Raretracce

Cultura – Politica – Musica / America – Roma – Brindisi

Quel silenzio assordante sui 140 morti del Moby Prince

Sfortunatamente il caso del Moby non ha nulla da invidiare ai grandi misteri di questo paese, si guardi al numero di vittime o a quello dei  depistaggi che avvolgono questa storia. Eppure non se ne parla mai, nonostante sia il più grande disastro marittimo del nostro paese, come mai?

moby 2
Sono giorni strani questi, giorni se non di verità, almeno di vaga giustizia. Finalmente, quattordici anni dopo è assodato che alla scuola Diaz di Genova, durante il G8 ci fu tortura. Sempre in questi giorni è stato appurato che trentacinque anni fa, quel maledetto 27 giugno, a provocare l’esplosione del Dc9 nei cieli di Ustica fu un missile. Certo, ancora non si sa, almeno ufficialmente, chi sparò questo missile, o chi ostacolò le indagini, ma qualche piccola luce inizia a vedersi. Tuttavia c’è un’altra storia che, per numero di morti (quasi il doppio di quelli di Ustica), dubbi e depistaggi non ha nulla da invidiare ai tanti casi irrisolti di questo paese: il disastro del Moby Prince.
Un vero e proprio mistero italiano spesso dimenticato o volutamente ignorato perché capace di contenere in una grande melma i temi più esplosivi di quegli anni: il post guerra del Golfo, la vendita in nero delle Armi tra paesi occidentali e quelli del terzo mondo, e ancora i segreti della base di Camp Darby e l’omicidio di Ilaria Alpi, sino alla presenza incredibile del Semtex, “l’esplosivo di stato”.
Insomma un vero e proprio “porto delle nebbie”, e in questo caso mai definizione fu più appropriata, in cui l’unica triste certezza è data solamente dai 140 morti e dalle loro famiglie che ancora aspettano giustizia.moby
Ventiquattro anni fa, quindi, il 10 Aprile del 1991, mentre quasi tutta Italia era impegnata a guardare la partita di Coppa Juventus-Barcellona, a largo di Livorno un traghetto partito per la Sardegna, andava a fuoco senza ricevere alcun tipo di soccorso, ne nei primi istanti della tragedia, ne nelle ore successive.
Una carcassa vagamente assomigliante a un traghetto venne trainata in porto soltanto il giorno dopo, quando ormai tutto era concluso e di persone da salvare non ce n’era praticamente più nessuna.
La storia vuole che un traghetto della Moby abbia colliso con la petroliera Agip Abruzzo nelle acque adiacenti il porto di Livorno. Peraltro, per casualità (?), esattamente il giorno successivo alla tragedia, un’altra petroliera dello stesso armatore, andava a fuoco nelle vicinanze di Genova, causando il più grande disastro petrolifero nel mar mediterraneo (qui la storia).
Quello del Moby Prince è quindi, come ogni mistero di questo paese, un caso con una infinità di punti oscuri, di fatti indecifrabili, e di omissioni ed errori, più o meno voluti, durante le fasi processuali.
Per questo risulta impossibile provare a narrare dettagliatamente cosa avvenne la sera di 24 anni in queste poche righe. A chi vuole capire un po’ di più di questa assurda storia, consiglio questo articolo dell’Espresso, al termine del quale si può vedere l’interessante report: “Centoquaranta – La strage dimenticata”, documentario di Manfredi Lucibello, prodotto da Pulse Media.
Alcuni passaggi sono stati ben riassunti ieri dal Fatto Quotidiano in questo articolo, ma consiglio di vedere anche il documentario di Minoli segnalato a fondo pagina, che rende maggiormente chiari alcuni misteri del tutto scioccanti. Difatti, tra elicotteri che controllavano la situazione ma non intervenivano, nebbie inesistenti e navi “segrete” in movimento quella sera nelle acque livornesi, è da più di vent’anni che si aspetta una parola chiara su quella notte da incubo. MC_Agip_Abruzzo_in_fire
Negli ultimi tempi anche la politica si è riavvicinata al caso Moby: qualche giorno fa la commissione Lavori Pubblici del Senato ha dato il primo via libera, con voto unanime di tutti i partiti, alla istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare che analizzerà per almeno due anni i tanti aspetti ancora irrisolti. Tra questi: la dinamica della collisione con la petroliera, il ritardo dei soccorsi e tanto altro, a cominciare dalle assurde manomissioni. Inoltre dalle analisi sul monossido presente nel sangue dei cadaveri si è potuto stabilire che i tempi di sopravvivenza sulla nave fossero stati molto più lunghi di quanto affermato all’inizio. Si pensi solamente che dei video (visibili nei documentari) mostrano come la mattina seguente al rogo, un supersite poté risalire sul ponte principale dove poi mori carbonizzato, e che quindi tanti altri passeggeri fossero morti nelle ore successive all’impatto ed erano perciò salvabili.
Per fare chiarezza, quindi, servirà non solo aprire immediatamente gli archivi ma sperare che, rispetto al passato ci possa essere una maggiore collaborazione, a cominciare non solo dalle nostre forze armate, ma anche e soprattutto da quelle americane, che da sempre hanno rifiutato qualsiasi voglia di cooperare per far affiorare la verità.
Oltre ai link già sopracitati, per chi ne vuole capire di più, consiglio lo speciale della trasmissione di Minoli, “La storia siamo noi”, visibile qui  ma soprattutto il sito dedicato al disastro del 10 Aprile con documenti e approfondimenti molto dettagliati.
Della stessa tipologia anche il blog iosono41.
E’, inoltre, di qualche mese fa, il libro interessantissimo “1994”, edito da Chiarelettere e dedicato all’anno che cambiò l’Italia (dalla discesa in campo di Berlusconi al caso Ilaria Alpi, dal Moby Prince al Mondiale americano) con un intero capitolo dedicato alla tragedia di Livorno. I materiali reperibili online e in libreria o nelle biblioteche sono comunque tantissimi.
Una piccola riflessione per concludere: è tremendo, ma allo stesso tempo emblematico di come questa storia faccia ancora paura, il silenzio generale dei media, degli intellettuali e delle istituzioni su questa orrenda storia.
Un silenzio, per fortuna, talvolta interrotto da qualche notizia come quella recente della commissione d’inchiesta, frutto di attivisti e politici impegnati, o da qualche articolo che alcuni organi di stampa (soprattutto il Fatto Quotidiano e L’Espresso) hanno dedicato negli ultimi anni alla tragedia del Moby.
Eppure si parla del più grande disastro marittimo di tutti i tempi nella storia del nostra paese che aspetta ancora una spiegazione chiara e convincente. Invece si pensi solamente che, nella giornata di ieri, nessun telegiornale nazionale ha dato risalto all’anniversario della tragedia mentre, anche questa volta, come accade ogni anno da ventiquattro sere di aprile, centinaia di famiglie aspettano giustizia e 140 morti non hanno ancora un perché.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: