Raretracce

Cultura – Politica – Musica / America – Roma – Brindisi

L’Italia cambia ma la città resta a guardare

Nei sobborghi di Roma, a sud-ovest della Capitale, c’è un complesso abitativo immenso, lungo circa un chilometro. Nato negli anni del boom edilizio che coinvolse (e sconvolse) il nostro paese a cavallo tra i decenni cinquanta e sessanta (che nella capitale viene ricordato come il “sacco di Roma”), l’edificio è formato da due grigi palazzi, posti uno accanto all’altro che si sviluppano per nove piani d’altezza.
Un mostro di cemento, non lontano dalla via Portuense, che i romani chiamano semplicemente “serpentone” e che, nel corso del tempo,  è stato definito come un vero e proprio alveare umano.
Non così dissimile, ad esempio, dalle ben più note Vele di Scampia o comunque da tanti altri “casermoni”, presenti a bizzeffe nel nostro paese e simbolo di tutti quei quartieri-dormitorio, spesso tana di degrado sociale ed assenza di servizi.
Perché vi racconto di Corviale? Beh, non solo perché, spesso, questa rubrica parla anche di Roma.
Ma soprattutto perché, con le dovute differenze, possiamo ritrovare un Corviale in ogni città, anche nella nostra. Da Aosta a Palermo, infatti, sono centinaia le zone periferiche dove i servizi per il cittadino latitano, dove le strutture sono vecchie e pericolanti. E dove il tema della sicurezza e del degrado spesso fanno da padrone.
Proprio per migliorare questi luoghi il Governo Renzi aveva lanciato il piano per le periferie: un progetto per finanziare, con fondi statali, il recupero di spazi urbani.
Corviale, ad esempio, fa parte di uno dei 23 progetti che verranno sovvenzionati con la prima tranche dei fondi (più di tre miliardi e mezzo di euro il budget totale). Ma lo stesso avverrà a Milano, con un piano d’intervento su sei macro-aree cittadine o a Torino, con il piano Axto che interesserà temi quali la formazione, la scuola, il lavoro e l’innovazione. Per l’area Nord di Modena, ad esempio, si punterà sull’housing sociale e  sul centro disabili. Ben presente anche la Puglia con arte, urbanistica, sport e decoro. Decine di interventi che vedranno protagonisti i territori del barese, di BAT e di Lecce.
E la nostra città? Non pervenuta, o quasi. Il progetto voluto dall’amministrazione comunale, che prevedeva la creazione di un centro per la Dieta Mediterranea nei capannoni ex Saca (limitrofi al Parco Cillarese), si è piazzato al 99esimo posto su 120. Un piano obbiettivamente debole, se non un fallimento annunciato, qualcosa di molto simile.
Che, peraltro, con le periferie sembra avere davvero poco a che fare. Un’occasione persa, dunque, nonostante le proposte alternative non mancassero. Così come, ahinoi, non mancano nemmeno i problemi e i disagi riguardanti i nostri sobborghi. Vero tema centrale del bando e materia su cui il progetto dell’amministrazione avrebbe potuto e dovuto mirare maggiormente.
Dall’aumento dei servizi per il welfare, sino al recupero per spazi culturali nei quartieri suburbani, le possibilità per ripensare il territorio erano tante. Ad esempio c’è chi, in altre città, ha puntato sulla creazione di zone sportive o di luoghi per la socialità e l’inclusione.
Insomma: siamo proprio sicuri che con tutte le problematiche che affliggono questa città, il modo migliore per utilizzare diciotto milioni di euro di finanziamenti pubblici per le periferie, fosse il centro per la dieta mediterranea?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 20/03/2017 da in Articoli su Brindisi con tag , , , , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: