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Il centro di Brindisi: il suo utilizzo, la pedonalizzazione e i deserti urbani, una riflessione propositiva.

Da un po’ di tempo, tutte le mattine, il quotidiano online SenzaColonne augura il buongiorno su Facebook ai propri followers e lo fa con una immagine del passato della nostra splendida città.
Qualche settimana fa la copertina scelta dalla redazione mi aveva notevolmente colpito. Sarà che, in maggioranza, son foto dei tempi andati, di quando le auto erano poche e i palloni e le biciclette la facevano da padrone. Tempi che, chi sta scrivendo, non ha (sfortunatamente) vissuto. Tuttavia l’immagine di una bellissima, e deserta, piazza Dante mi ha fatto riflettere.
Un tempo sede del Palazzo della Questura (prima si chiamava Piazza della Sottoprefettura), oggi è un piacevole ritrovo per chi desidera mangiare qualcosa di buono nei tanti locali e ristoranti che si affacciano in strada. Durante i mesi più caldi, poi, si può anche cenare all’aperto, in uno dei vari gazebo in legno presenti sul manto stradale composto dalle classiche e bellissime basole caratteristiche del nostro centro storico.
Bene, osservando questa foto (qui accanto nella versione proposta da SenzaColonne) non ho potuto evitare di riflettere sulla condizione attuale del centro storico e sul potenziale miglioramento che, con poche e semplici accortezze si piazzadantepotrebbe ottenere dalla riqualificazione urbanistica di molti luoghi nonché dall’attenzione per tutti i vari aspetti legati al tema della mobilità e del decoro.
Personalmente credo che le cose alle quali si dovrebbe mettere mano non sono affatto poche, tuttavia possono essere inserite tutte all’interno di una nuova e globale concezione di utilizzo del centro urbano.
Ma andiamo con ordine.

I corsi e la Ztl, una rivoluzione da ripensare al contrario
Pur sapendo di attirare non poche critiche e perplessità e, anzi,  promettendomi di affrontare il tutto in un futuro post ad hoc, voglio fare una schietta premessa: io i corsi non li avrei mai chiusi.
Detto questo, una volta modificata l’ampiezza dei marciapiedi (a Manhattan sono più stretti) e montato un basolato così chiaro e fragile (quindi poco adatto al transito degli automezzi) il più è stato fatto e pensare di invertire la tendenza appare quantomeno illusorio.
Peccato perché, secondo me, ben altre sarebbero state le modalità con cui pedonalizzare il nostro centro cittadino.
Mi spiego meglio: in ogni centro urbano che miri a raggiungere la giusta dimensione tra vivibilità, tutela dei residenti e incentivo all’utilizzo di mezzi pubblici, si cerca sempre più di impostare la pedonalizzazione in senso inverso e cioè: chiudendo (o limitando) il transito nelle stradine del centro storico e incentivando l’utilizzo delle grandi arterie di quartiere.
E’ quanto è avvenuto, in linea di massima, in luoghi come Lecce, dove si è proceduti alla pedonalizzazione di Via Trinchese o Via Vittorio Emanuele, strade si del centro storico ma relativamente piccole, strette e piene di negozi, o a Roma.
Nella capitale negli ultimi mesi, si è proceduto alla graduale pedonalizzazione del c.d. Tridente, la parte del centro storico formata da stradine piene di negozi, ristorantini e botteghe nella zona di Via del Corso. Quest’ultima invece è rimasta per più della metà quasi totalmente aperta al traffico in quanto, si piena di negozi, ma anche arteria centrale e fondamentale per la fruizione dei servizi  presenti nel centro storico.
Da noi sembra essere avvenuto l’inverso: le uniche grandi arterie del centro sono state parzialmente chiuse (ad oggi lo è totalmente solo Corso Umberto) ma tutte le altre zone del centro potenzialmente trasformabili sono diventate ostaggio del traffico.
E’ avenuto alla destra dei corsi (si pensi alla quotidiana cloaca di via Filomeno Consiglio) così come alla loro sinistra (si osservino le situazioni allarmanti di Via Taranto e Via Lata, perennemente invase dalle auto).
Una città aperta e fruibile avrebbe puntato, al contrario, sullo sfruttamento dei tre corsi (da chiudere categoricamente al traffico ogni fine settimana a vantaggio di mercatini e delle passeggiate) e, viceversa, avrebbe sfruttato il potenziale del vero centro storico: via Duomo, Via Tarantini solo per citarne alcune.
Parlavamo prima di Piazza Dante e della splendida foto pubblicata da SenzaColonne, bene, ora andate su Google Maps e cercate la stessa piazza. Otterrete questo: una invasione totale di auto.piazza dante
Parcheggi ricavati ovunque, perfino dinanzi al portone principale del bellissimo palazzo del Governo, da poco riaperto per l’antico chiostro rimesso a lustro.
Ora, tralasciando sulla necessità di maggior controllo da parte della P. Municipale, quanto costerebbe avere alcune piccole accortezze? Quanto ci vorrebbe a mettere dei paletti anche dall’altro lato della piazza? Oltre alla già descritta necessità di chiudere molte zone del centro al passaggio dei mezzi.
Pensate come sarebbe bello poter camminare liberamente, specie nei mesi estivi, nelle zone del centro storico senza il problema delle auto. Allo stesso modo, quanto sarebbe funzionale per chi volesse aprire delle attività esterne poter godere di ampi spazi liberi?
Penso alla situazione di Piazza Concordia, ostaggio delle auto. Idem per la bellissima piazza di San Giovanni al Sepolcro che, quando non è utilizzata per la fruizione commerciale da parte di una pizzeria della zona,  spesso diventa un vero e proprio parcheggio.
Allo stesso modo, per molti luoghi sarebbe stato più funzionale l’utilizzo dei varchi Ztl e la possibilità di ingresso per i soli residenti.
Un esempio chiaro: per chi proviene dalla Commenda, e quindi percorre corso Roma sarebbe stato positivo permettere l’ingresso a destra su via Lata (all’altezza dell’Hotel Colonna) ai soli residenti per non intasare delle strade che già 2000 anni fa apparivano strette.
Al contrario chi non era autorizzato all’ingresso nei varchi, avrebbe potuto percorrere tranquillamente i corsi sino ai giardinetti Vittorio Emanuele.
Anche qui, perché permettere l’ingresso in Via Filomeno Consiglio e la conseguente invasione di auto nel vero centro storico (che non sono i Corsi)? Perché lasciare che centinaia di vetture vaghino alla ricerca di un posto che, con molte probabilità, sarà poi un parcheggio maldestro o in divieto di sosta ?
Al contrario, e anche qui temo di toccare un tasto dolente, ben venga il varco Ztl per il nuovo lungomare ma perché non lasciare comunque la possibilità di transito nei giorni settimanali dei mesi invernali?
So che ne sta discutendo molto e che quasi nessuno la pensa in questo senso. Ma ben venga il dibattito anche perché credo che bisognerebbe distinguere tra incentivo dei luoghi a traffico limitato e rischio concreto di trasformare questi spazi in veri e propri deserti aridi, cosa peraltro già accaduta nel caso dei corsi che, a vantaggio di qualche sabato sera di passeggiata, patiscono una intera settimana di reale mortorio.
Tuttavia capisco che, dopo anni di corsi pedonali, o quasi, una impostazione del genere possa destare molte perplessità.
Sarebbe bello, però, poterne discutere e approfondire il tema con franchezza con chi legge questo blog.corsovecchio2
Anche perché, voglio sia chiaro, che il senso di questa discussione non è un auspicio per un ulteriore utilizzo delle auto nel centro cittadino ma, al contrario, punta a far riflettere su come, una scelta più oculata sugli spazi da limitare al traffico, possa realmente cambiare volto alla città senza per questo danneggiare chiunque voglia fare una passeggiata nel centro o chi voglia aprire una attività sfruttabile all’aperto.
In questa ottica: perché non incentivare l’apertura di locali mobili come chioschi o gazebo in zone relativamente vuote come Piazza Santa Teresa o Piazza Vittoria?
L’esempio del Negroamaro Wine Festival dovrebbe far riflettere su questa possibilità.
Perché non pensare questi spazi, spesso inutilizzati, come luoghi di ritrovo e di movida attraverso pedane mobili o chioschi per cocktails bars?  Ovviamente nel rispetto totale delle norme del decoro, dell’igiene e degli orari di utilizzo?
Insomma, perché non provare a pensare il centro come un potente mezzo di promozione e proliferazione dell’economia cittadina?
Gli esempi non mancano anzi, molti sono più vicini di quanto si possa pensare, fare un giro a Ostuni per avere una chiara idea. Proprio adesso che il lungomare e Via del Mare iniziano a prendere maggiormente forma, sarebbe il caso di pensare globalmente a una idea di città più moderna e fruibile.

Parcheggi
Su quanto appena detto sono ovviamente collegati altri temi consequenziali.
In primis quello dei parcheggi: un centro semichiuso al traffico necessiterebbe, ovviamente, di spazi dove poter lasciare la propria auto.
Ora che il parcheggio di Via Dalmazia è stato ultimato e quello di Via del Mare, dopo i lavori, verrà definito e in parte traslato in Via Spalato, perché non pensare ad un altro spazio del genere? Sarebbe bello capire se tra i tanti tira e molla tra la Marina Militare e il Comune di Brindisi si sia mai concretamente affrontato il tema dello caserma Ederle di Via Castello.
Un complesso enorme, la cui quasi totalità della superficie risulta in stato di abbandono.viacastello
Tra le tante idee, si potrebbe pensare ad adibire l’enorme piazzale interno, ad oggi inutilizzato, a parcheggio per coloro che vengono in centro per lavoro (o turismo) dalle zone di Via Provinciale per San Vito. Un modo per liberare un’altra ala del centro dall’insopportabile ingorgo quotidiano che porta a parcheggiare in ogni angolo delle antiche vie limitrofe.
Inoltre, ristrutturando gli stabili che circondano lo spiazzo (alcuni spazi già utilizzati dalla Marina) si potrebbe donare qualche nuovo luogo alla comunità.
In quest’ottica si potrebbe pensare di installare un varco Ztl in prossimità del poco distante largo della Volta per proteggere le zone che da qui portano sino a Piazza Duomo, che sarebbero finalmente pedonalizzate.viacastello2

A proposito di Ztl:
Ho già detto quanto un utilizzo più intelligente e meno pignolo possa rendere davvero utile questo strumento. L’esempio dell’apertura invernale del lungomare per il solo transito (evitando categoricamente la sosta) potrebbe andare in questa direzione.
Al contrario, non sono pochi i casi di malfunzionamento delle attuali zone a traffico limitato.
Tre esempi su tutti: l’accesso a via Colonne da Piazza Duomo, la stessa piazza Duomo e Piazza Mercato.
Luoghi spesso soggetti a un afflusso ingiustificato di vetture pur essendo chiaro il divieto di accesso. Oltre alla parziale mancanza di controllo delle autorità c’è ovviamente un fattore legato all’educazione e al rispetto reciproco dei cittadini, elemento poco migliorabile se non gradualmente e faticosamente.
In altri casi però sembra che ci si metta d’impegno per facilitare i problemi: uno dei paletti mobili di accesso a piazza Mercato è rimasto fuori uso per mesi, lasciando la possibilità di ingresso ai tanti incivili che hanno parcheggiato nello spiazzo in varie serate estive.
Un altro caso assurdo riguarda l’incrocio tra corso Roma e Via Conserva dove da almeno cinque anni è presente un ingannevole cartello luminoso che segnala il divieto di accesso lì dove, ormai da tempo si può accedere e parcheggiare. Questa estate io stesso ho assistito a numerosi casi di smarrimento da parte di turisti in auto, dinanzi al divieto di accesso. Va detto che il cartello, nel corso degli anni, è stato spesso coperto con una busta di plastica nera ma, tralasciando il fattore decoro, spesso questa si è strappata riportando il problema alle radice.

La richiesta di spazi ciclabili
Da quando, negli anni novanta, è stata inaugurata la tanto attesa pista ciclabile nelle zone più esterne della città, sembrano essere passati anni luce.bike
Con l’apertura di questi nuovi spazi le periferie sembrarono improvvisamente più vicine. Da Sant’Angelo a Santa Chiara, dalla Minnuta al Cesare Braico, finalmente tutto era più vicino e raggiungibile a piedi, correndo o in bicicletta.
Il rischio di essere investiti dalle auto in strade scomode ed affollate (pensiamo solo all’attuale Via Provinciale San Vito) almeno per quei percorsi, appariva finalmente scongiurato. Tuttavia, poco sembrava cambiare da parte del cittadino medio, voglioso di raggiungere qualunque luogo con la propria auto e poco incline all’utilizzo della bicicletta all’interno della propria città.
Oggi però, finalmente qualcosa sembra cambiare. Sarà che mediamente la città è migliorata dal punto di vista urbanistico, pensiamo ai due parchi urbani e alle nuove zone del lungomare, ma qualcosa mi fa percepire una maggiore ventata di civismo.
Per carità, i vandali e i cafoni non mancano, pensiamo solo agli ultimi avvenimenti vergognosi di parco del Serrone o al perenne problema dei rifiuti buttati in strada, per non parlare dell’enorme problema della criminalità, ritornato ad acuirsi con la crisi economica.
Tuttavia da un po’ di anni comitati e movimenti sembrano finalmente spingere su temi legati alla qualità della vita, all’ambientalismo e alle attività ricreative.
Forse tutto questo era sempre avvenuto ed io non l’avevo percepito. Probabile, tuttavia anche osservando le persone vicine, gli amici o semplicemente camminando per strada mi sono resto conto di quanto sia aumentata la richiesta di spazi per le biciclette e il loro quotidiano uso all’interno della città.
Da poco, inoltre, è attivo il Bike Sharing. Un progetto bellissimo già in uso in tantissime città europee. L’idea è semplice, i costi ridotti ed il vantaggio per il cittadino è massimo. Insomma, meno auto, più attività fisica e una città più bella. What else? Direbbe George Clooney.
Beh, in teoria nient’altro salvo il fattore sicurezza, decoro ed educazione civica. Per farla breve: saremo capaci di vigilare noi stessi in primis sulle biciclette? Saremo capaci di tenere in condizioni ottimali le cinque stazioni e le biciclette stesse? Saremo pronti ad allertare la polizia in caso di atti di vandalismo? Spero proprio di si. Altrimenti, come dire, molte cose ce le meritiamo davvero.
Basterebbe comprendere che la condotta degli altri forgia anche se stessi, che l’aspetto del luogo in cui si vive influisce anche sui propri comportamenti quotidiani. Insomma come affermava il poeta greco Simonide “la città è la maestra dell’uomo”.
Niente di più chiaro.sangiovannisep
Di esempi ce ne sarebbero tanti. Senza scomodare l’iper citato nord europa, basta vedere ciò che avviene in tantissime realtà del centro-nord per comprendere quanto l’utilizzo delle bici possa cambiare notevolmente l’aspetto di una città.
Pensate solo a come apparirebbero luoghi come appunto Piazza Concordia, Piazza Dante o Piazza San Giovanni al Sepolcro agli occhi dei turisti e di noi cittadini. Spazi totalmente rinati e utilizzabili, spazi aperti e non soffocati dalle vetture.
Un altro passo avanti potrebbe essere l’ulteriore insediamento di stalli per le biciclette in altre zone della città facendo attenzione che non diventino, come spesso accade in Piazza Matteotti, parcheggi per motocicli.
Per chiudere, guardate queste immagini: provengono da Riga, in Lettonia, e mostrano quanto e come cambia il traffico urbano quando si utilizza una bicicletta invece che un auto.
Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro.

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2 commenti su “Il centro di Brindisi: il suo utilizzo, la pedonalizzazione e i deserti urbani, una riflessione propositiva.

  1. Daniele Falconieri
    21/11/2014

    Una buona analisi di urbanistica, che fatta da un ‘giovane’ non esperto in materia, dovrebbe far riflettere molti. Anche se poi la passione traspare nettamente.
    Sicuramente il problema principale è la pianificazione. In questi anni abbiamo visto realizzati progetti interessanti in città come da te detto, il problema è che non si sa dove portino, vagano un po’ nel nulla, insomma non si riesce ad avere il quadro completo.
    Le tue proposte sono sicuramente valide, probabilmente anche le migliori ad oggi, ma come già detto è fondamentale pianificare ed essere determinati a dare continuità ad un unico progetto. Negli ultimi anni abbiamo visto varie idee, varie prove, cambio dei sensi di marcia ma stessa sostanza. Nessun tentativo ha mai risolto il problema traffico nel centro che lo ha sempre visto esplodere di auto, ma quando si riusciva a parcheggiare non si capiva mai dove fosse tutta quella gente.
    Per dare un mio giudizio riguardo questa pianificazione perfezionerei una tua idea, quindi si dovrebbe partire dalla consapevolezza di vivere in una ‘doppia città’: una estiva, l’altra invernale. Perché si arriva ad avere problematiche ed esigenze totalmente differenti. Quindi partendo dal nuovo water front, compreso il nuovo progetto di via del mare, lo si deve coinvolgere per ovvie ragioni nel piano del traffico, perché ragionato per com’è ora isola mezzo centro città. Bisognerebbe prima individuare le isole pedonali e le strade più ampie che favoriscono al meglio il flusso delle auto. Queste potrebbero essere: i corsi, via porta lecce, via del mare, viale regina margherita, via pasquale camassa, via dei mille, via dè carpentieri, viale bastioni carlo V, via indipendenza, via Cristoforo Colombo. Queste andrebbero a ‘disegnare’ da se le zone pedonali o come da te suggerito da adibire a ZTL, da regolare appunto in base al periodo dell’anno o agli orari della giornata. Da gestire magari con telecamere, giusto per essere più rigidi e far rispettare davvero le regole.
    Questi idee meriterebbero sicuramente maggiore studio ed attenzione, ma parliamo appunto di idee.
    In ogni caso il mio auspicio in tal senso è che la cittadinanza tutta, si inizi davvero ad interessare della cosa pubblica, senza continuare a nascondersi dietro ‘le solite’ figure politiche, altrimenti sempre più liberi di fare i propri interessi.

  2. Roberto
    11/10/2016

    Problemi ben esposti e con parziale soluzione si può fare molto di più es. Se si potesse in via castello creare dei parcheggi all interno caserma con abbattimento muro cui si è accennato ma ciliegina sulla torta non ho sentito mai la parolina magica GRATUITI…… come ? Ha spese in percentuale ai commercianti coadiuvati dal comune come ad Arezzo si sono creati 4000 stalli gratuiti ed icommercianti del centro stanno facendo chiudere i grossi centri con iniziative tipo mettere in palio un oggetto messo a turno uno alla volta dagli stessi commercianti una sorta di caccia al tesoro oppure ai primi 30 40 clienti colazione per marito e moglie ecc se non si sa che fare bisogna informarsi se ci si tiene alla propria città e questo è solo un piccolo esempio di quello che si potrebbe fare

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