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1992, una riflessione in musica.

Articolo per la rubrica “Walkman” per il blog Aromadi80.

Per le prossime settimane il 1992 sarà sicuramente l’anno più in voga sui nostri teleschermi, quelli di Sky per la precisione, che in questi giorni ha lanciato la nuova fiction basata sui fatti di Tangentopoli e non solo. Un modello vincente di fare televisione, che ha visto già enormi successi con i precedenti di Gomorra e Romanzo Criminale, progetti costruiti sempre partendo da storie vere.
Anche in questo caso lo sfondo è quello di un’Italia reale: di una Milano da bere ormai al tramonto, del collasso del partitismo e delle piazze stracolme più per il Karaoke di un giovane Rosario Fiorello, che per le manifestazioni dei partiti. L’Italia del 1992 è, quindi, un paese sviscerato nelle fondamenta dalle indagini sulla corruzione, dalle stragi mafiose che uccidono Falcone e Borsellino, l’Italia che da quel giorno vedrà, probabilmente, la fine di un’epoca.
In effetti, tra sangue di Mafia, crisi istituzionali e scandali politici e finanziari, i primi anni novanta si confermarono tra i momenti più caotici di quei decenni, riportando coi piedi per terra un paese che aveva stravissuto i periodi precedenti, quelli dei gloriosi e patinati anni ottanta.
In attesa di seguire le evoluzioni di “1992 La serie”, proviamo a soffermarci sulla musica del tempo.
Sarebbe fin troppo complicato riassumere tutti i brani che fecero da colonna sonora a quella strana stagione che cambiò per sempre il destino del nostro paese. Tuttavia possiamo provare a ricordare alcune canzoni che hanno raccontato quel periodo, la sua irruenza e l’atmosfera che si viveva nell’Italia di quegli anni. Innanzi tutto dobbiamo partire distinguendo tra i brani che aprirono una riflessione, o spesso feroci critiche, sul periodo di Tangentopoli, e tutto quel filone che, invece, nacque sull’onda mediatica e propagandistica cavalcata da tv, stampa e spettacolo durante quei mesi complicati e spesso fatto di canzoncine e slogan divertenti.de gregori
Tra gli album appartenenti alla prima categoria possiamo citare sicuramente “Canzoni d’amore” di Francesco De Gregori, del 1992. Il cantautore romano propose un disco dal titolo vagamente “ingannevole”. Mentre il suo precedente lavoro, “Mira Mare 19.4.89″ che con un titolo tecnico e schematico finiva, invece per parlare di argomenti differenti da quelli prospettati nel titolo come, ad esempio, la fantascienza, per “Canzoni d’amore” vale lo stesso discorso ma in senso opposto: il titolo può apparire una finestra sugli affetti, la vita e le passioni. In realtà se si esclude “Bellamore”, l’album non comprende canzoni d’amore, ma cifrati riferimenti alle dinamiche sociali di quegli anni, a cominciare dalla politica e dai suoi protagonisti. Uno su tutti Bettino Craxi, due volte premier negli anni ottanta e interprete indiscusso della scena politica dell’epoca. Proprio al leader socialista e ai suoi uomini, De Gregori sembra dedicare “La ballata dell’uomo ragno”, rivolta a coloro che “nascondono il passato parlando del futuro, e se trovano la cruna dell’ago se la mangiano di sicuro”.
E ancora: “È solo il capobanda ma sembra un faraone, ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone, si atteggia a Mitterand ma è peggio di Nerone”. Strofe per nulla velate e in sintonia con il De Gregori pensiero che, tuttavia, nel 2006, sembrò quasi abbassare il tiro verso il leader socialista: “se ripenso a Craxi credo che intellettualmente sia molto superiore a tanti politici di oggi”, affermò ad All Music.
Continuando, i riferimenti agli episodi più scottanti dell’epoca contenuti all’interno dell’album sono tantissimi, ad esempio il riferimento alla strage di Ustica, all’interno di “Sangue su sangue”: “Che siamo chiusi in una scatola nera, stella, nessuno ci aprirà. Chiusi in una scatola nera, stella, nessuno ci libererà. Chiusi in una scatola nera, che nessuno mai ritroverà”.
Tuttavia, la canzone di De Gregori con cui apriamo questo approfondimento sull’annus horribilis che cambiò l’Italia, è un’altra: “Adelante Adelante”.
Il brano in un misto di riferimenti cifrati e riflessioni poetiche appare come una chiara denuncia della situazione italiana all’epoca di Tangentopoli.
“Correndo lungo la statale” parte il viaggio di un camionista che De Gregori incalza con l’esortazione a non fermarsi, “adelante adelante”appunto, procedendo senza sosta da Nord a Sud per il belpaese.
Come il “Pilota di guerra” del 1987, che spargeva il sale “sulle ferite della città”, questa volta il camion attraversa posti dove “i soldi non hanno odore”, girando “da Torino a Palermo” (due delle super procure più note e importanti d’Italia) sino a passare “dall’Olimpico al Quirinale”, e quindi dal mondo sportivo ( lo stesso stadio Olimpico a fine maggio ’93 fu protagonista di un fallito attentato dinamitardo da parte della Mafia) al mondo politico.
Insomma un malaffare che dilagava allegramente nel nostro paese “dal futuro al moderno,
dalle fabbriche alle lampare”. In una terra “senza più fiumi” ma “con molti fumi”, tra “gente senza più cuore” e “soldi che non hanno odore”, attraverso “strade senza più legge”, dove non si sono “più padri da ricordare” ne “figli da rispettare”.
L’Italia scossa del 1992 era anche e soprattutto questa. Una nazione allo sbando, travolta da crisi di ogni tipo, non prettamente economiche ma sicuramente più profonde e radicate, crisi di sistema, crisi politiche e sociali in cui tutti i valori appaiono confusi e sovvertiti.
Tra le righe molte sono le citazioni. Ad esempio come non pensare che la lettera maiuscola con cui nel testo originale inizia la parola Carnevale (“che già confonde la notte e il giorno, e la partenza con il ritorno,
e la ricchezza con il rumore, ed il diritto con il favore, e l’innocente col criminale, ed il diritto col Carnevale”) sia un chiaro riferimento al giudice Corrado Carnevale, Presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione, allora soprannominato “ammazzasentenze”?
E ancora, come non pensare che il camionista che gira mezza Italia non possa essere proprio Antonio Di Pietro, a capo del Pool di Mani Pulite e protagonista indiscusso della stagione di Tangentopoli?.
O magari “l’uomo al volante” che percorre l’Italia da “Torino a Palermo” potrebbe far pensare benissimo proprio a Giancarlo Caselli, che successivamente all’attentato a Paolo Borsellino ottenne dal Csm il trasferimento da Torino proprio per andare a dirigere la Procura del capoluogo siciliano.
Insomma in un misto di riferimenti cifrati, ritmo coinvolgente e musica incalzante, “Adelante Adelante” scorre facilmente ma con una lettura per nulla semplice o scontata. Le allusioni, nonché le ironie anche crudeli di De Gregori, non tutte comprensibili, rendono appieno le sensazioni del periodo. Quell’inquietudine che, tra un arresto e un attentato di mafia, colpiva il nostro paese, forse mai più del tutto ripresosi da quei mesi incredibili.

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