Raretracce

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E se l’Atac fosse stata privata ?

Provate solo per un attimo a chiudere gli occhi e pensare di vivere in un paese in cui le cose funzionano.
Ecco, in un paese così, che ovviamente non è il nostro, lo scandalo Atac che da qualche giorno fa tremare i grandi palazzi romani, non sarebbe praticamente esistito.
Non ci sarebbe stato perché in paesi dove i servizi funzionano e l’utenza viene tutelata, le grandi imprese del settore trasporti, che operano a livello locale, garantiscono una qualità indiscussa del servizio e, spesso, sono private e non pubbliche.Immagine
Chiariamo subito:  in quel famoso mondo ideale di cui parlavo, per me una buona azienda dei trasporti potrebbe essere benissimo a gestione pubblica. Peccato solo che anziché vivere ad Utopia viviamo in questa bistrattata nazione, capitale compresa.
Il problema che in Italia, a Roma in questo caso, le aziende pubbliche sono sempre state il pretesto per spese folli, appalti gonfiati e, soprattutto, grande strumento di servizio della politica locale con potentati di zona abili ad accaparrarsi importanti ruoli di gestione e poltrone strategiche da centinaia di migliaia di euro all’anno.
Parliamo di Atac per esempio, l’azienda romana dei trasporti che dovrebbe essere il biglietto da visita per chi viene a visitare la capitale.
Anni di incuria e mal gestione l’hanno praticamente messa in ginocchio:
13.000 dipendenti con un disavanzo nel 2013 di 200 milioni di euro e un debito di circa 700 milioni di euro.
Il servizio è più che scadente: ore di attesa, bus rotti e sporchi. Sempre che degli oltre duemila mezzi a disposizione ne funzioni qualcuno.  Un report del 2012 per esempio raccontò come alla rimessa della Magliana un bus su tre fosse quotidianamente fermo. E nelle altre rimesse cambia ben poco.
In compenso però l’azienda che gestisce 4 milioni di spostamenti al giorno (quasi 1 miliardo e mezzo all’anno) ha a disposizione un centinaio di alti dirigenti che, secondo un’indagine del 2009 dei “ll portaborse”, guadagnano da un minimo di 80.000 sino a 585.000 euro annuali.
Cosa aspettiamo ancora? Le notizie di questi giorni sulla c.d. “bigliettoppoli” sono l’ultima goccia di un vaso già crepato e in bilico da anni. Cosa si aspetta ad aprire un serio discorso sulla liberalizzazione del trasporto cittadino romano? Cosa aspetta il signor sindaco, i signori assessori, a pensare all’eventualità di una seria ristrutturazione e poi alla possibilità di privatizzare il servizio e aprire a nuove aziende in concorrenza?
Accade ovunque, a Stoccolma, a Londra e ovunque, salvo che in Italia, le cose funzionano, i trasporti in primis.
All’ombra del Big Ben per esempio, il servizio bus è operato per intero da aziende private che agiscono sotto il controllo della London Buses tramite quale interagiscono con l’azienda pubblica che coordina i servizi, la Transport for London. Nessuno dei cittadini si pone il problema della proprietà del servizio, anzi, molti neanche sanno che il servizio è privato anche perché tutti i bus mantengono una uniformità estetica.
Facciamolo quindi per una credibilità verso chi ogni giorno passa due, tre ore nei carri bestiame dell’Atac, chi quasi ogni venerdì si ritrova a terra per lo “sciopero allunga weekend” dei lavoratori.
Lavoratori che si, hanno diritto a manifestare i loro problemi, ma che proprio per questo, meriterebbero una gestione più trasparente e credibile della propria azienda. Anzi proprio loro, come i tanti autisti che quotidianamente devono subire le imprecazioni di chi da ore aspetta alle fermate, non sarebbero più sereni in un contesto più sano e trasparente?
Pensate solo a come sarebbe differente la situazione: vi immaginate un privato che, in barba alla concorrenza, lascia i propri utenti in attesa per ore alle banchine? Immaginate sia possibile che una azienda  arrivi a farsi sommergere dai debiti fino a questi livelli?
Immaginate, ancora, che un privato permetta che su 1046 corse e oltre 2000 mezzi girino solo 80 controllori? O che, addirittura, si lascino volutamente aperti e incontrollati gli ingressi della metro permettendo l’ingresso a centinaia di “portoghesi”? E poi ancora, pensate che in una azienda che deve guardare al servizio e al proprio bilancio vi possano essere 854 assunzioni per chiamata diretta?
Forse quindi, nasce un dubbio obbiettivo: forse negli anni è mancata proprio la volontà politica di cambiare le cose. Forse un sistema così oliato e decadente è quanto di più comodo possa esserci per una parte della politica e della imprenditoria locale. In fin dei conti, come sempre , è solo un fatto di volontà e chi si nasconde dietro ai mali ipotetici del liberismo, chi difende a spada tratta le malegestioni pubbliche di questo paese  è semplicemente cieco, o in malafede. Fate voi.

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16 commenti su “E se l’Atac fosse stata privata ?

  1. mizaar
    09/11/2013

    per non parlare di quella bruttissima fama che hanno alcuni autobus romani, all’estero, a causa di frequentatori indigeni che hanno l’abitudine di sottrarre beni di valore ai turisti. è vero, anche a parigi, a londra, a madrid – è successo a mio fratello – rubano che è una bellezza. però vuoi mettere come è bello criticare un servizio, se questo è anche un servizio pubblico che fa letteralmente schifo, come hai ben descritto?

    • raretracce
      11/11/2013

      In effetti anche sui c.d. borseggiatori ( e su quanto poco si faccia per la sicurezza degli utenti) si potrebbe scrivere una bella antologia!

      • mizaar
        18/11/2013

        è vero, penso che una raccolta degli articoli della cronaca romana possa costituire il corpo di una novella enciclopedia treccani del malaffare!

  2. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 10.11.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  3. Marco Stizioli
    11/11/2013

    Da qualche parte ho un libro che dice che il liberismo e le privatizzazioni sono cose di sinistra. Doman lo cerco

    • raretracce
      11/11/2013

      Secondo me si, se fatte in un certo modo, con una certa idea. Se pensi solamente a quelle timidamente iniziate da Bersani ( Mininstro) qualche anno fa…

  4. smilablomma
    11/11/2013

    A Manchester, dove vivo io, le compagnie dei bus sono private e non sottostanno a un’entità superiore come a Londra. E nemmeno si fanno concorrenza tra loro. Invece si sono spartite la città, il che vuol dire che per andare da A a B hai solo un’opzione e non 4 come la privatizzazione aveva pensato. Insomma, alla fine hanno fregato lo stesso, facendo cartello tra loro, e gli unici a perderci sono stati gli utenti. Insomma, era per dire che pure in UK la situazione fa abbastanza schifo.
    Ci scrissi un post semiserio un po’ di tempo fa, se ti va di leggerlo:
    http://smilablommainuk.wordpress.com/2011/11/28/grazie-per-il-brivido-margaret/
    Ciao!

    • raretracce
      11/11/2013

      In effetti quello dei c.d.”cartelli” è un tema. In teoria con delle agenzie di controllo sulla concorrenza non dovrebbe accadere ma il tuo commento conferma che il contrario è ben possibile. Comunque mai stato a Manchester ma mi chiedo, e ti chiedo, per quanto dici faccia schifo la situazione, penso che in quanto ad orari e pulizia dei mezzi ci sia qualche differenza con la situazione romana o no?
      Grazie per il contributo comunque!

      • smilablomma
        11/11/2013

        massì, certamente! io ho vissuto a roma per anni e prendere il bus era una speranza! a manchester sono molto puntuali, puliti e non affollatti. però costano così tanto (sopratutto perché magari per fare il tuo giro devi comprare 2 biglietti) che spesso conviene il taxi. il taxi, capisci!? inquiniamo tutto, ma spendiamo la metà!
        io, per dire, pago di più di affitto e vivo al centro in modo da andare a piedi quasi sempre. e spendo meno che se vivessi più lontano ma dovendo pagare il bus. è ridicolo!!!! 🙂

  5. raretracce
    11/11/2013

    Si il costo è elevato in tutti i paese nordeuropei. A Stoccolma anche costano tantissimo. E’ anche vero che, mediamente, anche gli stipendi siano più alti.

  6. me stesso
    12/11/2013

    Basta con “la buona soluzione della privatizzazione” perché non è una soluzione, per me alcuni servizi devono essere pubblici, ospedali, acqua, servizi pubblici e anche la rete telefonica “solo la gestione degli apparati” perché il servizio non deve essere a scopo di lucro. In Italia il fatto è che le aziende pubbliche servono per rubare soldi alla comunità, iniziamo a far pagare a chi sbaglia, se una gestione, per cui si parte da chi gestisce, sbaglia vai a casa e pachi sia se civile o se penale di essere trasparenti al 100% sulla gestione. Se accadesse questo vedi come andrebbero bene..

    • raretracce
      12/11/2013

      Concordo a pieno, tanto è che ho specificato come, in un paese normale, il servizio di trasporto cittadino debba essere pubblico. Questo discorso l’ho fatto in relazione all’atac e alle gestioni disastrose delle municipalizzate in Italia (salvo rarissimi casi).

  7. umby
    12/11/2013

    Vorrei fare una semplice precisazione all’autore dell’articolo…..
    Tutto quello che ha scritto posso anche condividerlo,l’unica precisazione che vorrei fare come “addetto ai lavori” riguardo agli scioperi del “venerdi” è che i lavoratori ATAC in particolar modo gli autisti, categoria alla quale appartengo,non godono del privilegio di fare il weekend a casa quindi non è imputabile a noi se le organizzazioni sindacali indicono gli scioperi il venerdi,noi come personale viaggiante il sabato e la domenica lavoriamo….

    • raretracce
      13/11/2013

      Grazie mille per la chiarezza. In effetti non ho totalmente chiari tutti gli aspetti dello sciopero dei dipendenti e le sue osservazioni sono ovviamente molto gradite.

  8. sandro
    19/12/2013

    Si me lo immagino il privato kome gestirebbe il trasporto pubblico qui a roma.
    anke xke la romatpl e’ un gestore privato ke opera sul 25% delle linee di Roma.
    accadrebbe quello ke accade in RomaTpl, Trotta, falaschi ecc ecc…ovvero tutti quelle linee pubblike date in appalto al privato ke a sua volte le sub appalta ad un altro privato :
    1. Autisti ke vengono pagati a 60-70-90 giorni
    2. Gomme rimarcate del 2001
    3. Autisti ke dopo 8 ore di servizio sulla linea vengono mandati a caricare qualke gruppo di turisti in aeroporto in barba alla legge sulle ore di guida
    4. Quando si guasta una vettura si kiede all’autista di riaggiustarla xke nn ci sono i mekkanici o x risparmiare sul carroattrezzi pesante.
    5. Autisti licenziati xke si rifiutano di uscire dalla rimessa senza estintore, o con revisione scaduta o con porte ke si aprono mentre guidi.
    6. Raddoppio immediato del prezzo del biglietto.
    7. Accorpamento delle linee meno redditizie lasciando isolati i quartieri meno abitati
    Posso continuare se vuoi…ma mi sto annoiando.
    Firmato un autista di TPL del gestore privato.
    Ciao

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Questa voce è stata pubblicata il 08/11/2013 da in Pensierisparsi con tag , , , , , , .
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