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Quote rosa? Perché si.

Affossate definitivamente con il voto contrario di ieri, le c.d. quote rosa sembrano sempre più lontane dall’esser presenti nella futura legge elettorale. Partiamo dal dire quanto brutto sia il termine “quote rosa”, una definizione quasi ghettizzante e razzista di un principio che, invece, dovrebbe essere dato per scontato, ovvero quello della pari rappresentanza.
E difatti in tante altre realtà internazionali lo è. In un contesto civile e davvero democratico, infatti, non vi sarebbe alcun bisogno di stabilire per legge la presenza delle donne in politica o nelle istituzioni.
Nel nostro paese invece ce n’è eccome.
A tal proposito appare inutile elencare i tanti sconfortanti dati sull’assenza di donne nella politica e nelle istituzioni. Ultimo esempio le elezioni regionali: le ultime in Sardegna, vedono l’elezione di 3/4 consigliere, il Lazio, l’anno scorso, non ne ha eletta neanche una. Proviamo, più che altro, a chiederci se lo strumento delle norme per la rappresentanza paritaria sia giusto o meno. Personalmente penso di si, ma andiamo con ordine.
Pensiamo alla composizione dell’attuale parlamento che, con il 30.6% di elette, si conferma il più femminile della storia Italiana. In poche parole con meno di 1/3 di donne presenti, si parla già di record storico, pensate un po’.
E non è tutto: a questa importante cifra si è arrivati dopo battaglie mediatiche e politiche non da poco. Anche se con una legge elettorale orfana di norme su questo tema, infatti, alcuni partiti si sono attrezzati per sopperire alla mancanza di norme e inserire regole interne ai propri statuti o favorire la doppia candidatura in fase di primarie parlamentari ( come per esempio ha fatto il Partito Democratico).quoterosa
Oggi leggo molti opinionisti scrivere che norme come quelle discusse ieri siano paradossalmente offensive per le donne, in quanto si tende a creare una operazione di selezione automatica che travalica il merito reale di una persona, donna o uomo che sia. Tradotto: se una donna è capace accede alle cariche anche senza la “quota” definita dalla legge.
Benissimo, tutto giustissimo ma, ripeto, il nostro è considerabile un paese normale?
Un paese senza alcun problema sociale e culturale? Non credo affatto.
Anche perché, se così fosse, allora dovremmo pensare che le donne italiane siano tutte delle inette.
Siano delle incapaci che non meritano e non riescono a conquistare i ruoli di potere nel nostro paese.
Dovremmo pensare che se tutti i ruoli guida del potere pubblico (e quasi tutti quelli del privato) siano in mano agli uomini per mera superiorità di questi ultimi? Non penso proprio.
Ecco quindi che il tema della pari rappresentanza diviene ancor più importante se allargato all’intera situazione del paese. Non perché si debba fare una divisione di genere anche sulle nomine del potere ma perché esse, nella totale assenza di donne, confermano quanto il nostro sia un paese incapace di maturare su questo piano.
E’ proprio per tale manifesta incapacità di sopperire in maniera autonoma alla palese disparità tra uomo e donna che a questo punto tocca intervenire alla legge.  Ecco, la spiegazione è tutta qua.
A questo aggiungo anche proprio perché vi è una nuova legge elettorale con liste bloccate in discussione, allora una norma sulla pari rappresentanza appare ancora più sacrosanta.
Nel dubbio, infatti, tra una massa di nominati e una massa di nominati e nominate, io sceglierei senz’altro la seconda.
Per concludere: le norme per la parità di genere non dovrebbero essere necessarie ma in un paese così malridotto come il nostro appaiono quanto mai urgenti per rimuovere un oggettivo gap che esiste nella società tutta e che quindi, a partire dalla politica, va obbiettivamente ridotto.

Piccola nota (politica) a margine:

Su quanto accaduto ieri, nella speranza di una modifica nella discussione al Senato, secondo me si deve distinguere tra il contesto politico in cui il dibattito si è sviluppato e la reale urgenza del paese sul tema della rappresentanza femminile.
Il contesto in cui ieri è nato e cresciuto il dibattito sulle c.d. quote rosa era uno dei più snaturati possibili. Perché? Perché in ballo c’è un accordo politico ben preciso tra il PD e parte del Centrodestra che, per fortuna, potrebbe portare a una breve soluzione sul tema della legge elettorale e SOPRATTUTTO della garanzia di GOVERNABILITA’.
Inoltre il partito del Presidente del Consiglio (che ha già nominato un governo con rappresentanza paritaria) ha le c.d. “quote” all’interno delle proprie norme e questo è un elemento non da poco che Matto Renzi potrà comunque spendere in fase di campagna elettorale contro gli altri partiti.
Detto ciò, le leggi si fanno per migliorare il paese e non per tornaconti personali o di partito.
Aspettiamo quindi l’evolversi della situazione.

 Opinione differente dalla mia ma interessante nel post di E. Ruffini sull’Espresso.

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