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Comune: peggio del Gattopardo

Articolo per Agenda Brindisi.

Non potremo mai sapere se gli eventuali registi dell’operazione Carluccio abbiano pronunciato le famose frasi del nobile Tancredi Falconeri: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Probabilmente no, ma è possibile che un pensiero gattopardesco sia venuto senz’altro anche a loro, ai grandi sponsor della Sindaca che in campagna elettorale sostennero un progetto politico che, a distanza di sei mesi, stenta ancora a trovare una direzione chiara.
Tuttavia se nell’opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa il conservatorismo e le vecchie logiche politiche si annidavano, quantomeno, dietro a falsi programmi di cambiamento, in questo caso si può affermare che non è stata fatta nemmeno la finta di voler cambiare qualcosa. “Nemmeno la babbiata”, diremmo a Brindisi.
Ciò che stupisce, difatti, è la sfacciataggine con cui vengono prese determinate scelte politiche da sei mesi a questa parte a Palazzo di Città. Dal discusso caso delle nomine di Farmacie Comunali e BMS degli ultimi giorni, sino alle antipatiche chiamate dirette per gli scrutatori, passando dalle poltrone nei vari rimpasti di Giunta, l’ultimo comunicato dalla Sindaca mercoledì mattina.
Tutte scelte legittime, per carità. Ma, forse, un po’ umilianti per una città che cercava un immediato cambiamento e che invece si ritrova mortificata dalle discussioni “di condominio” che avvengono nella maggioranza.
Discussioni che alla base, peraltro, hanno ben poco di politica (intesa come attività per i cittadini) e molto di politico (inteso come mero spartimento di poltrone).
Da mesi, infatti, tutto sembra orientato più alla sopravvivenza che al bene della città, e questi ultimi giorni, sembrano confermarlo sempre più. Ciò che rattrista è l’assenza di un progetto chiaro.
O meglio: se ne vede uno politico (se così si può definire), basato sulla mera divisione di posti tra i partiti della maggioranza, ma non vi è traccia di politiche concrete. Di strategie chiare che abbiano un vero impatto sulla città: politiche di tutela per il lavoro, di sviluppo per il turismo, di sostegno per mobilità nel centro, di recupero dei monumenti cittadini, sempre più abbandonati a loro stessi. Tutto sembra ridotto a discussioni di vicinato.
Sarebbe interessante, a questo punto, chiedere lumi al confermato Assessore Carella, con delega all’attuazione del programma. Quanto, del programma elettorale, è stato portato avanti? Cosa si sta facendo di concreto? Per ora di evidente, salvo qualche nomina, c’è solo l’aumento della TARI.
Si pensi poi al dibattito per i vertici delle municipalizzate: ovunque la scelta per chi deve guidare le aziende partecipate dal Comune (quasi sempre di importanza strategica per la città) sono – seppur a discrezione del Sindaco – un enorme metro di giudizio sull’operato dell’amministrazione. A Roma, la lente di ingrandimento posta su Virginia Raggi nei giorni dell’indicazione dei nuovi vertici di Ama o Atac, è stata enorme, e la scelta, ovviamente, è ricaduta su professioni dall’inattaccabile spessore, senza padrini politici e con esperienza nel campo. A Brindisi le cose sono andate un po’ diversamente.
E’ proprio da questi piccoli-grandi accorgimenti che si capisce come si vuole gestire una città.
Da noi l’andazzo è stato confermato anche dalla lunga “pausa natalizia” decisa a Piazza Matteotti: ben diciotto giorni senza una giunta comunale.
Non che i cittadini si siano accorti di nulla, per carità.

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