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Crimi e il discutibile uso del web nella politica.

Non so se siano state peggio le scuse (“se l’avesse fatto Crozza o un qualunque altro comico avreste riso”), quasi a voler confermare le sue potenziali doti da cabarettista, o ancor peggio le azioni.
Resta il fatto che ieri, Vito Crimi, senatore cinque stelle ed ex capogruppo della pattuglia di Grillo al Senato, ha davvero superato se stesso.  Pochi secondi per postare un commento su Fb e rovinare tutto il rovinabile.
In pochi gesti il buon Crimi ha:
1 Infranto il regolamento del Senato che impone di non intrattenere contatti con l’esterno durante la riunione della giunta;
2 Offeso con frasi di cattivo gusto una persona anziana (lungi da me difendere B. ma davvero pensate che sbeffeggiare un ex malato di cancro alla prostata per la sua ipertrofia prostatica sia una cosa rispettosa?);
3 Provocato lo slittamento di alcune ore della seduta con annesse prevedibili polemiche politiche.
vito-crimi
Passi il punto uno con la scusa della poca esperienza politica, passi anche il due se solo Crimi avesse almeno postato qualcosa di non offensivo ma la cosa raccapricciante è il rischiare di inficiare il lavoro della giunta solo per la smania di postare (una cazzata) su facebook. Era così vitale ? Così necessario? A quanto pare si, In uno dei giorni più decisivi degli ultimi 20 anni del nostro paese era necessario mettersi  a giocare coi social network.

Questo uso smodato della rete da parte della politica a volta sembra essere un po’ eccessivo e spesso rischia di portare a risultati opposti a quelli per la quale è pensato, il caso di Crimi ne è un chiaro esempio.
Sull’utilizzo della rete da parte del movimento di Grillo avrei tanto da dire ma non è questo il momento per approfondirlo. Il punto è la gestione centralistica della rete nella quale il rischio di fare marketing, invece che politica, appare sempre maggiore.
Lo spiegava bene un articolo del Corriere, nel suo Blog Eliza: ” La strategia 5 Stelle su Internet, lungi dall’essere centrifuga, trasparente, conflittuale e diffusa — come la Rete stessa è —, finisce con l’essere centripeta e partigiana: con un centro che diffonde i messaggi senza rispondere a critiche e commenti”.

Vi sono poi casi in cui la rete dovrebbe esse sinonimo di trasparenza. Anche grazie alla spinta del “grillismo”, infatti, si è avuto un obbiettivo miglioramento in termini di dichiarazione dell’uso dei fondi pubblici da parte dei partiti. Anche qui però, alla fine, non sempre si riesce ad avere una situazione chiara.
Questa indagine dell’Espresso mostra come al Senato, fino a venti giorni fa, i partiti in regola fossero solo un terzo.

Tornando all’uso “creativo” del web, il caso Crimi è obbiettivamente una figuraccia probabilmente frutto di superficialità e inesperienza. Diverso è invece l’uso strumentale del web che è alla base della polemica per le ultime elezioni del Presidente della Repubblica.
Erano giorni incredibili: per la prima volta dopo decenni, agli italiani sembrava realmente interessare qualcosa dell’elezione del Capo dello Stato. E per di più l’Italia sembrava poter scivolare nel baratro se non fosse stato eletto Rodotà.
Anche qui non si discute la capacità di Rodotà, costituzionalista dalle competenze enormi, ma l’utilizzo strumentale della rete che fu fatto in quei giorni.
In poche ore, anni e anni di Costituzione e di Politica furono buttati nel cesso. Come fossimo nel peggior reality di Italia 1 si decise di organizzare delle nomination per decidere il candidato dei 5telle e infilare in un calderone una serie di personalità ( che ovviamente per quanto imbarazzate non poterono non dirsi comunque onorate del coinvolgimento) del nostro paese.
A questo triste Grande Fratello politico parteciparono solo 20.000 persone, neanche il più piccolo quartiere di una città media italiana. Eppure in quei giorni non si fece altro che parlare di Rodotà come del candidato necessario per il paese, del profilo più voluto dai cittadini, come se mai i cittadini avessero detto la propria sull’elezione del PdR o come se “il cittadino medio” sia quello che vota in rete sul sito di Grillo.
Quando la scelta cadde su altri candidati il web fu letteralmente intasato da milioni di  “Vergogna” scritti da persone che, probabilmente, fino al giorno prima, non sapevano neanche chi fosse Rodotà.
L’esempio delle c.d.”Quirinarie” è quindi emblematico della forza di persuasione del web sull’agenda politica nazionale. Un aspetto per nulla secondario e che, c’è da scommeterci, inciderà anche per future scelte politiche del paese.

Per la cronaca Rodotà prese 4.677 voti, lo 0,077 della popolazione italiana.

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