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Vista da Roma – Turismo: ripartire dal “fattore Appia”

Articolo pubblicato per Agenda Brindisi. Qui il link al versione PDF del settimanale.

Termina in questi giorni la mostra “L’Appia ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi”, esposta per l’intera estate all’Auditorium Parco della musica di Roma. Una raccolta di immagini e impressioni dello scrittore e giornalista Paolo Rumiz che ha percorso a piedi la prima grande via d’Europa. Un’impresa eccezionale che apre una grande riflessione sulle potenzialità di certe opere millenarie per i nostri territori. Seppur da Roma qualcosa sembra muoversi (è di maggio la notizia di un copioso stanziamento del CIPE per il recupero della Regina Viarum) il vero auspicio è che le istituzioni locali possano comprendere la centralità di certi temi per lo sviluppo turistico cittadino.
Un modo per ridare lustro a quel ruolo strategico giocato dalla città nel corso dei secoli. Insomma la “Brindisi turistica” del domani dovrebbe e potrebbe essere la Brindisi già Capitale d’Italia, la Brindisi normanna, della Valigia delle Indie e, ovviamente, la Brindisi della Via Appia, specie quest’anno che il MIBACT ha proclamato il 2016 “Anno nazionale dei cammini” e considerando anche il passaggio della Via Francigena sul nostro territorio.
I temi sui quali poter costruire una nuova idea di sviluppo e valorizzazione della città perciò non mancano. Si dirà che vi è penuria di risorse ma il tema non è, o non è unicamente, economico. Specie quando si spendono più di 70.000 euro per la festa patronale, il doppio del costo di Goran Bregovic ad Ostuni per intenderci. Sembra, difatti, mancare la volontà politica di andare oltre il piccolo evento di paese, la semplice conferenza stampa per dare spazio, magari, al Consigliere di turno. Ciò che manca, probabilmente, è una visione globale della città, e quindi anche della sua valorizzazione turistica.
Chiuso il capitolo Negroamaro, perché non pensare a un nuovo imprinting per la città? Una serie di appuntamenti fissi, riconoscibili e attrattivi con cui ridare vita all’economia cittadina. Perché non osare con installazioni di qualità, con festival musicali o mostre a tema come quella di Rumiz?
Ad oggi, invece, salvo il Medieval fest, ogni anno tutto passa nel silenzio di qualche articolo, o qualche visita guidata nel centro storico. Accade anche in questi giorni in cui si ricorda Brindisi Capitale d’Italia, omaggiata con qualche piccola cerimonia quando meriterebbe settimane, se non mesi, di mostre e approfondimenti. Invece mai nulla che vada al di fuori dall’ordinario, niente che possa proiettare la città in un’ottica di rilievo nazionale o internazionale. Palcoscenici per nulla inaccessibili ma anzi raggiunti con impegno e costanza da tante altre realtà pugliesi (fare un salto a Locorotondo, Ostuni, Polignano, Otranto, Lecce per credere). Probabilmente ci accontentiamo di poco, ci bastano le giostre di San Teodoro e il sabato “giù alla marina”. Ed è un vero peccato per una città che non avrebbe nulla da invidiare alle sue “cugine” e invece, da decenni, continua a vivacchiare. Scriveva il sovrintendente dell’Urbe a Papa Leone X nel ‘400: “Ma perché ci doleremo noi de’ Goti, de’ Vandali e d’altri perfidi inimici del nome latino, se quelli che, come padri e tutori dovevano difendere queste povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno atteso con ogni studio lungamente a distruggerle et a spegnerle?”. Come dargli torto.

 

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