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Quei giorni che cambiarono la Puglia

La data del 28 Febbraio probabilmente non dirà nulla a molti di noi ma per un intero territorio segnò l’inizio di una nuova fase, di una vera e propria liberazione. Lo scorso sabato, infatti, si è ricordato il quindicennale della c.d. Operazione Primavera che, praticamente, smantellò il contrabbando pugliese e non solo.
Si dice che a volte il sacrificio sia indispensabile per risvegliare le coscienze della gente. Un concetto piuttosto crudele ma efficace per spiegare quella che nel nostro paese è la prassi da decenni.
In Italia, infatti, accade più o meno sempre così: non si tocca nulla prima che non avvenga qualcosa di estremo, di terribile e di non più trascurabile.IMG_2856
In questo caso si è dovuto attendere davvero qualcosa di tragico: la morte di due giovani ragazzi.
Ricorre sempre in questi giorni, infatti, l’anniversario della morte di Antonio Sottile e Alberto De Falco, giovani finanzieri che, il 24 febbraio di quindici anni fa, morirono schiacciati tra le lamiere della loro pattuglia, distrutta da un mezzo corrazzato dei contrabbandieri nelle zone costiere a Nord di Brindisi. Una tragedia che in qualche modo divenne un vero e proprio spartiacque in grado di segnare definitivamente il destino del contrabbando e della stessa regione, da quel momento assediata dalle forze dell’ordine e poi, pian piano, liberata dalla presenza persistente della malavita (quella del contrabbando si intende).
In pochi giorni il futuro di una intera terra cambiò radicalmente. Il 28 Febbraio del 2000 l’allora Ministro Bianco (oggi tornato ad amministrare la Città di Catania) inviò in Puglia quasi 2000 uomini delle Forze dell’ordine per mettere fine a una situazione oramai incontrollabile.
Nelle sole due settimane iniziali di intervento furono arrestate quasi cento persone, affiliate anche alle altre mafie del paese, sequestrate più di 8.000 chilogrammi di sigarette, 500 chilogrammi di esplosivo e decine tra vetture, autocarri blindati e natanti utilizzati per i traffici illegali. Per non parlare dei chili di hascisc, marijuana, eroina e cocaina. E ancora armi corte e lunghe, munizioni, giubbotti antiproiettile e apparati ricetrasmittenti particolarmente pericolosi.
Insomma, già nei primi giorni si poté mettere mano su una rete enorme di tipo criminale e, per entità di mezzi e modalità di intervento, dalle caratteristiche militari.
Nonostante la triste premessa con cui ho iniziato questa riflessione, bisogna dire che quella della Operazione Primavera si è comunque rivelata una delle rare iniziative vincenti e concrete intraprese dalle istituzioni in questo paese.
Una operazione che non mancò di provocare polemiche: si sostenne, ad esempio, che eliminando il traffico illegale del contrabbando migliaia di persone sarebbero finite in mezzo alla strada senza possibilità di ottenere qualche altra forma di reddito e quindi ricorrendo a forme più violente di delinquenza.
Una ipotesi frutto più dell’allarmismo di una certa stampa che non di sicure previsioni.
Poi ci fu chi, come Michele Santoro, con numerose puntate di “Sanmarcanda” enfatizzò strumentalmente solo alcuni aspetti della faccenda, dipingendo quella terra come abitata unicamente da criminali e ignoranti.
Il Ministro Bianco, inoltre, polemizzò non poco con l’allora sindaco di Brindisi, Antonino, colpevole di aver incontrato una delegazione di contrabbandieri per chiedere una mediazione con il responsabile del Viminale.
Insomma, quei giorni di quindici anni fa non furono affatto semplici ma cambiarono notevolmente il volto della penisola salentina e non solo. Certo, non debellarono totalmente la criminalità ne il contrabbando in toto ma senz’altro segnarono un cambio di rotta fondamentale per quella terra, sempre meno legata alle bande criminali e sempre più desiderosa di cambiare faccia e investire nel suo vero settore strategico: il turismo.

teatro verdi
Discorso valido, ovviamente, anche per la mia città: Brindisi, che dopo aver vissuto decenni di vita legata al contrabbando, dal 2000 ha cambiato marcia, migliorando e crescendo in molti aspetti anche se c’è chi, tutt’ora, quasi rimpiange quei periodi. Senza dubbio erano altri tempi: i tempi di una città viva, intensa, nel bene e nel male comunque un città vissuta appieno. Erano i tempi dei tanti traghetti giornalieri ( quasi tutti nel porto interno), della base Usaf e dei suoi americani, della zona industriale a pieno regime, dei corsi aperti e trafficati. Una città capace, nei primi anni novanta, di accogliere migliaia di persone in fuga dai Balcani, emergendo per partecipazione e solidarietà.
Insomma senza alcun rammarico, era una città molto diversa da quella di oggi. Condizionata dalla presenza di elementi che, per ragioni economiche e culturali, oggi semplicemente non esistono quasi più.
Una città che da qualche anno accoglie nel proprio centro storico una bellissima piazza (foto grande) dedicata proprio ai due giovani finanzieri Sottile e De Falco, due giovani figli del sud (uno campano, l’altro calabrese) che con il proprio sacrificio hanno inconsapevolmente cambiato le sorti di un intero territorio.
Entrambi i militari sono stati insigniti della medaglia d’oro al valore civile:

“Nottetempo, in servizio di perlustrazione per la repressione del contrabbando, unitamente ad altri militari componenti una pattuglia, si dirigeva, con lucida determinazione, eccezionale coraggio ed eroico senso del dovere, verso un’autocolonna contrabbandiera, che trasportava tabacchi lavorati esteri poco prima sbarcati sul litorale, per intercettarla e trarre in arresto i malviventi. La vile e proditoria reazione dei contrabbandieri, posta in essere indirizzando uno dei mezzi in fuga verso l’autovettura sulla quale si trovava, gli procurava lesioni mortali. Splendido esempio di grande ardimento ed elette virtù civiche spinti sino al supremo sacrificio personale. Brindisi, 23 febbraio 2000.”

Qui, una interessante intervista del quotidiano SenzaColonne all’attuale vicequestore Angelo Loconte, all’epoca capo della Squadra mobile di Brindisi.

La foto della Piazza è presa dal sito www.porto.br

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