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La storia infinita di Limahl

Oggi voglio continuare a parlare del 1983 partendo dal Regno Unito. Qui, all’ombra di Simon Le Bon e dei suoi Duran Duran, c’era un altro gruppo che spopolava con le classiche melodie anni ottanta del pop romantico: i Kajagoogoo detti anche Kaja. neverending-story1

Con il singolo “Too Shy” raggiunsero la vetta delle classifiche inglesi e il quinto posto negli States. Passa qualche anno e di questo gruppo, destinato a divenire ben presto un gruppo meteora degli anni ottanta, rimane ben poco. Ci sarà comunque il tempo di un discreto successo con un buon album: “White Feathers”.
Ad un certo punto, però, accade l’imprevedibile: la band, su impulso dell’esperto manager, si lascia convincere dell’inutilità del cantante e della facile possibilità di sostituirlo.
E’ da qui che parte la seconda parte di questa storia. E si perché questo “anonimo” cantante ancora non sa di essere vicino al successo planetario, molto più grande di quello raggiunto fino ad allora con i Kaja. E’ un ragazzo di Wigan, biondo platino e dal taglio tipicamente anni ottanta. A un anno dal licenziamento come frontmen dei Kaja la sua vita cambierà anche per merito di un italiano, Giorgio Moroder, compositore  di fama internazionale. E’ sulle sue note che, nel 1984, canterà la colonna sonora della “Storia Infinita”, pietra miliare del cinema di quel decennio.
Per chi non l’avesse ancora capito stiamo parlando di Limahl e della “sua” “Never ending story”. Un brano commissionato e prodotto in pochissime settimane, giusto in tempo per divenire il sottofondo di uno dei film di maggiore successo degli anni ottanta.
Un pezzo che riuscì ad ottenere il primo posto in otto paesi, ai quali si aggiungono i diciassette da quinto.
Un successo planetario, imprevedibile ed immediato. Per i più accorti non sarà sfuggita la versione in francese “L’histoire sans fin” cantata in lingua locale e abbinata al film , anch’esso distribuito con il titolo in lingua francese. Nella versione tedesca, invece, non figurano le musiche di Moroder che lasciano spazio alla composizioni del tedesco Klaus Doldinger. Particolarità del brano è anche il fatto di non avere un termine ne un chiaro inizio. Come altre canzoni del periodo, infatti, il brano parte e termina sfumando come stesse muovendo i tasti del controllo volume. Insomma un brano originale, per testo, musica e modalità di esecuzione. Il tutto per far da soundtrack ad un film altrettanto originale, parte integrante della cultura dei mitici anni ottanta.

 

Articolo per il blog: aromadi80.blogspot.it

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