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Scrutatori a chiamata diretta: una brutta abitudine

In questi giorni confusionari per la nostra amministrazione, nel pieno della discussione sui mercatini di Natale, qualcuno, nelle stanze di Palazzo di Città, deve avere certamente equivocato le parole di Giorgio Gaber. Il compianto cantautore milanese, in uno dei suoi brani più famosi, cantava la libertà come espressione massima della partecipazione.
Ebbene si, partecipare è sicuramente la più alta manifestazione di democrazia. Un po’ meno “partecipare per chiamata diretta”, come avverrà ancora una volta nella nostra città in occasione delle prossime consultazioni.
Il quattro dicembre, infatti, i seggi cittadini saranno composti da cittadini indicati direttamente dai partiti. Era successo in tutte le ultime tornate elettorali e succederà anche in occasione del voto referendario.
Così ha deciso la Commissione Elettorale, convalidando i nomi indicati dai consiglieri comunali che – incredibile ma vero – in alcuni casi riescono a compattarsi attorno a scelte unitarie.
Se poi ad avvantaggiarsene non saranno i cittadini tutti, ma solo fortunati amici e parenti, che sarà mai?
Almeno  qualcuno in città sarà felice.
Ma esattamente chi? A ben vedere, come sottolineano Roberta Grassi sul Nuovo Quotidiano di Brindisi e Andrea Tundo su il fattoquotidiano.it, le liste comprendono parenti di esponenti politici locali, anche con ruoli nella giunta comunale.
Per fortuna qualcuno ha preso le distanze da tutto ciò. Brindisi Smart, Movimento Cinque Stelle e Cor hanno rinunciato a indicare dei propri nomi, così come la Sindaca Carluccio, lasciando spazio al libero sorteggio.
Vi è comunque un aspetto tutt’altro che secondario, che apre l’ennesima riflessione sul peso politico del primo cittadino, di certo apprezzabile per la scelta personale di rinunciare a indicare i propri nomi, ma incapace di far valere con forza e convinzione la propria posizione, quantomeno verso i partiti della sua maggioranza. Spingendoli a non aderire a questo triste rito da Prima Repubblica.
Sia chiaro: nulla di illegale. Tutto ciò è previsto in una legge del 2006. Nonostante questo sono ben poche le città che ad oggi si affidano ancora ad una pratica tanto sconveniente quanto facile nell’attirare critiche ed imbarazzi. L’ultimo caso riguarda Pescara, dove si è scoperto che nell’ambita lista degli scrutatori vi è anche la figlia del Vicesindaco, insieme a tanti altri “amici/figli di…” .
Un ritorno al passato, dunque. A quelle dinamiche che riportano alla mente le stagioni delle lottizzazioni,  dei favoritismi, delle spartizioni partitiche. Pratiche e modi di fare che questo paese, e ancor più la nostra città, meriterebbero di dimenticare una volta per tutte. Un atteggiamento offensivo per tanti cittadini, evidente ancor più, in tutta la sua negatività, in un contesto di grossa crisi economica e lavorativa che grava sulle famiglie brindisine per le quali, anche un singolo posto da scrutatore, significherebbe molto.
D’altronde son passati secoli di storia per ribadire, chiaro, un concetto. Dal Bill of Rights del 1689, alla Rivoluzione Francese, sino alle Quattro Libertà di Roosevelt, un tema è rimasto centrale: quello della partecipazione del cittadino alla cosa pubblica. Lo ricorda bene l’art.21 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti”. Liberamente, appunto. Non per volere dell’amico consigliere o Assessore. Ma che saranno mai due-tre secoli di storia.

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