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Il paradosso dei leghisti del sud

Tempo fa, a cavallo tra i metà anni novanta ed il nuovo millennio, mi divertivo ad osservare quanti voti riuscisse a raccogliere la Lega Nord nei territori del meridione, nel corso delle varie tornate elettorali.
Un esercizio poco entusiasmante, ma sicuramente interessante per i “malati di politica” come il sottoscritto. Con curiosità attendevo che i notiziari elencassero i risultati, partito dopo partito, e mi stupiva apprendere che ovunque, da Foggia a Ragusa, da Brindisi a Latina, ci fosse sempre uno sporadico numero di elettori che votava per il Carroccio.
Cifre irrisorie, per carità, ma vi erano sempre otto/dodici/venti voti per il partito del Nord.
Consensi minimi che, però, ponevano in me il solito dubbio: come può un meridionale votare per la Lega Nord? Un partito manifestamente nordista e storicamente ostile nei confronti del sud e dei suoi abitanti? Sono passati anni, la politica italiana in parte è mutata e questo interrogativo rimane e, anzi, a vedere l’enorme consenso della Lega nei territori del Sud, l’incognita diviene sempre maggiore.
Oggi molto è cambiato, non solo perché il Senatùr Bossi ha lasciato il passo ad un giovane segretario, abile comunicatore e volto quotidiano delle tv nazionali, ma perché, sopratutto la Lega stessa, è stata abile nel mutare, cambiando silenziosamente forma. Divenendo, da movimento federalista per l’indipendenza del Nord, un partito popolare, vicino ai nuovi poveri e agli italiani, tutti. Almeno secondo il messaggio che il segretario Salvini diffonde da due-tre anni a questa parte.
Da “prima il nord” a “prima gli italiani”, dunque. Un cambio rapido, in grado di convincere molti meridionali. Perfino i siciliani, che dal 2015 hanno il primo sindaco leghista della loro storia (nel minuscolo centro di Nissoria, in provincia di Enna).
E così lo stesso Matteo Salvini immortalato in un video di Pontida mentre, birra in mano, intona cori razzisti contro i napoletani, oggi va a parlare in un uno spazio pubblico del capoluogo campano. Chi ci avrebbe mai scommesso?
Stranezze di questo paese. Ma, soprattutto, di questo popolo.
Oggi i movimenti legati al segretario del Caroccio, che ovviamente, essendo diffusi sul territorio nazionale non potevano contenere più la parola “nord”, spopolano in tutto il paese, anche nella nostra città, con il logo “Noi con Salvini”.
Un simbolo ben presente in tante realtà del Sud, emblema di quella scalata attraverso la storia e la coscienza del paese, realizzata con calma, furbizia ed ipocrisia. Un’ascesa che oggi rende normale e accettata la presenza di un partito che per decenni ha insultato, politicamente e materialmente, questa terra e i propri abitanti.
Per questo, va il mio plauso e tutta la mia stima a chi, nel meridione, riesce a sostenere un partito del genere. Tanto temerario quanto antistorico. Per carità, quando c’è la passione c’è tutto, quindi ben venga la militanza politica, dal basso, fatta da cittadini per i cittadini. Ma, magari, ben venga pure una maggiore capacità di analisi della nostra storia recente, politica e sociale.
Sempre se ne si è capaci e vi è la volontà di farlo, ovviamente. Altrimenti non si può che concordare con quanto detto, tempo addietro, da Umberto Eco: “Cos’è il leghismo se non la storia di un movimento che non legge?”.

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Questa voce è stata pubblicata il 23/03/2017 da in Articoli su Brindisi, Pensierisparsi, Politicando.
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