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Il mare di Brindisi: dal contrabbando alle regate veliche

Per una città come la mia, letteralmente abbracciata dal mare, non è così difficile comprendere quanto l’Adriatico possa significare fonte di ricchezza.
Quella ricchezza un tempo garantita dallo sfruttamento delle attività illecite, il contrabbando in primis, oggi diviene fonte di attività culturali capaci di garantire quel riscatto sociale per anni atteso invano dalla cittadinanza.
Questa un po’ la morale da ricavare da questo bel reportage di Danilo Lupo, giornalista leccese che per il terzo anno si è aggiudicato il titolo di “Giornalista di Puglia” e che il territorio salentino lo conosce più che bene.
E’ lui infatti che dirige il bellissimo quindicinale di inchiesta in onda su Telerama dal titolo l’Indiano.
La trasmissione, che per il livello delle inchieste e la qualità dei servizi non appare così lontana da “Report” di Milena Gabanelli, racconta da anni gli aspetti più oscuri del Salento con speciali e approfondimenti sul mondo del malaffare e inchieste che spaziano dal campo della politica a quello dell’edilizia, sino alla crisi lavorativa del nostro territorio.
Nella ultima puntata è andata in onda questa bellissima inchiesta sulla nostra città e sul recupero delle attività portuali un tempo in mano alla malavita.
A commento della sua inchiesta, scriveva oggi l’autore sulla sua pagina Facebook: “Ieri Brindisi era la capitale del contrabbando, oggi partono le regate per Corfù. La rinascita della città assomiglia a quest’azienda confiscata alla camorra, che ha una strada segnata: il mare”.
In poche semplici parole Lupo c’entra il punto: è il mare il vero centro nevralgico della città. Quel mare per troppi anni sinonimo di malaffare è lo stesso mare oggi protagonista del Salone Nautico, della Brindisi-Corfù o del mondiale di motonautica.
E’ da qui che la città deve ripartire: dalla valorizzazione delle proprie risorse naturali. Il mare in primis ovviamente ma concepito come parte integrante di un più grande progetto. Un sistema attrattivo in grado di catalizzare l’attenzione non solo sugli eventi legati al porto ma anche di fare da traino per la riqualificazione di intere aree della città.
Tra queste come non citare la vera e propria emergenza legata all’abbandono del Castello Aragonese e a tutta la zona limitrofa del forte a mare? Allo stesso modo come non considerare di fondamentale importanza l’apertura del tratto di lungomare ancora in mano alla Marina Militare sulla quale affaccia il Castello Svevo? E ancora, come non soffrire all’idea che una struttura enorme e bellissima come il Colleggio Navale N. Tommaseo sia ancora, dopo decenni, nel degrado più totale?
E ci sarebbe ancora tanto da scrivere ma mi fermo qui, per non piangere ulteriori lacrime amare.
Intanto prendiamo quanto di buon è avvenuto fino ad’ora. Questo video ne da un validissimo esempio:

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