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Viaggio nel “quartiere degli ex”

Articolo per Agenda Brindisi.

C’era una volta il litorale brindisino, quello Nord ovviamente, che, seppur maltrattato dal vento e dalle correnti, riusciva ad essere un’oasi felice. Al contrario della parte sud, sfregiata negli anni da una invasiva attività industriale, dalla Sciaia fino a Lido Azzurro, la città ha vissuto i recenti anni del benessere e del divertimento.
Oggi, partendo proprio da quei luoghi, si può osservare una situazione surreale, con il crollo che, nel tempo, ha coinvolto le tante strutture della zona, divenute, pian piano, praticamente tutte “ex attività”.
Un vero e proprio “quartiere degli ex” se vogliamo. Virtualmente bellissimo, posto subito dopo la zona della Sciaia.  Superato il sottopasso dell’aeroporto, dopo un accorto slalom tra i cumuli di immondizia di via Materdomini, ci si imbatte nel primo grande ex:  l’ex parco Babylandia, una struttura enorme che, per anni, ha ospitato la Colonia Marina facendo felici i bambini dell’epoca, che potevano trascorre due settimane di divertimento in mezzo al verde. Lo stabile è in totale abbandono, a fine settembre la guardia forestale è dovuta intervenire, multando i proprietari del bene, per la presenza di rifiuti all’interno dell’area.
La proprietà negli anni passati è stata ceduta dal demanio militare ma il Comune ha deciso di non acquistare l’area per mancanza di liquidità. L’immobile è in vendita da anni ma, per adesso, non si vede alcuna soluzione all’orizzonte.
Qualche decina di metri più avanti, poi, si incrocia un altro famoso “ex” amato dai brindisini: l’Ex Estoril.
Un locale leggendario, nato nel 1964, sulle ceneri del ristorante Dancing. Laddove un tempo si ballava al chiaro di luna, tra costose bottiglie di champagne, oggi tutto è lasciato all’incuria. Le macerie hanno sostituito le eleganti tende rosse e dei lussuriosi anni sessanta, in pratica, resta solo il vago ricordo di chi ha avuto la fortuna di viverli. A differenza dell’ex Babylandia, questo stabile è stato acquisito dal Comune nel 2009, per circa 300.000 euro ma non è chiaro quale sia l’intento della nuova amministrazione. Venderlo ai privati? Perché no. Tuttavia chi comprerebbe una struttura in mezzo a un vero e proprio deserto?
A pochi metri, infatti, c’è il Castello Aragonese. Probabilmente, il maggior monumento allo spreco che abbiamo nella nostra città. Anche per lo storico complesso, edificato a metà del 1500 da Filippo II d’Austria, si è in attesa di fondi statali che possano ridare lustro all’antica fortezza, protagonista di tanti eventi bellici e, quasi certamente, tra i luoghi più amati dai brindisini.
Ma non è finita: a completare il “Quartiere degli Ex” vi sono altre strutture, tutte abbandonate da anni. Come non citare, infatti, l’Ex ristorante Pic Nic? Storico ritrovo per le consuete mangiate domenicali dei brindisini. E poi ancora: che dire dell’ex spiaggia della Marina? Per troppo tempo lasciata a patire la forza del mare che ha, praticamente, ridotto all’osso la battigia e distrutto le strutture in cemento. Come noto, vi è un importante progetto di riqualificazione, anche se, ad osservare lo stato di avanzamento dei lavori, tutto sembra andare a rilento.
Insomma, senza rendercene conto, a Brindisi esiste un altro quartiere, dove l’abbandono fa da padrone.
La giusta metafora per una città tanto antica quanto trascurata, plasmata dal mare ma mai valorizzata a dovere.

 

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