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Sul Turismo tutto fermo, tranne le deleghe

Articolo per Agenda Brindisi.

Più di un anno fa evidenziai quella rarità, tutta brindisina, di non avere un assessore al turismo, pur essendo una città dalle potenzialità sconfinate nell’ambito della valorizzazione del territorio.
In realtà, all’epoca, le deleghe erano mantenute dal sindaco. Idea un po’ limitata se pensiamo quanto un primo cittadino sia praticamente impegnato h24 su tantissimi altri temi che riguardano la propria città.
Basti pensare che in realtà come Lecce od Ostuni vi sia quasi sempre un assessore che si occupa unicamente di marketing territoriale, turismo, valorizzazione del territorio, eventi e cultura. Succede anche a Foggia, città non propriamente turistica.
E in effetti è palese che tematiche obbiettivamente legate tra loro devono agire in sinergia e, possibilmente, sotto una guida unica.
Ad oggi, invece, le deleghe alla cultura e al turismo, sembrano vagare tra le varie poltrone di piazza Matteotti.
A giugno, varata la giunta, furono assegnate all’assessore Greco.
In questi giorni, leggendo il comunicato ufficiale del rimpasto di giunta, si apprende che “La sindaca Angela Carluccio mantiene per sé le attribuzioni dell’assessorato…Cultura e Turismo”.  Poche righe più in basso, poi, osserviamo che “La sindaca ha assegnato le seguenti deleghe speciali ai consiglieri comunali: … Loiacono (Cultura e Turismo)”.
Insomma, una cosa è certa: il nostro sindaco tiene così tanto alla valorizzazione del territorio da assegnarla ad un assessore, un consigliere e, perché no, tenerla anche per se stessa.
Voglio che sappia che a noi cittadini va bene tutto, basta che vi sia qualche risultato visibile.
Sabato mattina, per esempio, durante un breve weekend in città, ho assistito ad un via vai di una dozzina di turisti nella zona del Teatro Verdi. Avvicendatisi in momenti differenti della mattinata, si aggiravano lungo piazzetta Durano. Avrebbero voluto visitare gli scavi di San Pietro degli Schiavoni ma si sono dovuti accontentare di qualche foto dall’esterno, appoggiandosi alle curve sbarre che proteggono l’antico sito romano. Il motivo? Tutto era tristemente chiuso.
Delusi, forse anche arrabbiati, si sono allontanati. Di certo non sconsolati quanto il sottoscritto, imbarazzato per una città che sembra sempre non volersi rialzare, anche quando ne avrebbe solo da guadagnarci.
Tuttavia mi sono detto: “Magari, oggi gli scavi sono chiusi per qualche motivo preciso”. E tornato a casa ho cercato alcune informazioni online, per poi constatare – non con poca amarezza – che né sul sito del comune di Brindisi, né su quello del Teatro Verdi, vi è alcuna informazione inerente agli orari, i contatti, i prezzi o alla possibilità di acquistare i biglietti online, per visitare l’antichissimo quartiere romano.
E sul luogo? Neanche a parlarne: giace un vecchio e triste foglio di carta scritto solo in italiano.
Quale migliore accoglienza per i croceristi che – si spera- riempiranno il centro cittadino la prossima estate? Un vero peccato per un complesso unico al mondo nel suo genere.
Una struttura che, nonostante non abbia mai scaldato i cuori dei brindisini – giustamente innamorati dell’originale Teatro Verdi – riesce ancora ad emozionare: divisa tra la magia di secoli di storia e la prestanza del vetro e del cemento che avvolgono il Nuovo Teatro.
Peccato, però, che tutto ciò non sia valorizzato a dovere.
C’è tanto da fare. I tre responsabili della “Cultura e Turismo” sono avvertiti. O chi, tra loro, se ne vorrà occupare.
articolo-8

 

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Questa voce è stata pubblicata il 04/11/2016 da in Articoli su Brindisi con tag , , , , , , , , .
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