Raretracce

Cultura – Politica – Musica / America – Roma – Brindisi

L’informazione e la rete: click baiting, giornali online e comunicazione social.

Da molto tempo, ormai, i giornali non sono più gli strumenti con cui il cittadino si orienta e interpreta tutto ciò che gli accade intorno. Non sono più quelle macchine divulgatrici di popolari fatti di cronaca o degli eventi che accadono nel nostro paese o nel mondo.
Sostituiti dai nuovi media, oggi anche i grandi quotidiani vedono, impetuosa, la crisi alle calcagna.
Per questo si sono, ovviamente, dovuti reinventare: ripensare il proprio ruolo, ridefinire le modalità con cui comunicare, aggiornare il proprio stile. la grafica e, come vedremo, anche i contenuti.
Ad uno smisurato crollo di vendite della carta stampata, perciò, si è contrapposto, negli ultimi anni, il fenomeno dell’informazione sul web, tramite le testate online.
Una galassia di siti, blog e tanto altro che, quotidianamente, diffondono notizie in rete: dalle versioni online delle importanti testate giornalistiche sino alle riviste tematiche, dai blog politici ai grandi diffusori di bufale e informazione spazzatura che, ahinoi, spesso sono proprio quelli che attirano i maggiori click.Flip_Flop_Social_Media_Icons_by_EffBomb
Che il mondo di internet avesse, ovviamente, orientato il modo con cui fare informazione e diffondere le notizie, beh questo era palese. Esigenze di tempo e nuovi modi di acquisizione delle news hanno, nel corso degli ultimi anni, notevolmente inciso sulle modalità di diffusione dell’informazione.
Come racconta molto bene Francesco Piccinini, in un approfondimento di questa estate su fanpage.it, il contenuto è ormai diventato sempre meno scritto e sempre più video.

La produzione di contenuti non è solo produzione di news. O meglio è “anche” produzione di news, ma queste non bastano più. Un giornale del XXI secolo vive anche di produzione di contenuti di entertainment e infotainment (termine visto in un’accezione negativa ma che, in realtà, può racchiudere arti “nobili” come il teatro di narrazione). Contenuti che vanno pensati e prodotti per essere fruiti sempre più in mobilità e sempre meno da desktop: insomma, non siamo più nell’era del mobile first, ma del mobile only.

Nell’era dei social si è, quindi, puntato (non sempre per fortuna) su notizie brevi, d’impatto e appunto virali, parola, quest’ultima, ultra inflazionata nel vocabolario dei nuovi media ma che ben definisce la facilità di diffusione dei link reperibili sulla rete capaci, in poche ore, di diventare dei veri e propri tormentoni grazie alla condivisione sui social network.
Ora, su questo vastissimo tema, gli approfondimenti da fare sarebbero davvero numerosi, tant’è che esistono molti libri e dibattiti online dedicati all’argomento. Io però, mi limito a evidenziare due aspetti:

– la qualità degli argomenti diffusi in rete,
– la modalità con cui si attirano sempre maggiori lettori.

Sul primo punto, secondo me, la situazione sembra davvero essere sfuggita di mano anche agli editori un tempo più attenti e rigorosi. Ad oggi non c’è quasi nessun giornale online che rinuncia a diffondere notizie praticamente inutili, provocatorie, sciocche o comunque totalmente estranee alla parola “informazione”.
Il tema comunque ruota tutto intorno a quest’ultima riflessione: cosa si può definire una notizia e cosa no? Fin dove si spinge il dovere di cronaca? E ancora: cosa lo distingue dal semplice gossip o, magari, dalla morbosità nel curare alcuni fatti palesemente lontani dal poter essere definiti una “notizia” ?
Un esempio che può ben rendere l’idea mi era venuto in mente un annetto fa, quando fu inaugurata la nuova versione del sito di Repubblica.it con la quale venne ampliata enormemente la striscia laterale destra della schermata. Un tempo era dedicata alle poche notizie di gossip e curiosità dal mondo, oggi è totalmente mescolata alle notizie dell’home page.
Capita, così, di trovarsi sullo stesso piano un articolo sull’emergenza lavoro e la top ten delle cadute più buffe. Oppure di leggere un approfondimento sull’ultima crisi politica e la scenata in un reality della sera prima l’uno accanto all’altro. Stessa cosa con il nuovo sito del Corriere e non solo.The_New_York_Times_newsroom_1942
A tutto ciò si aggiunge, poi, qualcosa di ancora più triste: la diffusione delle notizie che le testate fanno sui social network.
Un insieme di articoli spazzatura triti e ritriti, finalizzati solo a raccogliere condivisioni
(e quindi pubblicità) e click (e quindi soldi) ma spesso totalmente distanti da ogni minimo legame con quello che dovrebbe essere il fine di una testata, ovvero l’informazione.
Forse si è pensato che gli utenti dei Social Network siano tutti rincoglioniti, forse si crede che le uniche notizie spendibili sui social siano quelle insulse ma allo stesso tempo attrattive, che puntino sulla curiosità ma contemporaneamente sulla semplicità, che mirino a ad evitare alcuna elaborazione da parte del lettore ma solo una rapidissima ricezione.
Altrimenti non si spiega cosa ci sarebbe di utile, divertente o curioso in una rubrica di bambini che si vomitano addosso l’omogeneizzato?
Quale sarebbe l’utilità di pubblicare per la settecentesima volta un video virale che quasi sempre “fa commuovere il web”?
O della necessità che spinge una famosissima testata nazionale a pubblicare video degni delle peggiori puntate di Paperissima?
Misteri dell’informazione 2.0
Per non parlare, poi, della pigrizia che sembra sempre più colpire le nostre testate web e che porta ad una cadenzale ripetizione di materiali visti e rivisti e presenti in rete anche da mesi o anni.
Facile fare “giornalismo” in questo modo: aspettare di condividere video e link provenienti, quasi sempre, da pagine e siti esteri ed ricavarne dei nuovi articoli, spesso anche mal tradotti e poco chiari.
E credetemi, spesso a farlo sono grandi testate nazionali.
Pensate solo se un Guardian, un Times, o un International Herald Tribune facessero qualcosa del genere.

Ma è sul secondo punto che, secondo me, emerge il grado di degenerazione dell’informazione online.
Il modo con cui si diffondono le notizie è diventato sempre più legato ad una parola: click bait.
Un’esca, appunto. Un tranello con cui attirare maggiori visualizzazioni direttamente dalle pagine dei social network.
Come? Quasi sempre con tecniche “ingannevoli”: titoloni che scatenano la curiosità del lettore e che, nella maggior parte dei casi, una volta aperto il link, nascondono delle non notizie.
Un fenomeno enormemente presente sul web, tanto da spingere Facebook a studiare dei nuovi strumenti per controllare l’uso di questo fenomeno.
Anche Roberto Saviano, su L’Espresso di questa settimana, ha dedicato la sua rubrica al fenomeno del Click Baiting, parlando di siti che “vampirizzano i contenuti altrui”, che puntano “alla ricerca disperata di contatti” che porteranno inevitabilmente a un abbassamento della qualità delle notizie.
Per il noto scrittore napoletano, alla grossa emorragia di lettori che ha colpito l’informazione spesso si tende a rispondere con soluzioni facili e rapide invece che sull’approfondimento.like
Assisteremo, facilmente, a casi di link con foto ambigue, seguite da titoli del tipo: “Non ci volevamo credere e invece, guardate un po’..”, oppure “Incredibile, l’abbiamo beccato, leggete che abbiamo scoperto..” e via dicendo.
Insomma ogni motivo è buono per attirare nuovi click e generare collegamenti con la pagina citata, e aprire banner, spot in apertura dei video e così via.
Per capire in modo dettagliato di cosa sto parlando vi consiglio questo preciso approfondimento sul fenomeno del clickbaiting, pubblicato oggi su festivaldelgiornalismo.com
Comunque, il re incontrastato di questo fenomeno è sicuramente il Blog di Beppe Grillo che sulla sua pagine di Facebook e Twitter pubblica unicamente link esca che dirottano sul suo sito e tutte seguendo la formula dei titoloni e delle foto attrattive, come racconta proprio Saviano nella riflessione su L’Espresso.
Per chi come me, però, era poco propenso ad aprire i link del sacro blog di Beppe, qualcuno si è inventato una pagina Facebook semplicemente geniale, dal titolo: Spoiler dei post che non dicono niente di Beppe Grillo.
Un modo semplice e indolore per svelare di cosa parla l’ultima news pubblicata e, quasi sempre, confermare l’inutilità del tono esagitato con cui viene presentata sui social.
Per chiudere un’ultima riflessione, affatto secondaria.
Se pensiamo che la lettura dei giornali cartacei sia qualcosa di totalmente distante dalle nuove generazioni e se valutiamo che queste si formino unicamente apprendendo notizie dalla rete, e spesso tramite i social network, possiamo ben capire il potenziale enorme dell’informazione online e allo stesso modo realizzare quanto preoccupante sia la deriva che questa sta prendendo.
Un motivo in più per ripensare l’intero sistema dell’informazione moderna. Una riflessione che sicuramente spetta agli attori protagonisti, quindi a chi l’informazione la fa. Ma anche a noi lettori che, invece, spesso subiamo passivamente le notizie.
Su questo punto è utile soffermarsi sulle parole di Arianna Ciccone all’Università di Urbino qualche settimana fa:

Nell’era del sovraccarico di informazione ognuno di noi può contribuire a creare senso dove c’è rumore. Contribuire a smontare false notizie, bufale, a immettere nel sistema anticorpi contro errori, manipolazioni, disinformazione. Aiutando noi stessi e le persone che frequentiamo nel mondo digitale, le nostre piccole o grandi comunità, ad affinare le nostre capacità di consumo critico dell’informazione.
La pretesa etica nei confronti dei giornalisti dovrebbe guidare anche i nostri comportamenti online. Essere pronti all’ascolto, al confronto, verificare prima di postare un link, retwittare una foto, condividere un video; rispettare gli interlocutori, ammettere un errore, se è il caso rettificare una notizia sbagliata, sentire la responsabilità del “tasto like”

Ecco appunto: sentire la responsabilità dell’essere fruitori di notizie. Divenire responsabili di ciò che si legge e, a propria volta, si diffonde.
Se si partisse da questo, saremmo già un bel passo avanti.

Annunci

2 commenti su “L’informazione e la rete: click baiting, giornali online e comunicazione social.

  1. unemme
    15/11/2014

    Quoto tonalmente 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: