Raretracce

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Il fondo del barile

“Scava e riscava”, alla fine, nella complessa e bizzarra telenovela politica che ha coinvolto (e sconvolto) la città nelle ultime settimane, si è giunti ad una conclusione. “Finalmente!” ci sarebbe da dire.
Se non fosse che la soluzione arrivata in Piazza Matteotti ci avvicina sempre più al fondo di quel barile che, nel caso di Brindisi, sembra essere davvero profondo. Per non dire, infinito.
Come spesso accade in politica la soluzione è arrivata: per due che lasciano – mettendo in crisi la maggioranza – c’è uno che arriva, mettendo in imbarazzo più di qualcuno dalle parti dell’opposizione.
A rendere la situazione ancora più paradossale di quanto non fosse, ci hanno pensato, poi, gli stessi protagonisti. Impegnati a dipingere un tradizionale “salto della quaglia” come un grande gesto di responsabilità verso la città. Comprendendolo in una assurda narrazione politologica su renziani e non renziani, fedeli ad Emiliano governatore ma non Emiliano politico, e così via.
Uno spettacolo surreale. Quasi a voler fare apparire una tragicomica scenetta, degna delle logiche politiche nazionali.
Che poi, volendo dirla tutta, c’è da essere felici che l’accaduto non abbia avuto grossa risonanza mediatica. E’ bastato già a noi cittadini, difatti, dover assistere, attoniti, alla conferenza stampa del nuovo gruppo consiliare, che qualcuno su Facebook ha simpaticamente battezzato come la corrente dei “florenziani”.  Non sono state da meno, comunque, neanche le interviste: ai limiti del paranormale (e della lingua italiana) e meritevoli dei famosi sottocommenti della Giallapa’s Band.
Alla fine, tra scenate ed urla in pieno consiglio comunale e mirabolanti arrampicate sugli specchi, ciò che rimane è una giunta ancora incapace di dare un qualsiasi segnale chiaro su cosa voglia fare per questa città.
Qualcuno, però, questo progetto non solo lo ha ben capito, ma lo ha anche apprezzato.
Così tanto da convincersi, in poche ore, a passare in maggioranza.
E nulla importa se lo stesso qualcuno, fino a dieci giorni prima, aveva parlato di metter fine “alle sconcezze della peggiore amministrazione comunale che Brindisi avesse mai avuto”.
L’importante è che il programma lo abbia davvero convinto. Così tanto da dire, come ha raccontato ad Andrea Tundo sul fattoquotidiano.it, che si tratta di “una libera scelta”, un legittimo “cambio di opinione”, perché è “meglio un brutto accordo che alcun accordo”. Tutto chiaro, vero?
Certo, un consigliere non ha vincolo di  mandato e risponde ai propri elettori e alla propria coscienza, quindi, polemiche a parte, che dire? E’ la politica bellezza. Tuttavia, proprio perché anche questa è politica, i maggiori protagonisti della democrazia, ovvero i partiti, dovrebbero porsi come garanti delle candidature, o quantomeno provare ad esserlo. In sintesi: se il primo eletto del maggior partito di centrosinistra passa dall’altra parte, forse c’è un tema più complesso, che va oltre la scelta personale del singolo esponente.
Ma che, probabilmente, riguarda la gestione del partito stesso e la selezione delle candidature.
E apre, o almeno dovrebbe, una grossa responsabilità su chi ha compiuto la maggiori scelte politiche negli ultimi mesi. Insomma, comunque la si guardi è sempre una questione di responsabilità.
Per Churchill essa era “il prezzo della grandezza”. Per noi brindisini sembra essere tutto in base all’esigenza.
Tutto, appunto, fuorché ciò che davvero conta per la città.
articolo-24

 

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