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La tassa di soggiorno può essere un’opportunità

Da giorni in città, oltre all’emergenziale tema dei rifiuti, si discute della tassa di soggiorno. Valutata, principalmente, come un ostacolo allo sviluppo del settore turistico cittadino.
Una tassa che dal primo settembre 2014 è presente anche a Roma, voluta dall’allora amministrazione di Ignazio Marino e differenziata in base al livello del soggiorno turistico effettuato (va dalle due euro per gli Hotel tre stelle, alle sette dei grandi Hotel a cinque stelle).
Per molti la tassa apparirebbe come un inutile balzello che andrebbe a pesare ulteriormente su una categoria, quella che vive nel mondo del turismo, già fortemente penalizzata dai costi elevati e dalla crisi economica.
E’ vero. I motivi per essere scettici, almeno in teoria, ci sono tutti: la città che arranca nel progresso culturale, l’assenza di eventi di rilievo nazionale, il cattivo uso degli strumenti di promozione turistica e, non per ultimo, la pessima gestione dei monumenti cittadini che, quando non sono chiusi, peccano comunque di informazioni, pulizia e accorgimenti vari.
Tutti fattori, questi, che devono far propendere alla bocciatura di una ennesima imposta.
Si dirà, infatti, che la nostra non è ancora una città definibile “turistica” a tutti gli effetti e che si dovrebbe prima pensare a renderla tale e poi, magari, chiedere una tassa ai visitatori.
Tutto vero. Discorso comprensibile ma, con uno sforzo di vedute, anche superabile.
La tassa di soggiorno, infatti, se sfruttata a dovere, può diventare una grande opportunità per città come la nostra, soffocate dai bilanci e sempre meno portate ad investire soldi pubblici nella promozione turistica.
Una tale imposta, invece, se finalizzata unicamente ad aumentare le risorse per lo sviluppo turistico e la tutela dei monumenti cittadini, potrebbe rivelarsi una grande opportunità per l’economia locale.
Pensiamo solo a quanto poco influirebbe l’aggiunta di uno o due euro per chi prenota una stanza da 40/50/60 euro a notte, se non di più. Una spesa irrisoria che, sul calcolo dei forestieri che ogni anno alloggiano in città (valutato sui 140 mila visitatori), porterebbe nelle casse comunali quasi trecentomila euro annue.
Attenzione però, la bontà di questo ragionamento resta tale se gli introiti della tassa di soggiorno vengono interamente destinati allo scopo turistico. Si può pensare, cioè, a un conto alimentato da queste entrate e diretto unicamente allo sviluppo di tale obbiettivo. Una tassa di scopo, dunque, la così detta ISCOP, dove anticipatamente si sa con certezza come e in che modo verrà speso l’importo raggiunto grazie ai contributi dei forestieri. Risorse concrete e utilizzabili unicamente per il settore turistico, così umiliato e così bisognoso di risorse in una città come la nostra, gravata da una crisi economica smisurata.
Una spesa effimera per i visitatori o i forestieri che per i più disparati motivi alloggiano in città, ma utile e necessaria per rimettere in sesto il settore turistico cittadino.
Una misura che, ovviamente, deve essere accompagnata da politiche concrete di sviluppo turistico e culturale del territorio. E’ chiaro, infatti, che se viene meno questa condizione, la tassa diverrà una imposta ulteriore e inefficace. Quanto di più inutile, in una città sempre pronta a chiedere ma spesso restia a restituire qualcosa di concreto ai propri cittadini.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/11/2016 da in Articoli su Brindisi con tag , , , , .
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