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Quello che ancora ci manca

“Dimmelo tu cos’è, quello che ancora ci manca, quello che ancora non c’è”.  Cantava così Antonello Venditti in un brano del 1982 riflettendo sulla beffarda incompiutezza di una relazione, potenzialmente perfetta ma, appunto, regolarmente incompleta.
E’ un po’ la sensazione che ho provato in queste settimane di relax nella mia città.20150723_194353
Come sempre bellissima da togliere il fiato, con quei contrasti fenomenali tra il blu e le candide banchine, tra il carparo e il cielo limpido, scorci e conflitti che solo poche terre ti sanno regalare.
Brindisi in questi giorni era viva e affollata come, fortunatamente, avviene da un po’ di tempo a questa parte.
Tra il concerto di “Battiti Live“, il “Birra and Sound” a inizio estate, e le crociere e gli eventi di metà agosto, in città si respirava una bella aria di vivacità.
Come sempre però, ed è proprio questo “quello che ancora ci manca, quello che ancora non c’è” che canta Venditti, tanti piccoli-grandi aspetti sembrano essere lasciati al caso.
Tra questi come non citare il tema del decoro e della valorizzazione turistica della città?
Tralasciando lo spinoso argomento del piano parcheggi e della mobilità, che sta facendo discutere e su cui ho scritto già qualcosina in questa riflessione, la presentazione dell’offerta turistica in città appare comunque più curata del passato.
Sono, però, ancora troppi gli aspetti lasciati all’improvvisazione. Eppure di gente capace e impegnata ce n’è eccome: cittadini appassionati che investono su questa città e su tutti gli aspetti legati alla sua valorizzazione.
A proposito di valorizzazione delle nostre risorse: in questa estate, fortunatamente, positiva per il turismo cittadino e provinciale, hanno avuto molta rilevanza gli attracchi crocieristici nel nostro stupendo porto interno. Ai tanti turisti intenzionati a rimanere in città è offerta la possibilità di visitare il centro storico a bordo dei trenini turistici.
Il percorso si sviluppa anche attorno alla cinta muraria, caratterizzata dai bastioni e dalle due porte principali. Che tristezza, però, vedere in che condizioni è ridotta buona parte di queste strutture.
Il paradosso è che comunque, stando ad alcuni recenti interventi, le risorse vi sono. Il punto è capire come vengano usate.  Difatti, ricapitolando:

– Il Bastione San Giacomo, già in buone condizioni, lo scorso anno ha subito un restauro costosissimo.
– Il Bastione San Giorgio, adiacente a Porta Mesagne e caratterizzato dalle suggestive vasche limarie, è in buone condizioni ma praticamente quasi mai aperto al pubblico, ancor meno ai turisti in giro per la città.
– Il Bastione di Levante, peraltro adiacente alla nuova Via del Mare, ormai quasi completata, è totalmente abbandonato a se stesso, così come il complesso, potenzialmente bellissimo, accanto alla Chiesa del Cristo. Erbacce, scale arrugginite e fari rotti la fanno da padrona.
– Sulle condizioni in cui versa Porta Lecce, beh, è come sparare sulla croce rossa. Giudicate voi dalle foto qui sotto, scattate qualche giorno fa.

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Quanto sarebbe bello sviluppare un vero tour  attraverso la bellezza delle nostre mura cittadine? Con mostre e manifestazioni all’interno delle diverse strutture? E invece tutto sembra essere lasciato al caso.
Il sito dell’assessorato al Turismo merita, poi, una descrizione a parte. Graficamente scarso, appare fin da subito poco intuitivo per chi, volenteroso di visitare la nostra città, decida di reperire qualche notizia da internet.
L’aspetto più triste, però, è dato dalla cadenza con cui il sito viene aggiornato: le notizie sono, praticamente, ferme a  4/5 anni fa.
Bene, se fossi un turista in arrivo in città, come prima cosa andrei sul sito del nostro assessorato al turismo che, come logica vuole, dovrebbe essere il più aggiornato ed affidabile.
Ed invece la programmazione del Verdi, il maggior teatro cittadino, è ferma alla stagione 2011/2012.
La pagina degli eventi in corso è una schermata bianca, così come il calendario del 2015 che appare totalmente spoglio (ingrandire foto qui in basso) o l’elenco di arrivi e partenze crocieristiche all’interno del porto.
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Per accrescere lo sconforto poi, come non soffermarsi sulla sezione dedicata al Castello Aragonese, ad oggi abbandonato, e nel sito presentato in pompa magna con annessi orari e numeri per le visite. Pensate solo a chi si affidi a queste pagine per programmare il proprio itinerario turistico in città.
Molte sezioni sono degli elenchi di indirizzi e numeri senza alcune descrizione in merito. E menomale che dovrebbe essere il sito dedicato a chi vuole visitare la nostra città.
Nella pagina dedicata a “Sport e Tempo Libero” non vi è nessun cenno ai tre parchi cittadini (il Di Giulio è comunque citato nella parte dedicata a “Riserve naturali e parchi”), come non vi è alcuna foto o descrizione in grado di stimolare un potenziale visitatore.
Per fortuna la versione inglese, anch’essa molto povera, comunque funziona ma, e la cosa è davvero tragicomica, la sezione dedicata al palazzo del Turista (il luogo dove un vacanziero si recherebbe prima di ogni altro) è solo in Italiano.  A proposito del centro informazioni: all’interno del sito non è mai evidenziato dove si trovi con esatezza, quando, invece, dovrebbe essere il primo luogo in evidenza sulla home. Sul sito del Comune di Lecce, alla voce turismo, la prima cosa che appare è proprio l’ubicazione dei 4 centri informazioni per i turisti.
Quello della mancanza di traduzioni in inglese, comunque, è un problema molto diffuso in città. Si pensi solo che il bellissimo complesso archeologico di San Pietro degli Schiavoni, ad esempio, all’ingresso principale di Piazzetta Durano, presenta un triste foglio bianco con indicazioni unicamente in italiano. Piccoli accorgimenti che non implicano nessuna grande spesa ma unicamente un po’ di passione e amore per questa città.
20141219_113939D’altronde come si poteva pensare che il settore del Turismo fosse al centro delle politiche cittadine se non vi è neanche un assessore che si occupa quasi unicamente di questo? Un aspetto tutt’altro che di poco rilievo. Pensate solamente che il nostro comune è l’unico tra tutti i capoluoghi pugliesi a non avere in giunta un Assessore al Turismo. La delega è tenuta dal sindaco e, per la gestione di alcuni aspetti, affidata ad un consigliere. Insomma, volendoci arrabbiare per quanto succede in quest’ambito (e succede da anni) non abbiamo neanche qualcuno da poter rimproverare.
Inoltre, la scelta di non affidare la gestione del turismo e degli eventi culturali ad un assessore che si occupi quasi unicamente del tema, appare un po’ povera se pensiamo che il sindaco ha davvero tanti temi da seguire, e che un consigliere, seppur capace e appassionato non ha il peso di un assessore in giunta.
Per capirlo basta alzare o abbassare la testa per osservare come in realtà dove il Turismo è quello con la T maiuscola le deleghe sono molto più mirate. A Ostuni o Lecce, ma anche a Foggia, vi è un assessore che si occupa quasi unicamente di turismo, Marketing Territoriale, Spettacoli ed Eventi.
Per chiudere, che dire? Se ancora non è abbastanza chiaro, ciò che salva questa città, è unicamente la sua bellezza, capace ancora, nonostante la scarsa capacità di chi l’amministra da anni, di attirare i visitatori e appassionare i cittadini. Se infatti pensiamo a quanto poco basterebbe per valorizzare quanto già è presente nel nostro territorio, capiremmo che, in fin dei conti, il problema è solo legato alla incompetenza (quando va bene) e alla malafede (quando va male) di chi ha avuto ed ha ruoli di primo piano nelle scelte strategiche di questa città.
La scarsa voglia di cambiamento, come la mancanza di ricambio di chi occupa ruoli cruciali nella gestione cittadina, è tra le maggiori cause della situazione di stallo culturale ed economica che da decenni si vive a Brindisi.
Per cambiare basterebbe poco, o forse tanto, solo un po’ più di amore per questa città.

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Questa voce è stata pubblicata il 03/09/2015 da in Articoli su Brindisi, Uncategorized con tag , , , , .
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