Raretracce

Cultura – Politica – Musica / America – Roma – Brindisi

Se l’odio del web non si ferma nemmeno di fronte alla morte: gli insulti ad Enrico Liverani e la deriva del cinismo.

Quando ero bambino mia nonna era solita dirmi: “Andrea, prima di parlare conta fino a dieci e vedrai che dalla tua bocca usciranno solo parole sensate. Al contrario, se ti dovesse passar di mente ciò che volevi dire, probabilmente era poco importante”. Un consiglio che mi ha salvato qualche migliaio di volte nel corso di questi anni e che, se fosse messo in pratica dalla maggioranza degli utenti che oggi popolano internet, eviterebbe riflessioni amare come quella che mi sto apprestando a scrivere.
Ma andiamo per ordine.
Nel sempre più interattivo mondo del web non bisogna stupirsi di poter leggere e trovare commenti sprezzanti e fuori da qualunque ordine di rispetto reciproco e vivere comune. Sembra che dinanzi a una tastiera ognuno di noi riesca dare il peggio commentando a naso, basandosi spesso su notizie lette a malapena e scrivendo di getto tutto quanto ci passi in quell’istante per la testa.
Certo, il web non è qualcosa di compatto e analizzabile come un blocco unico. Anzi il fantomatico “popolo del web” è qualcosa che semplicemente non esiste: è una parte di mondo in digitale, con le sue differenze, le sue particolarità, e i suoi difetti ed è quindi impossibile darne una definizione o un giudizio unico. Al contrario, però, si può sempre più definire una modalità diffusa di approcciarsi ai suoi contenuti. Una modalità in cui, fatte salve rare eccezioni, la fase elaborativa e di riflessione di cui mia nonna mi parlava da bambino, oggi è venuta meno a vantaggio di una esposizione istintiva, dettata dalla pancia e dall’impulso sfrenato di dire tutto e subito, anche se non si conosce l’argomento, anche se ci si è fermati al titolo di un articolo e, sopratutto, anche se si sta per offendere qualcuno.
L’istinto, come diceva Carlo Maria Franzero, è la fonte segreta del male che risiede in ognuno di noi. Pronto a portare il commentatore virale ad esprimere il peggio di se ottenendo, nella migliore delle ipotesi, delle semplificazioni assolute e, nella peggiore, odio e mancanza di tatto, educazione e rispetto.
Come ha ben riassunto Mario Calabresi questa estate su La Stampa, la nostra è un’epoca in cui: “manca la memoria ma ancor di più la razionalità, non si tiene più conto di numeri, proporzioni e contesti”.
E proprio questi ultimi sembrano non esistere più: ognuno si sente in diritto di dire sempre la propria, su tutto e in qualunque modo, incosciente di aver scambiato uno spazio pubblico come il web in uno sfogatoio senza regole dove anche l’insulto, il turpiloquio e la diffamazione debbano essere tollerati in nome della libertà di espressione. L’aspetto più buffo di tutto ciò è che, probabilmente, nessuno di coloro che sporcano il web in lungo e in largo, farebbe lo stesso nella vita reale. Nessuno dei tanti leoni da tastiera si sognerebbe di commentare dal vivo come fa su internet. Proprio perché nei commenti sui social, ma anche dei giornali online, sembra essere scomparso quel filtro che agisce tra pensiero e parola, tra pancia e cervello, tra l’impulso animalesco e il ragionamento e la passione, che ci rendono semplicemente e stupendamente umani. Come diceva Socrate ne La Repubblica, quei fattori che rendono l’individuo “capace di dividere e unificare per essere capace di parlare e di pensare”.
Tutto ciò, però, non si limita unicamente al contesto del web ma, ahimè, sembra essersi allargato all’intero sistema sociale divenendo, nel mondo della politica, della comunicazione e dell’interazione tra gli individui, l’approccio sistematico per eccellenza. Tutto passa per la semplificazione, l’impulsività, la mancanza di analisi e di approfondimento.
Ma il rischio più grave è che tale concezione deviata divenga la prassi e che, cosa ancor peggiore, dalla semplificazione si passi alla superficialità, dall’esasperazione si giunga al disprezzo immotivato. O ancora: dal disaccordo si arrivi all’intolleranza.im renzi
E allora basta scrutare i commenti gratuitamente intrisi di odio in questi giorni in cui  si parla di immigrazione e terrorismo. O perché no, anche quando vi è un ricordo, o una “semplice” commemorazione di qualcuno che non c’è più come avviene in queste ore con l’omaggio al giovanissimo candidato sindaco di Ravenna, morto ieri notte in un incidente stradale e ricordato da alcune pagine di informazione come l’Ansa e da un sentito post di Matteo Renzi su facebook.
Anche in questo caso, dinanzi alla fine di una vita, sono in tanti ad armarsi di cinismo, disprezzo e cattiveria. E sia chiaro che la politica qui non c’entra niente. C’entra quanto detto sopra: con estrema facilità dalla pancia all’odio il passo è breve.
E non mi viene difficile pensare che, forse, John Lennon non aveva tutti i torti quando in Isolation cantava desolatamente: “The world is just a little town, everybody trying to put us down”, il mondo è solo un piccolo paese dove ognuno cerca di farci del male.

Alcuni dei tanti commenti presenti sul web:

im1

im2

im3

im4

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: