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Il solito triste Sanremo, perfetto per questo paese.

Alla fine, sull’Espresso, Giorgio Bocca lo ha definito il Festival del Compromesso, “la conferma che basculiamo nella terra di mezzo “. E quindi che vinca un trio di giovani che fa musica vecchia, che ci sia il rapper di Amici ma anche la tradizionale canzone da Festival in stile Marco Masini.
Insomma, tra performance e ospitate quello di quest’anno è stato il Festival del cerchiobbottismo, per non dire della paraculagine. E allora spazio ai coniugi Anania con i loro 16 figli, autodefinitisi “un’opera di Dio” e il grande spot alla famiglia tradizionale. Per non farsi mancare niente, però, perché non destinare qualche minuto in tarda serata a Conchita Wurst? Eccentrica e brava drag queen austriaca.
Per anni ho chiuso un occhio, anzi mi sono imposto di tenerne uno aperto e guardare il Festival di Sanremo, o quel che ne resta. Ma quest’anno no, quest’anno sarebbe stato sinceramente troppo difficile.
In verità, preso da qualche pseudo rimorso ho visto qualche spezzone sul web, il che, invece di provocare in me qualche ripensamento, è servito unicamente ad aumentare il mio tasso di intolleranza verso una manifestazione ormai francamente stucchevole.sanremo5
Chiariamo: la mia, non è una critica di tipo tecnico rispetto alle qualità dei partecipanti. Non ne avrei le competenze e, inoltre, penso che vi fossero anche alcuni artisti apprezzabili. Quest’anno, ad esempio, come non parteggiare per la splendida Nina Zilli o la brava Malika?
Il punto però è un altro: da troppo tempo, ormai, il Festival di Sanremo è diventato l’emblema del nostro paese, la giusta rappresentazione di una società ferma, pigra e incapace di innovarsi.
Come ci si può vantare di un Festival che da anni, dal punto di vista musicale, offre meno del nulla, se non, talvolta, qualche promettente giovane, illuso e appassionato, leggasi Mengoni.
Diciamocelo: il Festival non solo non è più quello di una volta, quello che almeno sfornava alcune nuove proposte come Zucchero,Vasco, Jovanotti, Consoli, o il mitico Rino Gaetano, ma anche come Show di intrattenimento è divenuto del tutto inutile. Sospeso tra i reality musicali in stile “De Filippi” ( i cui vincitori ormai spopolano annualmente nelle edizioni del Festival) e tra i programmi tristi e buonisti di Carlo Conti, che infatti, come era giusto che fosse, finalmente ha potuto presentare l’edizione di quest’anno, degna dei peggiori sabato sera di Rai Uno in stile: “50 canzonissime”, “I migliori anni”, buoni forse per le coppie che non hanno più nulla da dirsi.
Dicevamo, non solo lo scarso appeal musicale del Festival ma anche la bassissima voglia di rendere il tutto almeno digeribile allo spettatore. Lo spettacolo peggiora di anno in anno. Dalla insensata e costosa presenza di big americani pagati per non fare praticamente nulla, (come non citare i 400.000 euro dati a John Travolta per 10 min di intervista con Panariello di qualche anno fa?) fino alla consuetudinaria partecipazione di comici riciclati. E proprio su questo tema in questi giorni si è toccato il fondo.
Ma d’altronde come stupirsi, cosa si poteva immaginare da un Festival diretto da Carlo Conti? Gli imbarazzanti comici delle prime due sere (anche se sicuramente Siani è di un livello superiore a Pintus) sono in linea con le trasmissioni del presentatore toscano. Una nota di merito unicamente per la Luca e Paolo, già buoni conduttori nell’ultima edizione di Morandi e capaci di far ridere e riflettere sulla stucchevole prassi dei (finti e poco sentiti) omaggi ai big scomparsi. Un momento riuscitissimo, uno dei pochi.
Ovviamente anche sugli ospiti il risultato si conferma in linea col Festival: quasi tutti inutili e senza alcun nesso logico con il resto della Kermesse. Discorso diverso per la nostra astronauta Cristoforetti, un momento rovinato, però, dalla figuraccia per il video già registrato ore prima e spacciato per diretta. Stessa cosa per i mitici Spandau Ballet, gruppo storico degli anni 80′. Anche per loro vale il ragionamento per cui non è detto che se qualcuno era bravo allora va sempre richiamato. Gli omaggi possono avvenire per qualche big immortale, vedasi Sting, Bono o Peter Gabriel ma va beh, passi il momento nostalgico sugli anni ottanta. Invece come giustificare l’apertura affisanremo1data ad Albano e Romina? Uno dei momenti più imbarazzanti degli ultimi anni.
Senza nulla togliere alla voce del cantante di Cellino, sarebbe forse anche ora di guardare avanti, pensare che in questi decenni la nostra musica abbia saputo dare anche tanto altro e che, talvolta si può cercare anche qualcosa di meno tradizionalista.
Diceva Bocca che questo è stato il “Festival del Compromesso”. Si lo è stato, ma lo è da anni e c’è il rischio che tenderà sempre più a peggiorare. E’ ovvio che da una trasmissione del genere non ci si possa aspettare chissà quale azzardo ma, visto che ci piace tanto guardare oltre le nostre frontiere, almeno in tema di intrattenimento si potrebbe dare un’occhiata a quanto succede, ad esempio, negli States. Qui ogni anno, tra Grammy Awards e premi vari, vi è l’occasione per fare davvero intrattenimento e quindi: sperimentare, mescolare e innovare.
Tre parole totalmente distanti da Sanremo. Sarebbe stato bello, invece, poter vedere qualche glorioso artista esibirsi con un gruppo recente, magari che fa tutt’altro tipo di musica. Oppure far esibire qualche protagonista della scena rock alternativa italiana, non per forza fuori dal mainstream ma quantomeno non proveniente dai reality o da quel filone dei cantanti che ormai resuscitano solo per il Festival (leggasi Nek, Masini, Raf, Renga o Povia).  E che dire di qualche artista internazionale innovativo, lontano dalla categoria delle “vecchie glorie”.
Insomma, sarebbe stato utile semplicemente innovarsi, e farlo con qualità, ma si sa, da Sanremo fino alla politica, il campo del rinnovamento è qualcosa che ci riesce poco e male.
Come ha ben riassunto Beatrice Dondi sull’Huffington, è stato sicuramente il Festival degli anziani. Anziani i presentatori e i cantati, compresi i giovani che di giovane, in realtà, sembravano avere ben poco.
Insomma una accozzaglia volutamente piatta e senza intensità, come appare sempre più il nostro paese.
Meglio sorvolare, poi, sulla scelta di invitare personaggi come Massimo Ferrero: lo strano presidente della Sampdoria, buono, forse, per una puntata di Zelig e ossequiato per dieci minuti di frasi sconnesse e battute imbarazzanti. Più comprensibile l’ospitata di Antonio Conte che, quantomeno, era in rappresentanza della nostra nazionale. Certo, chiamarlo sul palco proprio nei giorni del suo rinvio a giudizio per il “caso calcioscommesse” non è stato proprio il massimo.sanremo4
Non condivido del tutto quanto dice oggi Walter Veltroni nella bella intervista ad Alessandro De Angelis. Ha ragione l’ex segretario Pd ad affermare che “In questo momento la gente è così carica di problemi, di ansie, di angosce, che sente bisogno di spazi diversi…c’è una tale pressione di ansie e preoccupazioni che è normale il bisogno di distrazione”.
Ma il bisogno di distrazione non deve per forza coincidere con il piattume di questi giorni. Si può benissimo fare tv leggera e disimpegnata senza sfociare nella banalità, nel buonismo della peggiore specie, negli ospiti innocui e inoffensivi, buoni per le nonne così come per i bambini.
Ha ragione Veltroni a dire che “ci sono momenti in cui la società esprime una maggiore richiesta di serenità e persino di evasione” ma, sinceramente, caro Walter, l’evasione può avvenire anche in altri modi: godendosi qualche performance di qualità, esibizioni coraggiose ed innovative e non puntando sulla consueta assuefazione dello spettatore da un tv nazionale (pubblica e privata) ormai francamente indigeribile e, difatti, del tutto lontana dai giovani che ormai vivono e si informano unicamente grazie al web.
In realtà il commento più preciso, e allo stesso tempo più feroce, è quello di Francesco Merlo che, su Repubblica.it, regala due minuti di pura e cruda realtà definendo la Kermesse sanremese una “sagra della volgarità”. Come dargli torto?
Tuttavia, nella conclusione, Merlo afferma che “noi non siamo così, l’Italia non è Sanremo”. Beh, spiace dirlo ma io credo proprio che si, noi siamo così, l’Italia è proprio questa: vecchia, conservatrice, buonista, lontana dalle richieste, anche in tema televisivo, di una parte del paese. Una parte del tutto assuefatta a una televisione superata e volutamente ferma. Più attenta a non disturbare le logiche del politically correct, le esigenze dei grandi marchi (pubblicitari o musicali che siano) che ad offrire qualcosa di dinamico e innovativo.
Come va molto di moda dire ultimamente: ci meritiamo tutto questo. Ci meritiamo il presentatore dei nonni, Carlo Conti, e il duetto di Albano e Romina. Ci meritiamo i comici di Colorado e lo spot per le famiglie numerose. Lo confermano gli ascolti e lo confermano tanti altri aspetti di questo paese, vecchio e impaurito dai cambiamenti e dalle novità.

N.b. Tutte le immagini provengono da Wikipedia.com

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2 commenti su “Il solito triste Sanremo, perfetto per questo paese.

  1. palma
    19/02/2015

    insomma non c’è la speranza di un’ Italia migliore? Affossati dal vecchiume e dal qualunquismo, ce la faremo ad emergere? Auguriamocelo. Palmina

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