Raretracce

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Allarme vandalismo, cercansi risposte

Qualche giorno fa, leggendo dell’ennesimo episodio di vandalismo accaduto in città (una appariscente dedica d’amore sulla facciata di una chiesa del centro) mi sono tornati alla mente i video di Vincenzo De Luca, ai tempi della sua amministrazione nella città di Salerno. Il famoso sindaco, noto per i suoi modi coloriti ma anche per il suo fare deciso e concreto, conduceva una singolare rubrica su una tv locale della Campania, all’interno della quale riprendeva tutti coloro che venivano immortalati dalle telecamere a compiere azioni di degrado e maleducazione e ovviamente, la segnalazione era accompagnata a salate multe.
L’iniziativa – non con poca ironia – venne intitolata: “Operazione cafoni zero” e, oltre a migliorare notevolmente la situazione cittadina e stimolare i salernitani al rispetto della cosa pubblica, rese De Luca una vera e propria star del web, fino alle più recenti performance televisive, in cui il sindaco viene imitato a regola d’arte nelle divertenti gag di Maurizio Crozza.
L’esempio di De Luca risalta proprio nei giorni in cui, incessantemente, continuano a verificarsi atti vandalici e di sfregio del patrimonio pubblico senza che nessuno degli amministratori si faccia sentire con forza o dia l’idea di volersi interessare concretamente al problema. Eppure la questione c’è ed esiste in tutte le sue articolazioni: dai danneggiamenti fini a se stessi alle scritte sui muri, fino ai furti dei più disparati arredi urbani. Nelle sole ultime ore è stato divelto il cancello di accesso a Piazza Mercato, il consultorio di Sant’Elia è stato preso a sassate e dalle fioriere del lungomare sono spariti i fiori appena piantati in attesa dei crocieristi.
Dunque, cosa fare? Carota e bastone direbbe qualcuno. E quindi interventi contro il degrado sociale e di recupero urbano delle zone periferiche ma contemporaneamente sarebbe auspicabile un netto aumento dei controlli da parte delle autorità competenti, anche e soprattutto con l’ausilio delle telecamere.
E poi azioni di recupero e tutela delle zone vandalizzate. Operazioni a bassissimo costo come semplici pulizie dei muri danneggiati, bersaglio dei writer. Una su tutte: il sottopasso di via Appia, indecoroso collegamento tra il centro e il resto della città che ormai da anni giace in pieno abbandono, con i muri scritti fino all’inverosimile e i pannelli staccati dal soffitto. Discorso simile per la piazzetta a ridosso di Porta Lecce, imbrattata da tempo e mai pulita. E pensare che scrivere sui muri, in molti casi, può divenire anche una importante ed attrattiva forma artistica. Non sono poche le realtà dove il recupero del territorio riparte proprio da piccoli-grandi murales in grado di migliorare l’ambiente urbano, non sempre così stimolante per il cittadino, specie nelle periferie. Qualche anno fa, ad esempio, a Roma fu addirittura creata una Mappa delle della street art e ad oggi si contano più di trecento opere sparse per la città, molte delle quali firmate da grandi artisti del settore. Chissà, magari potrebbe essere un’idea concretizzabile anche da noi. Intanto, più il tempo passa più i gesti vandalici aumentano, e viene quasi da chiedersi se il famoso slogan “Brindisi ai brindisini”, tanto in voga nel periodo elettorale, non fosse che un’amara condanna, quando spesso il vero problema di questa città sono proprio i suoi stessi abitanti.

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