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Costruire su una fontana millenaria? A Brindisi si può

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La fontana in una cartolina d’epoca

Quando nel 1540 Ferrante Loffredo, governatore locale della Terra D’Otranto, mise mano alla Fontana Tancredi per restaurarla e inserire gli stemmi (il suo, quello di Brindisi e quello di Carlo V) mai avrebbe potuto pensare che mezzo millennio dopo una civiltà più evoluta si sarebbe adoperata per la sua rovina.
E invece è proprio questo che sta avvenendo a Brindisi dove da mesi avanza un cantiere proprio a ridosso della glorisa fontana, in una città che ha già patito l’aggressività, per non dire l’ingordigia, di una classe di costruttori capace di cambiare (in peggio) i connotati del suo centro storico anche grazie al silenzioso assenso della politica. L’emblema di tutto ciò è senza dubbio l’antico Teatro Verdi, un tempo casa della cultura cittadina e struttura di pregio storico ineguagliabile, abbattuto agli inizi del 1960 per far posto ad un orrendo condominio e ad uno spazio commerciale (per anni ha ospitato l’Upim) e che attualmente è tristemente chiuso. In compenso, il costruttore si impegnò a costruire il Nuovo Teatro Verdi, struttura senza dubbio interessante ma anch’essa fuori luogo: venne edificata nell’antichissimo borgo di San Pietro degli Schiavoni. Altro chiaro esempio è quello del Tempio di San Giovanni al Sepolcro, affiancato da un enorme condominio anni cinquanta che sovrasta la piazzetta.
Insomma i casi di mancata tutela delle bellezze architettoniche cittadine sarebbero decine, se non centinaia.
A tal proposito stupiscono alcuni commenti in cui si fa notare come già tante parti della città, specie quelle più antiche, siano affiancate da costruzioni moderne e del tutti fuori luogo, quasi ad affermare che “dato che buona parte della città è strutturata in questo modo, che male c’è a continuare su questa strada?”.
Al contrario, proprio perché Brindisi non è nuova a scempi architettonici di questo genere, ci si aspetterebbe un’attenzione senza eguali da parte delle autorità competenti.
Perché sia chiaro: in questa faccenda l’unica protagonista incolpevole è l’azienda costruttrice, regolarmente autorizzata a costruire da chi di dovere. Ciò che lascia alquanto perplessi, invece, è il silenzio dell’amministrazione (attuale ma anche e soprattuto quella precedente visto che il progetto è stato autorizzato nel 2010), dell’ufficio preposto alla concessione delle licenze, dell’assessorato di competenza e della Soprintendenza di Lecce.1521547_724474190930110_1240011669_n
Se i permessi sono stati dati, ed è certo che sono stati dati, allora chi li ha concessi se ne assuma la responsabilità, rilasci delle interviste e spieghi quale beneficio potrà trarre la zona interessata dai lavori, e soprattutto l’antica Fontana Tancredi. Quale servizio alla collettività potrà arrivare dalla costruzione dell’ennesima palazzina in zone centrali della città. Oltre al fatto che, eventualmente, il Comune avrebbe anche potuto acquistare, per tempo, l’area accanto all’antico monumento.
Come sottolineato anche dalla sentenza del Consiglio di Stato, a favore del costruttore, la zona circostante è già gravata dalla presenza di edifici invasivi sul paesaggio urbano complessivo e, soprattutto sulla fontata Tancredi. Tuttavia vi è differenza tra dei condomini già presenti e comunque distanti alcune decine di metri dal monumento rispetto ad un nuovo edificio del tutto attaccato all’antica fontana, come bene illustra questo recente video sull’avanzamento dei lavori, pubblicato dal sito senzacolonnenews.
Un edificio che sarà composto da un piano seminterrato per garage e locale tecnico, un piano terra per uffici e servizi e due piani più attico. Ovviamente la questione non è passata inosservata alle associazioni e ai media locali che da tempo hanno denunciato e documentato quanto sta avvenendo in Via Provinciale per San Vito (peraltro percorso della ex Via Appia, la gloriosa e millenaria via romana che collegava la Roma imperiale alla viva e ricca Brundisium).
Come ha ben spiegato Italia Nostra in questo utile sunto di qualche mese fa, ormai c’è poco da fare, anche perché vi è una sentenza del Consiglio di Stato che parla chiaro.
fontana tancredi 2Tuttavia resta un grandissimo amaro in bocca per il silenzio tombale di queste settimane e per una faccenda gestita malissimo dai tanti centri decisionali della zona coinvolti. Negligenze e incurie che lo stesso Consiglio di Stato non ha evitato di sottolineare: “Quanto sopra non esclude che, sia pure tardivamente, l’Amministrazione potesse intervenire per impedire un’ulteriore compromissione del bene protetto…”
E poi ancora: “La motivazione dell’atto di annullamento impugnato, infatti, non fornisce adeguato riscontro della propria logica ispiratrice, tenuto conto della situazione reale, già in precedenza descritta: una situazione determinata da anni di ritardo, nell’assumere iniziative di salvaguardia del sito, circostante al bene culturale ed affrontata, infine, senza precisa considerazione dell’intervenuta trasformazione del territorio e dei diritti nel frattempo maturati”.
Per dirla in parole povere: ormai il danno è fatto.
Servirà questa ennesima ed inutile lezione? Temo di no.
Intanto se la ricordino i cittadini di Brindisi, magari anche all’interno della cabina elettorale.

Qui la sentenza del Consiglio di Stato.

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