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Il Collegio Tommaseo: tra storia e futuro incerto

Articolo pubblicato per Agenda Brindisi. Qui il link al versione PDF del settimanale.

Negli anni venti e trenta del 1900 il volto del porto di Brindisi cambiò radicalmente. In poco più di un decennio si realizzarono una serie di interventi che oggi parrebbero incredibili: l’ammodernamento dell’idroscalo, la costruzione della fabbrica di fertilizzanti della Montecatini, la creazione della gloriosa spiaggia di Sant’Apollinare e delle colonie di Cala Materdomini, la risistemazione di Piazzetta Colonne e la costruzione del Monumento al Marinaio. Ma non solo, in questi giorni, ottantadue anni fa, Benito Mussolini dava simbolicamente inizio al cantiere dell’Accademia Marinara. Un progetto affidato al giovane architetto Minnuci che sulla linea del “razionalismo moderato” diede vita alla struttura che ancora oggi sovrasta il seno di Levante. Erano sicuramente altri anni e per ovvi motivi politici tutto veniva fatto in modo celere e funzionale alla propaganda dell’epoca.
Tuttavia pochi ricordano che dopo l’ottobre del ’46, a seguito dei trattati per la controversa questione di Trieste, Brindisi divenne sede per l’accoglienza di profughi istriani, dalmati e giuliani.
Come riportano le cronache dell’epoca forte fu il legame tra la popolazione brindisina e i profughi giuliani con collaborazioni culturali e commerciali.
In questa circostanza l’Accademia ospitò studenti provenienti da Fiume e Istria. Ed è proprio in omaggio a Niccolò Tommaseo, letterato dalmato sostenitore della fratellanza tra slavi ed italiani, che il Collegio cambiò nome nel 1946.
Da decenni la struttura è un rudere in mano ai vandali e ai topi e, nonostante l’intento iniziale di numerose amministrazioni, la situazione peggiora di anno in anno. E’ di questi giorni la notizia di un concreto interesse dell’Invimit, Ente presieduto da Massimo Ferrarese. L’intento della società pubblica è quello di trasformare il Collegio, o quel che ne resta, in una struttura ricettiva con tanto di sala congressi. Si dirà che almeno, finalmente, qualcosa sembra muoversi. Che probabilmente è meglio affidare lo stabile ad una destinazione privata che vederlo crollare.
Tuttavia, a voler pensare in grande, proprio in virtù della sua storia, il luogo si presterebbe ad essere sede di qualcosa che possa onorare le gesta del porto e della città di Brindisi, se non interamente, almeno una buona parte della struttura. Pensiamo a un hub della multiculturalità, una sede universitaria su temi turistici o geopolitici. O ancora: una palazzo dei congressi con numerosi eventi formativi, anche in virtù della presenza in città della Base Onu, che si occupa delle missioni umanitarie in tutto il mondo. Insomma una funzione strategica in grado di valorizzare una struttura posta in uno dei luoghi migliori della città e dotata di spazi adatti a qualsiasi utilizzo, non per ultimo quello sportivo con numerosi campi da gioco previsti già nel progetto originario. Con l’intento, magari, di recuperare il lungomare Vespucci, luogo potenzialmente bellissimo ma mai sfruttato a dovere.
Insomma, proprio a voler sognare ad occhi aperti, sarebbero ben altre le destinazioni d’uso per il Collegio. Tuttavia, iniziare a stimolare il dibattito sul tema è già qualcosa. Specie in virtù di quel triste silenzio che arrivò dall’opinione pubblica nel 1977 quando, mentre l’immobile passava alla regione Puglia per 700 milioni di lire, la città accettò tacitamente la chiusura della gloriosa struttura.
Intanto tra un anno, il 5 dicembre, ricorreranno gli ottant’anni dall’apertura del Collegio, quale miglior modo di omaggiarlo se non quello di ridargli una dignità?

 

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