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Cara Sindaca, ci regali la piazza dei Bastioni

Articolo per Agenda Brindisi

Più di una foto, un quadro o un libro, ciò che davvero testimonia la vita, nel corso dei secoli, è la capacità dell’uomo di lasciare delle tracce materiali, visibili, quasi eterne. E così la storia ci consegna innumerevoli esempi dell’ingegno umano: le Piramidi, il Colosseo, il Vecchio Ponte di Mostar, la gloriosa Via Appia, simboli che riescono a vivere nei millenni. In questo la nostra città non è da meno con un patrimonio storico- culturale davvero invidiabile. Un destino beffardo, però, ha colpito i nostri più grandi monumenti che dopo aver attraversato secoli di battaglie e intemperie, negli ultimi decenni si sono dovuti arrendere alla scelleratezza di logiche incomprensibili.
Dai monumenti più antichi fino a quelli recenti sono fin troppi i casi di opere architettoniche andate perse o trascurate. L’elenco è lungo e sofferente: si pensi alla Torre dell’Orologio, al Rione di San Pietro degli Schiavoni, al vecchio Comune, all’Ex Banco di Napoli, allo storico Teatro Verdi. E così via.
Ma, per quanto possibile, anche il patrimonio più antico, nonostante sia rimasto intatto, ha senza dubbio patito la trascuratezza da parte della città. E così tra un Castello vergognosamente abbandonato e un altro non fruibile dalla cittadinanza, restano le chiese e le mura. Già, la cinta muraria, struttura millenaria, creata dai romani e passata in mani arabe, normanne, bizantine, longobarde. Quante lingue hanno sentito quei mattoni, quanti piedi stranieri hanno attraversato quei passaggi.  Ed è quasi un paradosso pensare che ad oggi, le nostre mura, sembrino quasi non esistere. Vittime di incuria a intermittenza ma, soprattutto, delle politiche di edilizia aggressive degli anni cinquanta e sessanta che hanno permesso la costruzione vergognosa di edifici non solo a ridosso dell’opera, ma quasi in sostituzione di essa. Rendendo del tutto inesistente una cinta muraria che, incredibile, ancora oggi  attraversa buona parte del centro cittadino: da Via del Mare a Bastione Carlo V, da Porta Napoli alla Stazione potendo essere – teoricamente – una grande attrattiva turistica.
Se, però, per decenni tanto è stato lasciato al caso e alla malafede, oggi qualcosa si può fare. Sul lato esterno di Porta Lecce, ad esempio, vi è uno stabile, messo in vendita da un anno. Come segnalato a più riprese, l’acquisto del Comune e l’abbattimento della struttura darebbe di nuovo luce a un’opera tanto bella quanto soffocata da palazzine vecchie e oppressive.
Altra porta, altro edificio. Accanto a Porta Napoli vi è lo stabile ex Enel: una struttura da anni in disuso che l’azienda dell’energia ha messo all’asta. Come ricordato in questi giorni da numerosissime associazioni (Archeo Brindisi, Italia Nostra, ma anche da politici e semplici cittadini), dovrebbe essere il Comune a chiedere la cessione gratuita del bene ad una società che deve ancora troppo a Brindisi e ai brindisini, sempre se i danni decennali dell’inquinamento possano essere valutati materialmente.
L’auspicio è che si possa trasformare l’area distruggendo l’orrendo capannone e creando una piazza che restituisca il  meritato spazio al monumentale bastione confinante. La missione non è delle più facili, ma l’eventuale risultato positivo potrebbe significare tanto per la valorizzazione del territorio. E allora, parafrasando il Reagan berlinese del 1987: Signora sindaca, abbatta quel muro e ci regali una bella piazza.
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