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I morti, i mostri e i presunti assassini

Ha un non so che di surreale quanto sta accadendo in queste ore nel nostro paese.
Intendiamoci in Italia nulla sembra sfiorare la normalità ma in questi ultimi giorni si sta ripetendo una pratica vista e rivista che coinvolge i protagonisti dell’informazione e non solo.tvdolore
Proviamo a ricapitolare: il Ministro iper garantista Alfano dichiara che è stato individuato il colpevole dell’omicidio della piccola Yara.
Tutti i media nazionali non perdono un secondo per pubblicare le foto personali del (è bene ricordarlo) sospettato. Ma c’è di più.
Vi sono degli aspetti in tutta questa vicenda che puntualmente legano tragedia e spettacolo, cronaca e feticismo, informazione e sete di giustizia.
Sarà che il nostro è un paese dove la garanzia delle pene resta una grossa utopia, sarà che oramai i social network rendono tutto meno privato e facilmente reperibile ma ormai da qualche anno sembra non esserci altro metodo se non quello di spettacolarizzare le notizie, anche le più cruente. Anzi, quanto più un caso si confermi violento e crudele, tanto più vi sarà un’attenzione maniacale nel descriverlo.
Mi direte che ormai tutto ciò è normale. Invece no. Non lo è affatto, ci siamo solo abituati a tutto questo schifo ma di normale qui non c’è proprio nulla.
Aldilà del fatto che in passato (anche a causa di tecnologie meno avanzate) vi era un diverso approccio ai grandi casi di cronaca, pensiamo che solo dalla tragedia del piccolo Alfredino Rampi iniziò un certo tipo di informazione, qui si deve parlare davvero di degenerazione dell’informazione.
Come altro spiegare casi come questo qui sotto. Il profilo ufficiale de “Il Giornale” che costruisce un quiz sulla identità dell’ipotetico assassino della piccola Yara. “Scopri chi è” ti chiedono, “clicca qui” ecc.
Tutti metodi vomitevoli per acchiappare qualche click in più e avere più visite e quindi più pubblicità.
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Ma davvero pensiamo tutto questo sia un modo decoroso di trattare un caso così delicato?
E poi, il “Giornale” della famiglia Berlusconi non si era sempre affermato come strenuo difensore della (sacrosanta) presunzione di innocenza?
Per carità in questo caso si parla di un quasi sicuro omicida ma da questo a pubblicare foto personali e crearne un indovinello online ce ne passa.
A proposito di foto, anche il “Corriere” nella sua versione social, ieri ha pubblicato una intera galleria di immagini prese da Facebook dell’arrestato.
Restando alle cronache di queste ore: sulla tragedia di Motta Visconti invece il Fatto Quotidiano ha preferito pubblicare direttamente la foto del profilo Fb della povera mamma uccisa riportando gli ultimi pensieri scritti dalla vittima sulla sua pagina virtuale.
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Anche sulla strage del Milanese si è scritto e pubblicato di tutto: foto di bambini, indirizzi e nomi di aziende e luoghi vari.
In questa riflessione secondo me bisogna fare emergere due aspetti differenti: da un lato la nauseante spettacolarizzazione della cronaca nera da parte dei media, dall’altro l’eccessiva intrusione negli aspetti personali di vittime e ipotetici colpevoli. A proposito di indiziati, è molto probabile che l’omicida della piccola Yara sia proprio quello che in queste ore appare su tutti i media nazionali ma, aldilà di questo singolo caso, non dimentichiamo come spesso, il rischio di far passare dei “semplici” indagati a brutali mostri sia possibilissimo.
Successe anche due anni fa, dopo l’attentato di Brindisi ed io ne parlai in questa riflessione sempre su questo blog. In quel caso il nome del colpevole era ancora lontano e gli inquirenti sembravano brancolare nel buio. In quel clima di caos generale ben due indiziati furono letteralmente sbattuti in prima pagina.
Le loro foto vennero mandate in diretta su un Tg nazionale e ci fu anche chi, come un famosissimo giornalista televisivo, scrisse l’indirizzo del presunto colpevole. Presunto, infatti.
Una (presunzione di) innocenza che alla fine valse per entrambi, rientrati a casa in piena notte con tanta paura e altrettanta vergogna pur essendo totalmente estranei ai fatti.
Dice un proverbio: “Si può rimediare al mal fatto, ma non al mal detto”.
Ecco, è bene che in molti se lo ricordino perchè, ripeto, anche quando si è certi di aver catturato l’uomo giusto ci sono modi e modi di agire. Non ci dovrebbe essere un ministro a fare uno spot in tv ma, magari, una conferenza stampa da parte degli inquirenti.
Non si dovrebbero pubblicare le foto dei luoghi, dei pensieri, dei parenti, delle vittime ma anche dei colpevoli.
Non si dovrebbero creare quiz e speciali online sui protagonisti di una strage.
Insomma, in poche parole: non si dovrebbe speculare sul dolore, mai.

 

Ps Emblema del giustizialismo online è questa pagina apparsa ieri su fb:

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Pps non proprio tutti hanno seguito quanto scritto finora. Giornalettismo, per esempio si è comportato diversamente, qui ha spiegato il perchè.

 

 

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Un commento su “I morti, i mostri e i presunti assassini

  1. Anna Laura natale
    17/06/2014

    Sono d’accordo con il tuo pensiero troppo giornalismo sensazionalistico.
    Sensa riflessone senza badare a chi colpisce.

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