle particolarità più interessanti ed apprezzabili dell’intera canzone e, a tratti, sembra ricordare la base di “Another Brick in the wall” dei Pink Floyd. Coincidenze? Si e no perchè basti pensare come Alan Parson abbia lavorato e supportato anche il mitico gruppo di Roger Waters e di conseguenza le possibilità di similitudini e somiglianze musicali sono molto elevate.
Nell’album comunque il pezzo era legato alla traccia precedente, Sirius, altro storico brano che per anni è stata la colonna sonora dei Chicago Bulls in NBA e nel 2012 ha preceduto gli ingressi delle squadre a Euro 2012. In rete è reperibile  l’intera traccia contenete i due pezzi uniti.
Vi saluto con una solita curiosità, quella legata a cover e plagi che tanto piace al mio amico Andrea Sgrulletti. Per la traccia di cui parlo oggi come non includere una toccante versione della cantante israeliana  Noa ( in Italia molto nota per aver cantano “La vita è bella” di Nicola Piovani). Cercate questa versione perchè non appare affatto come una copia del brano ma, al contrario, come tutt’altra canzone capace di scatenare emozioni e suggestioni, merito di Noa ovviamente ma, soprattutto, di Alan ed Eric.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=-1IXQ1pKl_Q

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