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Ma che colpa abbiamo noi? Riflessioni sparse dopo i fatti di Sanremo

La triste vicenda di Sanremo è forse il miglior esempio per spiegare cos’è oggi il nostro paese.
Beccati a rubare il proprio stipendio, timbrando il cartellino in mutande per poi andare a fare la spesa o in canoa, tantissimi dipendenti del Comune di Sanremo erano soliti inveire sui social contro i politici e i poteri forti che bloccavano questo paese e rubavano lo stipendio. Ma a che titolo?
Quello del tipico italiano, il cui sport preferito è puntare il dito contro l’altro, sentendosi sempre estraneo alle responsabilità e più onesto degli altri salvo poi fare esattamente come chi critica. mazzette
Tanto la colpa, per definizione, è sempre degli altri.
Con questo si vuole giustificare il politico di turno che si intasca le mazzette? Esattamente l’opposto: il consigliere che froda lo stato, il deputato che accetta generosi regali da un imprenditore, altro non è che il degno rappresentante dei propri cittadini, il risultato dell’agire dell’abitante medio di questo paese, poco attento a valutare i propri rappresentati al momento del voto ma sempre pronto a inveire contro chi lo governa.
Ovviamente i fatti del Comune di Sanremo non possono e non devono essere adoperati per scagionare la gestione malsana di questo paese da parte di chi ricopre ruoli di potere, ma al contrario aprire una grossa riflessione sul perché il malcostume, in Italia, sembra essere insito in tanti cittadini, siano essi politici, parrucchieri o dirigenti pubblici.
Un paese che, per motivi storici e culturali, vede i propri abitanti, non tutti per fortuna, lontani dall’avere una coscienza civica e più interessati al mero fine personale anche se per ottenerlo si vada contro le leggi o se sia a scapito di quello della collettività.
In fin dei conti se io cittadino sono il primo a parcheggiare in divieto di sosta, salvo poi arrabbiarmi se il bus arriva in ritardo perché bloccato in qualche incrocio proprio a causa di chi parcheggia come me, se quotidianamente decido non pagare il biglietto del tram, se chiudo un occhio sulla ricevuta in cambio di un lauto sconto, allora sono parte integrante della rovina di questo paese. E non sono meno assolto dell’imprenditore che corrompe il politico o del senatore che intasca la tangente. E ritorna a mente un brano di De Andrè che diceva: “anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti”, per non dire colpevoli.
Ecco perché la vera casta siamo tutti noi. E’ casta il commerciante che sicuramente, servendovi un buon caffè, si lamenterà dei politici, delle tasse e del canone Rai, per poi non farvi alcuno scontrino.
E’ casta l’imprenditore che inveisce contro il sindaco fannullone e una città che non funziona, mentre poi è pronto a pagare per la tangente al funzionario pubblico per guadagnarsi un buon appalto.
E ancora, è sicuramente parte della casta il tassista abusivo che, senza licenza, è pronto a prendersi 40 euro in nero per qualche chilometro di strada, mentre, indignato, scuote la testa e denigra i politici che “non fanno niente e si rubano lo stipendio”.
Insomma, se ancora non lo si è capito: la casta peggiore è quella del cittadino comune, disinteressato a ciò che lo circonda, e quindi anche a chi lo governa e decide per lui.
Se la politica ha una colpa concreta e maggiore, beh questa è senza dubbio quella di non imprimere davvero sull’acceleratore della lotta alla corruzione, della trasparenza e, soprattutto, di norme certe e severe per chi commette reati contro il patrimonio. Difatti se nell’atteggiamento tra il cittadino comune e il politico non vi è alcuna differenza, perché chi è onesto lo è da cittadino e da politico e viceversa, il discorso cambia quando si parla di potere reale nel dover cambiare questa tendenza ed è qui che la buona politica ha il dovere, oltre che il potere, di mettere mano.
Tuttavia questo discorso ha come presupposto la presenza nelle istituzioni (e quindi anche l’elezione) di gente onesta e capace che deve essere votata da cittadini onesti e interessati alla cosa pubblica. Ecco quindi che il cerchio si chiude e tutto ritorna alla premessa: senza una società mediamente più sana non vi sarà mai una classe dirigente adeguata e un paese migliore.

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Questa voce è stata pubblicata il 28/10/2015 da in Pensierisparsi con tag , , , , .
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