Raretracce

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Sognando ad occhi aperti: dai castelli alla coscienza civile

Ci sono città nella nostra splendida penisola che hanno saputo superare i problemi secolari che attanagliano questo paese. Ci sono realtà del sud d’Italia che hanno capito quanto sarebbe stato facile, oltre che utile, andare oltre le mille problematiche del luogo unicamente investendo sul luogo stesso.
Penso alla città di Salerno, rinata negli ultimi anni, penso a molte zone della Sicilia come Catania o paesini come Taormina divenute mete turistiche internazionali, o più semplicemente penso al Salento, inteso come grande area della provincia leccese, che ha saputo investire nel turismo semplicemente valorizzando la propria terra, i propri costumi e le tradizioni. Si pensi all’exploit della pizzica, alla moda dei cibi locali o semplicemente al turismo giovanile di molte località costiere, Gallipoli in primis.
Ovviamente si parla di una terra stupenda nella quale si parte già dal vantaggio di avere un territorio ricco di bellezze di ogni genere, una serie sconfinata di risorsee culturali e naturalistiche.duomo
C’è stato dell’altro però, c’è e c’è stata la voglia di credere in un progetto complessivo di rinascita e valorizzazione capace di rendere fruibile qualsiasi aspetto del proprio territorio. Un progetto che, in maniera differente, ha coinvolto tutti gli attori di quella realtà: le amministrazioni del posto, l’imprenditoria locale, le istituzioni, sino ad arrivare al singolo cittadino divenuto parte attiva di una grande famiglia, quasi una seconda regione dentro la Puglia.
Pensiamo alla “Notte della Taranta” per esempio, esperienza nata a fine anni novanta per valorizzare la musica salentina che oggi, dopo sedici anni, è divenuta nota in tutto il mondo.
Oltre che per aver pubblicizzato zone prima poco celebri come il piccolo centro di Melpignano, oggi meta di decine di migliaia di turisti e appassionati (pensate che dal 1998 ad oggi si è passati da circa 5.000 partecipanti ai quasi 300.000) la notte della Taranta è divenuta ormai un appuntamento fisso dell’estate musicale europea riuscendo ad ospitare ogni anno artisti di livello internazionale.
Perché faccio questo esempio? Perché penso sia una delle esperienze che meglio riassumono le potenzialità di questo territorio, capace di divenire meta di sfide nazionali ed internazionali puntando unicamente sulla propria valorizzazione.
Ma torniamo a Brindisi. Quando penso alla mia città lo faccio con uno spirito sognatore.
Mi piace immaginarla come una realtà capace di vivere unicamente, o quasi, di turismo.
Una città dove il turista inglese in transito per Corfù, per esempio, si fermi 2/3 giorni in un albergo del centro, visiti il centro storico, ceni sul lungomare, raggiunga la Riserva di Torre Guaceto con una navetta apposita e poi, tornando in città, visiti il Castello Aragonese a bordo di una barca locale per poi fermarsi dinanzi alla banchina del Monumento al Marinaio per un aperitivo e proseguire per l’altra parte del lungomare, dinanzi al Castello Svevo.
Solo un sogno? Mica tanto in fin dei conti. Tante piccole cose sono state fatte e in effetti i risultati negli ultimi anni si vedono.
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Ma volendo sognare ancor di più possiamo ragionare in termini più grandi. Pensateci un attimo: quante altre città hanno un potenziale di questo genere? Pochissime.
Quante città possono vantare un porto naturale tra i più grandi e belli d’Italia, una presenza di risorse artistiche dei periodi più disparati, tre bei parchi cittadini, uno dei pochi teatri al mondo sospesi e per più sugli scavi romani e ancora: due Castelli enormi e bellissimi, un lago ed una riserva naturale del WWF a pochi chilometri. E tanto altro ovviamente.
A tutto ciò come non aggiungere una serie di infrastrutture potenzialmente perfette come un aeroporto internazionale, una stazione, un porto commerciale e turistico.
Insomma se partissimo dalla consapevolezza delle potenzialità della nostra città saremmo già un passo in avanti. Questa è la prima parte del sogno, quella in cui si dorme beati e non si percepiscono tutte le sfumature. Poi però c’è il risveglio, spesso traumatico, che ti proietta in una realtà dai mille problemi: dal delicatissimo tema dell’ambiente e dell’inquinamento sino al fondamentale tema della crisi occupazionale. Un problema sempre più drammatico se pensiamo al collegamento diretto che esso ha con l’aumento della criminalità.
E allora come uscirne? Semplice, facendo ciò che farebbero tutti: valorizzando il proprio territorio.
E’ innegabile, infatti, che una città come la nostra offra potenzialmente una serie di ricchezze culturali che non hanno nulla invidiare a tante altre realtà.
Deve partire tutto da noi, dai singoli cittadini. Impegnandosi nelle piccole azioni quotidiane, possano esse essere il lasciare l’auto a casa e uscire in centro con la bici o magari acquistando nei negozi cittadini invece che unicamente nei centri commerciali.
E ancora: interessandosi alla vita della città, impegnandosi in attività di volontariato, culturali o sociali.
O semplicemente vigilando sull’operato degli amministratori locali. Insomma impegnandosi in prima persona nel bene comune della città, divenendo parte primaria di un cambiamento, di un moto capace di risvegliare le coscienze dei singoli cittadini dopo anni di coma profondo.
Ovviamente su tutto ciò l’impegno e la spinta maggiore deve arrivare soprattutto delle nuove generazioni.
Deve essere nostra la maggiore spinta per cambiare la città. Perché è inutile nasconderselo: chi come me appartiene alla c.d. fascia giovanile ha la forza per ambire a cambiare davvero questa città anzi, per dirla in maniera brutale, ha quasi il dovere di credere in questa sfida.sanpietro
Ha la responsabilità di fare meglio e più di quanto non abbiano fatto le generazioni passate, protagoniste di quei decenni che hanno visto, e in parte accettato, la svendita di questa città, l’abbattimento di palazzi antichissimi del centro (si pensi solo al vecchio Banco di Napoli, il vecchio Municipio, alla torre dell’Orologio di Piazza Sedile o ai tanti palazzi ottocenteschi dei tre Corsi), allo scempio che ha portato alla distruzione del Teatro Verdi e alla consequenziale devastazione del Rione di San Pietro degli Schiavoni o, ancora, a chi ha vissuto l’exploit di una Zona Industriale sconfinata che ha deturpato irrimediabilmente una costa bellissima come quella ad ovest della città.
Ripeto, tanto è stato fatto. Gli esempi positivi sono all’ordine del giorno.
Da chi decide di tornare dopo anni passati all’estero per immergersi in attività sul territorio, a chi si lancia nelle sfide commerciali aprendo negozi e botteghe nel centro storico.
Penso al mio amico Andrea che magistralmente gestisce questa attività di liuteria nel centro di Brindisi e che si toglie sempre più maggiori soddisfazioni.
Penso agli amici di Brindisimydestination impegnati nella valorizzazione del territorio attraverso l’innovazione e nuove modalità di apprendimento culturale.
Penso ancora agli amici del TransitionLab, ragazzi svegli che da qualche anno, ormai, portano i maggiori artisti della musica elettronica in giro per la Puglia e non solo.
Insomma, gli esempi sono tantissimi.
Non resta che continuare a credere nelle potenzialità del territorio e impegnarsi, ognuno nel proprio piccolo, in prima persona.
Proviamoci.

 

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3 commenti su “Sognando ad occhi aperti: dai castelli alla coscienza civile

  1. Anna Laura natale
    13/06/2014

    Ciao Andrea, leggendo il tuo articolo mi è venuta voglia di partire per la tua citta.
    La conosco poco ma l’ò vista attraverso il tuo racconto.Mi è venuta nostalgia di tua madre dei nostri resoconti, dall’ultimo incontro passato a raccontarci le nostre vite.
    Grazie di questo bel ricordo. Laura

    • raretracce
      13/06/2014

      Grazie mille Anna Laura, in effetti è una città che merita tanto.
      Un abbraccio, a presto spero.

  2. Maria
    16/06/2014

    Ciao Andrea, quest’anno ci sarà la navetta che porterà a Torre Guaceto( iniziativa di un imprenditore privato ovviamente), non so sei a conoscenza della notizia più recente, adesso celebrano e festeggiano anche i matrimoni sotto la Torre, sinceramente mi sembra un’ottima idea, come location è eccezionale e con moderazione la si può sfruttare.

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