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Tra l’hip pop e gli anni ’60: Biz Markie con “Just a friend”

Articolo per la rubrica Walkman per il Blog Aroma di 80

Sul finire degli anni ottanta un giovane rapper della East Coast divenne famoso con il suo album d’esordio “Goin’ Off”, prodotto con la celebre Cold Chillin’ Records, la più importante filiale della Warner Bros per il genere hip hop. Nonostante il buon successo dell’album iniziale, il disco che lo consacrò davvero tra il grande pubblico fu il secondo: The Biz never sleeps. Rilasciato nell’ottobre 1989 e destinato a raggiungere ben presto i piani alti delle classifiche statunitensi e non solo, il disco di Biz Markie fu definitio, dal leggendario Lou Reed, uno degli album più interessanti di quell’anno.
Per chi ancora non lo avesse capito, oggi parliamo di Biz Markie, eclettico rapper ormai cinquantunenne, noto per i suoi brani ironici. Il clown dell’Hip Pop (così soprannominato), raggiunse l’apice del successo con un pezzo divertente e musicalmente innovativo: Just a friend.
Come si potrebbe intuire già dal titolo, la canzone è una vera e propria lezione di vita che, nel videoclip del brano, il povero Biz racconta ai suoi amici seduti su di una panchina. La storia si incentra sul difficile approccio con una ragazza che alla fine si scoprirà innamorata di un altro uomo, che aveva, appunto, sempre definito essere “solo un amico”. Biz_Markie_at_Amager_Bio_1
In realtà quella di Biz Markie fu una vera e propria genialata perché il rapper statunitense riuscì abilmente a riutilizzare un famoso brano del cantante soul Freddie Scott: “(You) Got What I Need”. In questo caso, la canzone, arrangiata nel più tipico degli stili degli anni sessanta, è una vera e propria dedica d’amore per la propria donna, e la sua melodia resta principalmente identica a quella che anni dopo sarà usata e campionata da Biz Markie.
Rimanendo sempre nell’ambito del Rap americano si deve ricordare il brano di Dennis Coles, noto come Ghostface Killah che, nel 2004, riutilizzò l’intro del brano di Freddie Scott per sviluppare la sua “Save me dear”.
Un approfondimento finale sul ritornello: come potete vedere il grande Biz si esibisce in modo scenico ad un impolverato pianoforte a coda con indosso una buffa parrucca da nobile. Un elemento molto in voga nei videoclip di quegli anni. Come non citare l’artistocratico video di “Rock me Amadeus” dell’austriaco Falco ( il primo artista a spopolare negli States con un brano in tedesco) che si muove tra parrucconi e vestiti d’antan? Ambientazione non dissimile da quella dove qualche anno prima, Boy George e i suoi Culture Club si trovarono a cantare: dinanzi a una giuria di parrucconi inglesi pronti a condannarli nel video di “Do you really want to hurt me”.

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