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Se Emiliano piange, Brindisi non ride

In coda il SONDAGGIO

Questa non è un’analisi del voto. Per quella ci vuole tempo, strumenti e, forse, più esperienza. Ma è una lunga riflessione su cosa è mancato nelle ultime amministrative locali. Sul piano nazionale è palese come l’aspetto politico abbia prevalso su quello della scelta sui singoli candidati. Lo dimostra, ad esempio, il caso di Torino, dove pur governando egregiamente, Fassino è stato travolto dal ciclone anti-governativo che, nel caso romano, è stato direttamente anti-Pd.
20141219_113939E’ però, altresì, veritiero che più il bacino elettorale andava stringendosi più la scelta degli elettori cadeva sul giudizio personale verso il candidato. Non penso sia classificabile come un voto anti-renziano, ad esempio, il successo di Clemente Mastella a Benevento, né tantomeno come una chiara richiesta di cambio generazionale. Così come, e arriviamo ai temi locali, appare quantomeno riduttivo classificare il risultato di Brindisi come un voto dettato da aspetti politici nazionali o, addirittura, condizionato da fattori malavitosi.
Al contrario, l’analisi della sconfitta, esercizio in cui da sempre noi di sinistra abbiamo una marcia in più, si dovrebbe prima di tutto basare su una obbiettiva valutazione del proprio progetto per poi, solo dopo, sparare a zero (anche giustamente) sugli altri.
Visto che in questi giorni il paragone più in voga è quello con le auto, allora perché non aggiungere che, forse, più che affidare questa macchina impazzita ad un egregio e capace manager delle vendite, peraltro più vicino alla guida a destra, sarebbe stato più utile trovare un pilota d’esperienza, un veterano del difficile circuito cittadino. Un guidatore capace di fiutare quando c’è puzza d’olio, in modo da non scivolare goffamente su qualche pozzanghera lasciata ad’arte da avversari e compagni di squadra, da sempre i più pericolosi partner di una gara. Il paradosso che poi, a fine Gran Premio, il maggior consenso è andato alla scuderia più che al pilota.
E anche questo deve essere un dato di riflessione. Se pensiamo che anche i tanto martoriati Fassino e Giachetti, ad esempio, uno in vantaggio e uno in svantaggio al primo turno, hanno, entrambi, aumentato il numero di voti. E così per Borgonzoni a Bologna, o, per fare un esempio calzante con Brindisi per numero di voti netti, situazione al primo turno e vantaggio del candidato, il caso della Battaglia a Savona, sorpassata sul finale ma comunque alla fine con quasi duemila voti in più al ballottaggio.
Qualcosa, quindi, non ha funzionato se la coalizione ha preso molto di più del proprio candidato e se questo ha incredibilmente perso voti rispetto al primo turno. Se, in politica, la perdita di voti va a vantaggio dell’astensione, più che del tuo avversario, allora la valutazione da fare è obbiettivamente ancora più negativa.duomo
A questo aggiungiamo che il maggior flusso in uscita del M5s, il primo partito cittadino, si diretto al non voto (71,8%) ma che il flusso rimanente premia unicamente il centrodestra con il 28,8% (dati Cattaneo).
Una sana analisi dovrebbe quindi basarsi su un minuzioso esame delle forze messe in campo. Per dirla chiaramente: siamo sicuri che il progetto presentato per la nostra città fosse del tutto convincente? Tralasciando alcuni aspetti meramente politicistici e volendo concentrarci su dei temi più vicini al cittadino ed elettore comune, risulta palese che alcuni problemi fossero evidenti sin dall’origine di questo programma. La proposta, difatti, è parsa fin troppo frammentata, più che di una coalizione riformista in grado di proporre un’idea vincente per la città e discostarsi dalla fallimentare gestione precedente, si è costituta un’alleanza percepita più come una vera e propria accozzaglia che non come un gruppo solido e rinnovato. La candidatura di esponenti di maggioranza e opposizione della scorsa consigliatura ha fatto il resto, rendendo praticamente nulle le accuse di connivenza con la passata amministrazione mosse verso lo schieramento della Carluccio. D’altronde, come si dice, in mancanza di rinnovamento: “Tra la copia e l’originale alla fine si sceglie sempre l’originale”. La conferma arriva anche da un altro dato: i 26938 elettori che hanno premiato la vecchia amministrazione, si sono divisi scientificamente tra le due coalizioni: 15.474 voti per Marino e 11.872 voti per Carluccio al primo turno. Totale: 27346.
Già il rinnovamento. Anche su questo il Presidente, e per buona parte di questi mesi, segretario regionale del Pd, aveva promesso un totale cambiamento nel partito (un tempo) più votato della città.
Al contrario, e lungi da me farne un tema prettamente personale, molti dei candidati arrivati ai primi posti in lista, tutto son sembrati salvo che emblema di un partito di sinistra che, per di più, prometteva cambiamento a tutto spiano. Un’impressione captata parimenti dagli elettori, così come da tanti militanti dello stesso Pd locale, candidatisi e impegnatisi con passione e partecipazione nella lista cittadina.
E allora, cosa si doveva e poteva fare? Innanzi tutto, arrivare a una scelta collegiale, che coinvolgesse la parte sana del centrosinistra cittadino, le associazioni e i movimenti civici. Una fase inizialmente nata a sinistra con i primi contatti tra BBC e SI Democrazia ma, volendo essere chiari, una fase sempre tenuta troppo distante dal dibattito per la vera coalizione di centrosinistra, in un contesto in cui il Pd della Commissaria è sembrato più voler aspettare alla finestra che schierarsi con decisione e proporre un progetto chiaro e di rottura.
E’ evidente quindi che l’imposizione voluta da Emiliano, dettata più dai sondaggi che dalla percezione all’interno dei diversi ceti cittadini, è stata probabilmente un vero e proprio passo falso. Che, fosse passato attraverso le Primarie, avrebbe avuto almeno un consolidamento iniziale per nulla trascurabile.Michele_Emiliano
A questo si aggiunge una campagna all’americana che poco paga in bacini così piccoli come quello brindisino. Al contrario il mantra del “Brindisi ai brindisini”, urlato a gran voce dall’altra sponda, ha conquistato i cuori di molti cittadini. Anche in questo caso sarebbe stato utile enfatizzare in maniera martellante quanto il legame con Bari fosse da leggere in chiave di vantaggio per la nostra città. Difatti, la possibilità di poter contare su un Presidente che, fatto salvo il classico “baricentrismo” che da sempre caratterizza i vertici della Regione Puglia, conosce bene i problemi, le potenzialità e le risorse di questa città sarebbe dovuta essere il fattore propulsore di questa campagna elettorale. Invece, ahinoi, anche questo aspetto non ha goduto del giusto supporto. Che dire poi del tema ambientale? Andato perso, e con loro i voti di una parte della città che poi hanno pesato al ballottaggio, già quando si è scelto un candidato percepito, a torto o a ragione poco cambia in politica, vicino ai grossi gruppi industriali locali.
Un ultimo passaggio sul voto delle periferie. Che si possa parlare di voto inquinato su quel consigliere X o in quel quartiere Y è sacrosanto ma, se lo so si dice al bar tra amici è un contro, se lo dice chi ricopre ruoli di rilievo, allora porti le prove in Procura e tutta la parte sana della città, io in primis, sarà contenta.
A tal proposito dispiace leggere esternazioni che infangano la città tutta. Se in alcune zone il voto è a rischio di controllo malavitoso si agisca, si intervenga, non si candidino persone “a rischio”, sempre se si voglia realmente intervenire sul fenomeno.
Ma per favore, la retorica del voto di scambio, in sostituzione all’analisi della sconfitta no, questo è insopportabile. Perché il gioco del “voto nei quartieri difficili vicino alla malavita” e dei quartieri bene come “espressione sana della città” è un ragionamento non solo snob, ma offensivo delle tante persone per bene che in quei posti ci abitano, e lo dico da abitante del centro storico.
Al nostro Presidente di Regione, persona che stimo e che ho votato, vorrei ricordare come nei “tre quartieri dove” è “stato sostituto procuratore” e dove “si annidavano i principali clan della Sacra corona unita” (sue parole di ieri), il candidato di centrosinistra al primo turno sia stato il più votato in 13 sezioni su 15, e negli altri due casi sia al secondo posto. Ma non per questo si deve pensare nulla di sospettoso sui tanti suoi elettori.
Ma anche se fosse stato il mono votato, e ripeto non è questo il caso, appare quantomeno ingenuo gridare dopo a tal tipo di allarme o, ancor peggio, scadere in facili generalizzazioni. Come se con la vittoria di De Magistris a Napoli, avessimo detto che a vincere è stata la Camorra. Sarebbe stato grave, ipocrita e pretestuoso.
Finita questa lunga, e comunque incompleta analisi, che fare? Quanto descritto lascia solo rimpianti? E’ tutto da buttare tutta in mare? Certo che no. Alcuni fattori positivi emergono con forza. Pensiamo solo alla presenza in consiglio di una serie di nuove leve, di giovani, di movimenti che hanno a cuore temi fondamentali per questa città. E, guardando alla coalizione perdente, si consideri comunque la presenza di un programma valido, forse il più serio e preciso degli ultimi anni, probabilmente poco enfatizzato, e qui emerge un altro errore della campagna elettorale.
Si guardi, altresì, all’impegno dello stesso Marino, persona troppo lontana dalle dinamiche politiche ma, e questo va detto, imprenditore serio e pulito, che potrà dare certamente un contributo importante in seno al consiglio comunale. E ancora, si dia spazio ai tanti giovani, molti concentrati nella lista “Cantiere Giovani” e non solo, che devono continuare un lavoro di proposta, analisi e studio del nostro territorio, eletti o meno che siano.  Alla parte sana di questa città, in parte esclusa o, volutamente alla larga, da questa ultima tornata e che sappia coniugare quel giusto mix tra esperienza amministrativa e capacità politica, tra società civile e mantenimento dei rapporti di forza nella città. Senza cadere nell’errore di fare emergere solo uno di questi aspetti a discapito di tutto il resto.
Per il resto, come diceva uno dei film di Lina Wertmuller: “Io (noi) speriamo che me la cavo”..

Ps è scontato che il vero sconfitto di questa tornata, più di Emiliano o di Marino, è colui che non è andato a  votare, con tutte le attenuanti certamente. Ma anche su questo i vincitori, e gli sconfitti, devono fare una grossa riflessione.

SONDAGGIO

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4 commenti su “Se Emiliano piange, Brindisi non ride

  1. Massimiliano
    27/06/2016

    Buongiorno. Mi piacerebbe sapere il nome del bravissimo giornalista che ha fatto l’articolo “Se Emiliano Piange, Brindisi non ride” e fare i miei complimenti allo stesso, avendo centrato appieno l’analisi di questa tornata elettorale brindisina. Cordiali saluti. Massimiliano Di Bello (Noi Centro con Brindisi).

    • raretracce
      27/06/2016

      Buongiorno a lei. Mi chiamo Andrea Lezzi ma non sono un giornalista, bensì un semplice osservatore. Tutte le riflessioni presenti su questo blog, sui più disparati temi, sono mie. La ringrazio per le parole di apprezzamento.
      Cordiali saluti

      • Massimiliano
        27/06/2016

        Grazie a lei Sig. Lezzi, seguirò il suo blog più da vicino prossimamente. La saluto e buon lavoro.

      • raretracce
        06/07/2016

        La ringrazio. Buon lavoro

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