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Le unioni civili e i social network

“In nome della legge vi dichiaro uniti civilmente”, con queste parole, per la prima volta pronunciate da un pubblico ufficiale brindisino, la scorsa settimana la Sindaca Carluccio ha officiato un matrimonio civile nella sala comunale Mario Marino Guadalupi.
Niente di insolito per un primo cittadino, se non fosse, appunto, che si stava celebrando la prima unione civile della nostra città.
Un traguardo di civiltà, raggiunto dopo decenni di battaglie e campagne sociali e sfociato nella legge 76/2016, voluta dal Governo Renzi e approvata a maggio scorso dal nostro Parlamento.
Uno strumento finalizzato a regolamentare la disciplina delle convivenze nonché le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Una norma che ha bloccato per settimane aula e commissioni parlamentari, con i partiti alla ricerca di una intesa in grado di fare uscire l’Italia da quell’empasse che la rendeva l’unica delle sei nazioni fondatrici dell’Unione Europea, a non riconoscere né le unioni civili né i matrimoni per le persone omosessuali.
Era chiaro, quindi, che la prima cerimonia di questo genere celebrata in città avesse un eco rilevante, meritando gli approfondimenti dei media locali, specie quelli online.
A stupire, però, non sono stati i meritati articoli, ma certi commenti – in verità nemmeno così pochi – di alcuni nostri concittadini.
Alcuni utenti facebook, infatti, hanno commentato negativamente e, talvolta, offensivamente, l’evento raccontato sui social da numerosi siti online di cronaca locale.
Tra chi accusava il Sindaco di “pensare alle cretinate invece che alla città” (come se i diritti delle persone non fossero comunque delle priorità dei cittadini), a chi si lanciava in strampalate teorie sull’etica e la morale, in tanti hanno deciso di dire il proprio triste pensiero. Uno spettacolo abbastanza indecoroso.
Sia chiaro: niente di cui stupirsi, gli imbecilli esistono ovunque.
Dispiace, però, constatare che siano ancora molti coloro che, per ignoranza o malafede, si sentono in diritto di sentenziare, giudicare o, addirittura, insultare, chi, con orgoglio e coraggio, compie una scelta di diritto e di rispetto verso la persona che ama e decide di sostenere.
I dati dell’Oscad – l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno – d’altronde parlano chiaro: l’omofobia è in seconda posizione, dietro unicamente al tema razziale, come presupposto di atti di discriminazione o di crimini d’odio in Italia.
Insomma, dinanzi a tali espressioni di democrazia, c’è chi ancora ha il coraggio di sputare sentenze omofobe e irritarsi, dimenticandosi, magari di indignarsi per cose per cui c’è davvero bisogno, e nella nostra città sono tantissime.
Per fortuna la parte sana dei cittadini/utenti è intervenuta nella discussione nata tra i commenti di facebook. E lo ha fatto smorzando i toni, rispondendo agli insulti e sbeffeggiando i vari ignoranti di turno. Una bella soddisfazione che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che c’è una parte di città sana, rispettosa, aperta e moderna. E che questa parte è composta dalla maggioranza dei cittadini.
Tuttavia perché stupirci se frasi e atteggiamenti omofobi sono all’ordine del giorno in tv (recente il caso di un concorrente del Grande Fratello) così come in politica. E d’altronde lo dice anche un famoso detto cittadino: “E’ dalla capu …”.
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