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La Brindisi degli anni ’60: una città a colori

Diceva Edward Morgan Forster, lo scrittore inglese di “Camera con vista”, che se non ricordiamo, semplicemente non possiamo comprendere. Affermazione tanto superflua quanto fondata e veritiera.
E non c’è miglior modo di comprendere sui tempi andati che guardando al passato con attenzione e spirito critico, studiandolo e interrogandosi sul perché di importanti cambiamenti.
Circoscrivendo il discorso alla nostra città, i mutamenti sono stati tutt’altro che pochi, e tutti di notevole importanza. Sui loro effetti benefici, però, se ne potrebbe discutere per anni.
Intanto, volendosi fare un po’ del male, sul web sono facilmente reperibili alcuni filmati d’epoca: documentari che raccontano la vita della nostra città. Due, probabilmente, sono i più emblematici: “Ritratti di città” e “La Montecatini a Brindisi“, entrambi prodotti dalla Rai negli anni sessanta.
Uno spaccato di una capoluogo che ovviamente non c’è più. Un paesone di provincia voglioso di crescere, alla ricerca di un meritato riscatto sociale, poi, verosimilmente,  sfuggito nel tempo. Eluso dai grandi investitori industriali che cambiarono per sempre il volto della città.
Fa male, ma al contempo serve – appunto – a riflettere, rivedere certe immagini. Rigorosamente in bianco e nero ovviamente, anche se il grigiore è solo sullo schermo. In realtà, infatti, raccontano di una città viva, frenetica. Niente a che vedere con la nostra Brindisi, questa si realmente in bianco e nero.
Consumata da una continua ricerca della propria identità.
Si può capire, quindi, perché suona un po’ strano, e a tratti folle, ascoltare, nei documentari di mezzo secolo fa, che la nostra era una città in grado di misurarsi benissimo con Roma, in quanto a vivacità e ricchezza culturale.
Due città che oggi, beffardamente, condividono sicuramente un periodo di decadenza culturale ed economica.
Il vecchio documentario Rai, invece, racconta di due realtà non così differenti, unite “un tempo dalla Via Appia, oggi nel segno di Via Veneto, la via mondana per eccellenza, protagonista di film, rotocalchi e canzoni indimenticabili”.  Parole che oggi, nella città dei corsi deserti e delle attività in perenne chiusura, farebbero spalancare gli occhi a chiunque.
E che dire di quelle immagini raffiguranti la costa sud prima del 1958? Nei mesi antecedenti alla costruzione del Petrolchimico. Foto e video di un’altra epoca, di una realtà così bella e viva quanto lontana e, probabilmente, irraggiungibile.
Alla domanda su come sia cambiata la città con l’avvento del Petrolchimico, un elegante signore risponde: “Si nota gente più indaffarata, più veloce, cosa che prima non si notava perché questo paese qui è un po’ addormentato e adesso, invece, pare che si stia risvegliando”.  Parole che oggi stupiscono. Perché, cinquant’anni dopo, ciò che servirebbe è proprio un nuovo risveglio. Capace, magari, di far uscire la città da quel sonno profondo in cui è sprofondata.  Dovuto si, alla grossa crisi economico-lavorativa, ma anche all’assenza di proposte culturali e imprenditoriali di lunga visione. Un sonno che cinquant’anni fa fu superato con l’arrivo di un enorme polo industriale e che oggi deve, obbligatoriamente, cercare nuove sfide, a partire da quelle che ruotano attorno al mondo turistico e ricettivo.  Basta saper guardare in avanti. Altrimenti, anche il presente rischia di rimanere in bianco e nero.

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