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Una città nella città: il Castello Svevo e il lungomare

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Guardate questa immagine, guardatela bene e non soffermatevi solamente sull’enorme e bellissimo castello. Guardatela ancora e pensate a quante cose si potrebbero fare in questi spazi, a quante attività potrebbero nascere e svilupparsi su questo lungomare. Io per esempio dinanzi al palazzo rosso in basso a destra vedo dei turisti che mangiano una frittura di fronte al mare.
Più su, accanto all’ingresso laterale del castello spuntano dei gruppi di turisti coordinati dalle giovani guide della nostra città. Nelle banchine a sinistra si vedono le barche private dei cittadini, in sosta su dei moli comunali affittati a canoni più equi e giusti rispetto ai porticcioli privati.
E quel palazzone centrale sotto il castello? Quello bianco sulla banchina? Ah si, la c’è un centro artistico che in cambio di un affitto al comune riesce a creare attività culturali. Nello stabile accanto, dove un tempo c’era la Marina Militare oggi ci sono gli scout e in quello affianco lo sportello assistenza per le donne.
Ecco, dopo aver sognato un po’ adesso torniamo con i piedi per terra. Ad oggi resta tutto come prima e cioè con gli spazi del Castello Svevo e del lungomare ancora in mano alla Marina Militare.
Che peccato. Pensiamo solo alle tante migliorie che potrebbe ottenere la nostra città aprendo questi luoghi. Quanti vantaggi economici, grazie allo sfruttamento turistico e, di conseguenza, lavorativo dei diversi spazi. E, non di meno, anche quanti vantaggi logistici ed urbanistici si potrebbero ottenere aprendo intere nuove zone della città e creando una nuova viabilità e nuove zone sfruttabili dai cittadini.
Stando alle ultime notizie, dopo l’ultimo No dei vertici della Marina in relazione alla richiesta dell’amministrazione di riaprire Porta Revel, il sindaco era volato a Roma per incontrare i grandi dirigenti del Ministero sperando di ottenere qualche minima apertura. Siamo ancora in attesa.
Comunque ipotizzando una dismissione graduale si potrebbe almeno iniziare con l’apertura degli spazi sottostanti al Castello.
Come noto, infatti, il complesso è composto da una zona enorme, idealmente divisibile in due parti: quella inferiore relativa al lungomare nel seno di ponente, quella che per capirci va da Porta De Revel ( il muro che “blocca” il Lungomare all’altezza delle c.d. Schiabiche) sino all’ingresso dell’Arsenale in Via Prov. San Vito, e una parte superiore formata da stabili, palazzi e servizi vari e, ovviamente dal Castello, con ingresso principale in Via de Mille.
Sarebbe già un enorme passo avanti per la città intera poter sfruttare la zona del lungomare. Allo stesso modo si dovrebbe spingere maggiormente per rendere davvero fruibile il Castello ai turisti in visita alla città.
Successivamente si potrebbe pensare una apertura delle zone superiori che porterebbe, nella pratica, a ridare ai brindisini una nuova città. Anzi una città nella città.castello
Riaprire gli spazi consentirebbe di riappropriarsi di aree e palazzi utili per utilizzi comuni. Pensiamo solo alle tante scuole superiori per la quale la Provincia paga affitti spaventosi e che negli enormi spazi della base troverebbero una ottima destinazione o ancora ad affitti ad associazioni e attività imprenditoriali come alberghi e ristoranti, negozi e tanto altro.
Certo parliamo di idee molto più complicate rispetto alla semplice apertura della zona sottostante al Castello e sulla quale gravano due fattori critici non da poco conto: la mancanza di fondi e la lentezza della burocrazia incidono non poco sulle tempistiche e le capacità reali di cambiamento.
Tuttavia sarebbe davvero uno sforzo ben ripagato. Parliamo di una zona enorme e iper sfruttabile oltre che, riguardo al Castello, uno degli esempi di architettura militare più interessanti del meridione.
Edificato per ordine di Federico II intorno al 1233 e rimaneggiato più volte in epoca angioina, aragonese e spagnola il Castello Svevo occupa una superficie di 16000 mq ed è composta da sei livelli principali. Una struttura immensa caratterizzata dalla grande inaccessibilità determinata dalle sue recenti destinazioni d’uso: prima quella di carcere nel 1808 e poi quella di sede militare dal 1910.
Eppure quando nel 1943 il Re in fuga stanziò il governo nella città ( rendendo Brindisi Capitale d’Italia per circa cento giorni) le maggiori funzioni operative furono svolte proprio nel Castello Svevo.
Su questo tema sarebbe bello poter accogliere una mostra permanente proprio all’interno delle sale della fortezza.
Intanto, per fare ancora un po’ di cattivo sangue ecco un bel video sulla struttura e le attività che si svolgono al suo interno:

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